In occasione della mostra Franco Battiato. Un’altra vita, Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Cristina Battiato, nipote dell’artista e curatrice, con Giorgio Calcara, dell’esposizione allestita al Maxxi.
Franco Battiato è stato protagonista del suo tempo e ha lasciato un’eredità culturale che attraversa ambiti diversi. Cosa bisogna ricordare di lui oltre la musica?
È importante ricordare la sua capacità di evolversi e migliorarsi, lasciando indietro quello che si è vissuto. Franco Battiato sommava le sue vite per evolversi sempre di più, ma non si guardava mai indietro. Non aveva mai ripensamenti su qualcosa che era stato ma era sempre concentrato sulla necessità di guardare avanti ed evolversi.
È il messaggio che lascia?
Penso sia un messaggio per tutti noi che a volte magari ci blocchiamo a pensare al presente o rimuginiamo troppo sul passato. Franco Battiato ci fa capire che dovremmo tutti tendere a cercare una evoluzione e a cercare un miglioramento di noi stessi, abbandonando le cose precedenti.
Curiosità e continua ricerca sono state le linee guida del suo pensiero?
Assolutamente sì. Tutto il suo percorso è stato guidato dalla curiosità. Ha iniziato da bambino, quando a nove anni ha scritto in un tema io chi sono? È la domanda che si è portato dietro tutta la vita. Io chi sono? Perché sono qui? Qual è il mio ruolo nel mondo? Franco Battiato si è dedicato totalmente a questa ricerca.
Franco Battiato è stato un cosmopolita attaccato profondamente alle sue radici. La sicilianità, l’Etna, la sua terra che peso hanno avuto nella sua formazione?
Hanno avuto un peso enorme. Franco Battiato era un grandissimo cosmopolita, amava la modernità e amava le grandi città, New York, Parigi, Londra. Amava Milano che è stata la sua evoluzione più grande, la città dove ha vissuto negli anni del grande successo. Milano gli ha consentito di esprimersi come non avrebbe mai potuto fare in un paesino della Sicilia. Ma il legame con la terra, con la natura, con il mare, con i colori e i profumi indescrivibili che ci sono in Sicilia, come lui stesso li definiva, sicuramente lo hanno attratto per tornare.
La Fondazione Franco Battiato Ets è nata per preservare la sua arte. Ha in progetto di trasformare Villa Grazia, la sua casa a Milo, in un museo visitabile?
No. Finchè io potrò difendere la casa di mio zio da questa ipotesi, lo farò. Sono disposta a cedere quadri, libri, strumenti musicali al pubblico, in aule di Comuni, in mostre, senza alcun problema. Ma la casa è un luogo sacro per lui. Franco Battiato è sempre stato una persona molto riservata e se non si sa niente della sua vita privata è perché lui ha voluto così. Per questi motivi io non potrò mai fare a lui una cosa del genere, penso che il suo luogo deve rimanere riservato e accessibile alle persone che lui aveva scelto.
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