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La musica sacra che prepara la Pasqua

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Il mistero della Pasqua ha ispirato i più grandi compositori di musica sacra. La Passione secondo Matteo e la Passione secondo Giovanni di Bach raccontano il processo e la crocifissione, il dolore del lutto, la gioia della Resurrezione, insieme a tante altre composizioni che danno voce a sentimenti ed emozioni universali. Il periodo quaresimale è culturalmente legato alla tradizione dei concerti di Pasqua, vissuti come ponte tra musica e spiritualità. Si esegue  musica sacra che a distanza di secoli, continua ad accompagnare il mistero pasquale tra lutto e rinascita. Sono concerti che parlano di speranza in un mondo spesso impegnato a distruggere ogni speranza. A Roma, centro della cristianità, i concerti di Pasqua sono numerosi e partecipati. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra il M° Filippo Manci, direttore d’orchestra, organista e responsabile musicale della Chiesa Sant’Ignazio di Loyola, per riflettere sulla musica sacra nel tempo di Pasqua.

Filippo Manci

La settimana santa ha ispirato i più grandi geni della musica. Il Requiem di Mozart come si pone nella spiritualità della Santa Pasqua?

Tutti i più grandi compositori del periodo classico si sono ispirati al mistero pasquale per scrivere le più belle composizioni. Haydn con Le ultime sette parole di Cristo in croce, Bach con la Passione secondo Matteo e la Passione secondo Giovanni. Il mistero pasquale ha sempre affascinato tutti i compositori.  Relativamente a Mozart, spesso il mistero pasquale viene abbinato con la sua Messa da Requiem. Non si tratta propriamente di una composizione per il periodo pasquale ma tocca profondamente l’animo di chiunque la ascolti. È una messa da requiem, dedicata a una ricorrenza funebre ma il mistero pasquale è avvolto dalle meravigliose note del musicista salisburghese che è stato veramente ispirato da Dio.

 Lei ha diretto il Requiem di Mozart nella Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola. È stato un concerto di Pasqua molto partecipato…

Abbiamo eseguito il Requiem di Mozart nella splendida chiesa barocca di Sant’Ignazio di Loyola a Campo Marzio. Un’atmosfera unica, circondati dai meravigliosi affreschi di Frate Andrea Pozzo, un contesto suggestivo anche agli occhi oltre che per l’ascolto e per l’animo. È stato un concerto molto coinvolgente e partecipato.

La Santa Pasqua si prepara e si celebra in musica. Come ci si muove tra il dramma della Passione e la gioia della Resurrezione?

La Pasqua è un grandissimo mistero. La morte che sopraggiunge, cede il posto alla vita che rinasce. La musica sacra ha sempre coinvolto il dramma della morte con la gioia della Resurrezione. Dalla Domenica delle Palme, quando la chiesa cattolica celebra il Passio e poi nel triduo pasquale con il giovedì santo con la Cena Domini e il venerdì santo il Passio Domini, fino ad arrivare alla veglia gloriosa.  Si passa dal momento struggente del venerdì santo con l’ultima cena in cui Cristo sa che andrà a morire, alla Passione celebrata il giorno dopo ma sapendo che ci sarà la Resurrezione, una nuova vita.

Cosa succede il venerdì santo nel Parsifal di Wagner?

Prima di arrivare al Parsifal di Wagner, parliamo delle Sette ultime parole di Cristo di Haydn. Qui il compositore ha preso su di sé il mistero delle sette parole che Cristo ha rivolto mentre è sulla croce. Nel Parsifal c’è la lotta con la morte che sta per sopraggiungere ma nella serenità e nella bellezza di vedere oltre il dramma del momento e immaginare cosa succederà di lì a poco. Si attende la Resurrezione e la rinascita.

La musica sacra tocca le corde del mistero e della rinascita. Nella Santa Pasqua si avverte in modo dirompente seppur nel silenzio…

Bach diceva che solo nel silenzio è possibile ascoltare tutti i suoni. Nel periodo quaresimale, di meditazione e preghiera, è necessario riflettere sul silenzio. È quello che avviene quando muore qualcuno a noi caro e scende il silenzio nella casa e nell’animo. Bisogna però conservare sempre una visione escatologica e pensare che avremo la vita eterna ad accoglierci. Il Requiem di Mozart è inarrivabile ma nella musica sacra cattolica, il venerdì santo cantiamo le Lamentazioni. Sono canti, veri e propri lamenti, che ci fanno piangere ma che poi cederanno il passo alle Suites. La notte di Pasqua gli angeli esultano per la vittoria della vita sulla morte. Ogni anno si rinnova l’emozione.

