Giorgio Calcara è il curatore, con Cristina Battiato, della retrospettiva dedicata a Franco Battiato allestita al Maxxi. Calcara completa l’omaggio all’artista scomparso cinque anni fa, con il libro “Battiato svelato. Dalle sperimentazioni degli esordi all’universo multiforme”. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero lo ha incontrato.
Giorgio Calcara
La costruzione scientifica e storiografica dell’esposizione dove parte?
Abbiamo avuto l’imbarazzo della scelta. Quando parliamo di Franco Battiato, parliamo di mezzo secolo di vita, pensiero e arte che si è espressa sempre ai massimi livelli. Mi piace definire Battiato una sola moltitudine perché in un solo corpo si sono riuniti tanti artisti e tante vite.
La vita del musicista è la più conosciuta…
In Battiato c’è il musicista e cantautore ma c’è anche un pittore raffinato, c’è un regista che ha realizzato tre film importanti e molti documentari, c’è un fine pensatore che ha trattato temi metafisici e spirituali. Battiato ha trattato anche temi di fisica quantistica.
È sempre lo stesso Battiato?
Franco Battiato ha fatto tante cose sempre trattandole allo stesso modo, con leggerezza e profondità. L’unione di questa cultura alta e bassa, ha fatto sì che anche i concetti più complessi arrivassero al maggior numero di persone. I suoi concetti sono entrati in ognuno di noi come piccoli semini e nell’arco temporale di cinque decadi, hanno lasciato tracce evidenti del suo passaggio.
La mostra al Maxxi come nasce?
A cinque anni dalla partenza di Franco Battiato per il lungo viaggio, abbiamo deciso di tributargli questo omaggio. E’ una mostra che propone molti inediti, tutta la sua produzione discografica, fa ascoltare la sua voce registrata per la prima volta nel 1965, quando lo chiamavano ancora Francesco Battiato. È raccontato tutto fino agli ultimi momenti, quelli legati all’uomo che si era ritirato in Sicilia, nella sua bellissima Milo alle pendici dell’Etna.
Che racconto è quello proposto dalla mostra?
È il racconto cronologico ma soprattutto emozionale di un giovane siciliano che alla metà degli Anni Sessanta lascia la Sicilia orientale per andare a Milano, centro dell’industria discografica. La mostra racconta una vita composta da tante esistenze che però rispecchiano la vita culturale italiana dell’ultimo mezzo secolo. Un’altra vita e poi un’altra vita ancora e ancora. Questo è stato Franco Battiato.
Il sottotitolo potrebbe essere Cinquant’anni sempre all’avanguardia?
Esattamente. Franco Battiato ha sempre voluto sperimentare ogni avanguardia, con tutte le tecnologie possibili. E questo accade dai videoclip che realizzava alla fine degli anni ’70, con un sintetizzatore comprato a Londra, alle ultimissime soluzioni audio. In mostra abbiamo costruito un ottagono dove si può ascoltare la musica di Battiato con le ultime soluzioni Dolby.
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