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WWF Italia compie 60 anni. Una mostra dedicata al fondatore Fulco Pratesi

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“Signor Pratesi, lei è l’unico in Italia che sembra preoccuparsi della natura”. Era l’invito del WWF a fondare la sezione italiana dell’associazione ambientalista che nasce ufficialmente il 5 luglio 1966 in uno studio notarile romano. Il signor Pratesi era Fulco Pratesi, architetto, scrittore, illustratore e divulgatore ma soprattutto l’uomo che ha cambiato per sempre il rapporto degli Italiani con la natura. Fulco Pratesi non è solo il fondatore del WWF Italia, è il volto  dell’ambientalismo italiano, colui che fino all’ultimo istante della vita, è morto il 1° marzo 2025 all’età di 91 anni, ha osservato, amato e difeso la natura.

L’associazione ambientalista WWF Italia compie sessant’anni e il Museo di Roma in Trastevere ospita una mostra dedicata al padre fondatore che per quarant’anni è stato punto di riferimento del WWF Italia, ideatore e ispiratore di importanti battaglie ambientaliste. Fulco Pratesi. Acquerelli Pionieri è una mostra che ricrea l’universo creativo di Fulco Pratesi che esprimeva il suo sconfinato amore per la natura, realizzando disegni e acquerelli di autentica bellezza. Il suo sguardo, pieno di meraviglia e ammirazione per ogni creatura della natura, impresso su fogli che oggi continuano a emozionare per la sorprendente bellezza della natura che ci circonda. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra le figlie Isabella e Olimpia Pratesi.

Isabella Pratesi

WWF Italia

WWF Italia compie sessant’anni. Fulco Pratesi è stato il fondatore e l’anima del WWF Italia…

Sì e proprio per questo abbiamo voluto dedicare l’inizio dei festeggiamenti per i sessant’anni del WWF a papà, perché la sua passione per la natura e per l’arte sono entrati nel WWF e lo hanno forgiato.

La mostra come racconta Fulco Pratesi?

La mostra racconta il percorso della sua grande passione per la natura. Sono esposti i primi schizzi, le osservazioni naturalistiche e i grandi quadri. Papà era convinto che l’arte, il disegno, il racconto artistico potesse convincere a conservare la natura più di qualunque altra cosa.

L’iniziativa è un omaggio a Fulco Pratesi ma nasce anche per sensibilizzare sui temi naturalistici?

Sì, è necessario sensibilizzare su questi temi gli adulti ma anche i bambini. La mostra nasce al Museo di Roma in Trastevere, proprio vicino al Tevere. Papà era un grandissimo appassionato del fiume Tevere.

Perché amava tanto il Tevere?

Era convinto che quello che a noi sembrava un fiume vuoto, ormai inglobato in un tessuto urbano, era in realtà un elemento pieno di vita. Papà riusciva a vedere gli animali dove altri occhi non vedevano niente. Era un osservatore attento e per questo riusciva a vedere gli aironi, le raganelle. Riusciva a vedere nelle acque pesci in un fiume che tutti consideravano morto.

Una vita dedicata alla natura?

Papà ha passato la sua vita a chiedere che anche la natura in città venisse protetta e difesa perché è un elemento fondante delle nostre esistenze.

Il visitatore cosa troverà nel percorso espositivo?

Il visitatore troverà i grandi capolavori di Fulco Pratesi legati ad alcuni ambienti, in particolare all’ambiente della palude.

Perché la palude?

La palude era per papà il suo luogo carismatico. Era un habitat che tutti consideravano malsano, da distruggere ma papà l’ha sempre difesa e ha raccontato a tutti quanto fosse bella e importante.

E poi la mostra come continua?

C’è una sezione dedicata alla natura in città. Papà era architetto ed era felicissimo quando poteva coniugare la sua capacità di disegnare gli elementi barocchi della nostra città con gli elementi naturalistici. Il visitatore conoscerà anche la vita personale di Fulco Pratesi attraverso gli oggetti della vita quotidiana, schizzi, elementi più immediati e soprattutto tutti i suoi diari di viaggio.