 Il coro che ruolo ha nella narrazione pasquale?

Il coro ha molta importanza nella narrazione pasquale.  Nella liturgia cristiana e nelle tradizioni popolari, il coro assume un ruolo fondamentale perché rappresenta la voce della comunità. Si unisce alla comunità nella celebrazione del lutto della Passione e alla gioia della Resurrezione. Il suo compito è musicale perchè legato all’esecuzione di brani musicali di grandissimi autori. Il coro ha però anche un ruolo narrativo teologico e guida i fedeli attraverso il grande mistero pasquale. I momenti più importanti sono la proclamazione dell’exultet, a volte fatta da un solista del coro o dal coro stesso che può celebrare l’esultanza per la Resurrezione di Cristo.

C’è poi il cantore della narrazione pasquale. Il coro ha la figura che aveva millenni fa nell’antica Grecia dove era il commento e rappresentava uno spaccato della società. Per il M° Muti ogni strumento è un individuo della società, con il suo pensiero e il suo suono. Per le voci è la stessa cosa, ogni voce, ogni tessitura di vocalità è indipendente ma messe tutte insieme dietro un unico pensiero, anche le diversità creano un’armonia perfetta.

Tutti i grandi compositori hanno scritto cori?

Tutti i grandi compositori hanno scritto cori, Bach, Mozart, Hendel, Haydn, Handel. Beethoven ha composto un unico e lungo oratorio nella straordinaria opera Cristo al Monte degli Ulivi. Qui il compositore prende su di sé il mistero pasquale per renderlo oratorio e metterlo in musica. Il coro, nella liturgia pasquale, ha il compito di guidare il popolo verso la miglior comprensione del mistero.

 Il coro ha accompagnato il Requiem di Mozart a Sant’Ignazio di Loyola…

Nello specifico il Coro Melos Ensemble ha animato il Requiem di Mozart. È un coro formato da persone che cantano non per lavoro ma per passione e offrono tutti insieme il contributo alla società musicale in modo armonioso.

Qual è il ruolo del direttore d’orchestra nel trasmettere emozioni che attraversano secoli e generazioni?

Il direttore d’orchestra, non compositore, è una figura nata nell’Ottocento. Il suo ruolo è quello di interpretare il pensiero del compositore per poterlo poi trasmettere ai musicisti. Con qualsiasi mezzo, con il gesto, con lo sguardo, con gli occhi, con le mani. Herbert von Karajan dirigeva sempre con gli occhi chiusi ma le mani dicevano tutto.  Leonard Bernstein dirigeva spesso senza muovere le braccia e le mani ma solo muovendo la bocca e gli occhi per dare gli attacchi. Il direttore d’orchestra trasmette quello che ha dentro, ai musicisti e ai coristi. È un ruolo difficile ma affascinante. Per me è divertente stare con i colleghi musicisti e con i coristi che condividono tutti l’idea del maestro.

Bach La passione secondo Matteo, Pergolesi con lo Stabat Mater, Haydn con Le sette ultime parole di Cristo in Croce, Wagner con il Venerdì Santo accompagnano la preparazione della Pasqua. Dopo il lutto, la Resurrezione…

 Il finale dell’Oratorio di Beethoven del Cristo al Monte degli Ulivi è bellissimo. Beethoven conclude il suo oratorio con un Alleluya. Dopo che si è consumata la tragedia di un figlio morto per la Vergine Maria, il coro degli angeli canta finalmente è risorto.

Il concerto di Pasqua che celebra la Resurrezione è l’oratorio di Beethoven?

Il mistero della Resurrezione lo vedo nel finale del Cristo al Monte degli Ulivi. L’ho diretto diverse volte ed è meraviglioso sentire il dramma durante tutta la Passione e l’oratorio, con un finale simbolico che riprende il finale della sua quinta sinfonia.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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