Che viaggiatore è stato Fulco Pratesi?

Papà viaggiava disegnando. Disegnava la natura e tutto quello che vedeva. I suoi bellissimi diari illustrati sono esposti in mostra ed è un’occasione unica per vederli e per entrare in mondi meravigliosi, visti attraverso gli occhi di Fulco Pratesi.

Lo sguardo di Fulco Pratesi cosa continua a insegnare e regalare?

Il suo sguardo continua a regalare la bellezza. Attraverso Fulco Pratesi, possiamo cogliere la bellezza nelle libellule, nei rospi, nei canneti, negli alberi. Papà continua a insegnarci che noi siamo custodi della natura e per la natura possiamo fare moltissimo. Possiamo disegnarla, cercando di raccontare a tutti quanto sia importante proteggerla attraverso la conoscenza. Papà diceva che la natura vaconosciuta, amata e protetta. Questa mostra ci fa vedere l’amore, la passione e tutto quello che Fulco Pratesi ha fatto per proteggere una natura italiana che negli Anni Sessanta, quando nasceva il WWF, era proprio bistrattata.

Olimpia Pratesi

Curatrice della mostra

Lo studio di Fulco Pratesi ricostruito in teca…

Ho cercato di ricostruire l’atmosfera dello studio di mio padre, un luogo in cui ho convissuto con lui per alcuni anni quando ero studentessa di architettura. Mio padre e mia madre erano entrambi architetti.

Che atmosfera c’era nello studio?

Era uno studio in cui succedeva di tutto, una vera fucina di idee e tavoli. C’era un tavolo su cui Fulco Pratesi scriveva i suoi libri, tradotti in tutto il mondo, in cui parlava di animali impersonificati in romanzi bellissimi. Su un altro tavolo papà dipingeva di getto qualunque cosa osservata in natura. La reinterpretava a modo suo, con grande creatività ed espressività. Nella finestra dello studio c’era una mangiatoia dove papà dava sempre da mangiare agli uccellini che venivano e lo ringraziavano. Papà era convinto che gli portavano dei regalini, foglie e fiori per ringraziarlo del cibo che dava loro.

Lo studio era aperto anche agli altri?

Certo, nello studio c’era un’attività continua. Arrivavano tante persone per avere consigli da Fulco Pratesi che riceveva tutti con la stessa attenzione, dalla persona più umile a quella più importante. Papà era sempre disponibile per parlare della sua passione per la natura e cercava di divulgarla il più possibile.

Nella teca ci sono i suoi oggetti di vita quotidiana?

Si, la lente d’ingrandimento, il binocolo da cui non si staccava mai. Fulco Pratesi non usciva mai di casa senza il suo binocolo, in casa lo appoggiava sul tavolo da pranzo per osservare meglio gli uccelli che venivano a mangiare nella mangiatoia. Ci sono poi gli inseparabili acquarelli, anche portatili, con cui faceva gli schizzi sul posto. Non portava mai con sè la macchina fotografica che gli risultava pesante e fastidiosa, ma preferiva disegnare ciò che osservava nei taccuini in mostra. È per questo che abbiamo tantissimi taccuini.

Con la lente e il binocolo osservava la natura?

Sì e lo faceva con grande attenzione. Perfino negli ultimi giorni di vita, mi raccontava che ogni giorno, alla stessa ora, veniva una formichina vicino al suo computer. Era convinto che venisse a salutarlo. La lente serviva a osservare tutto perché per Fulco Pratesi anche l’insetto più insignificante aveva una dignità e un valore.

Quanto rimane di Fulco Pratesi oggi?

Fulco Pratesi rimane nel WWF e in tutto quello che ha seminato nella sua vita lunga e prolifica. Rimangono i suoi libri, i romanzi, gli scritti, i quadri e i taccuini che per la prima volta sono esposti al pubblico. Mi piace ricordare quanto gli sia stata d’aiuto mia madre che ha lavorato con lui gomito a gomiti nel corso dei loro 65 anni di matrimonio.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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