Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo è un progetto espositivo messicano che arriva a Roma su invito italiano. La prima mostra in Italia su Diego Rivera, la più importante realizzata finora in Europa, è una narrazione complessiva dell’arte messicana nel XX secolo. La sede espositiva, Villa Caffarelli ai Musei Capitolini, ospita 140 capolavori dell’arte messicana moderna. Trenta opere sono di Diego Rivera, l’artista messicano più importante del XX secolo. Diego Rivera, morto nel 1957, si colloca al centro di una costruzione identitaria e culturale realizzata attraverso l’arte visiva, che vede il Messico impegnato dal 1821, quando nasce come Paese indipendente.
Oltre alle opere di Diego Rivera, sono esposti centodieci capolavori di altrettanto straordinari artisti messicani. Le opere arrivate a Roma tracciano un quadro completo dell’arte messicana. Il percorso espositivo è coinvolgente, colorato, luminoso ed espressivo. Diego Rivera è tra i più significativi esponenti del Muralismo, un movimento artistico e sociale che a partire dal 1921, fa scendere l’arte in strada. Il popolo, gli operai e i contadini diventano i nuovi protagonisti dell’arte visiva e tutto questo costruisce una nuova iconografia nazionale. Oggi il Messico arriva a Roma attraverso la sua arte e le locandine della mostra che colorano le vie delle città, avvicinando le culture di due Paesi uniti da storie millenarie.
L’esposizione porta in Italia capolavori concessi in prestito da importanti istituzioni messicane e da grandi collezionisti privati. È una mostra che ha l’obiettivo di dimostrare la modernità artistica messicana con tutti gli artisti esposti insieme a Diego Rivera, artista tra i più grandi pensatori museali di spazi pubblici. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Genaro Lozano, Ambasciatore del Messico in Italia e Pietro Folena, presidente MetaMorfosi.
Genaro Lozano
Ambasciatore, cosa rappresenta la cultura per l’Ambasciata del Messico in Italia?
La cultura è al centro della nostra missione in Italia. Le ragioni sono molteplici. Il primo motivo è che la cultura è un ponte tra due popoli, Messico e Italia, che coltivano un legame molto vivo. La relazione tra i due Paesi e i due popoli nasce dai ponti costruiti da Tina Modotti, Frida Kalho, Diego Rivera. C’è un ponte costruito dalla bellezza di entrambi i Paesi. Per noi la cultura rappresenta un luogo di certezza, un luogo di respiro, di pace e amore tra i popoli. Per l’Ambasciata del Messico la cultura è al centro della nostra missione.

Perché la presenza di Diego Rivera a Roma è molto importante? Lei ha ricordato che per l’artista l’arte era strumento di memoria, giustizia sociale e dialogo tra i popoli…
Per noi Diego Rivera è uno dei più grandi maestri dell’arte moderna. Ha vissuto in Europa, ha realizzato dipinti di vario genere, dall’espressionismo, al cubismo, alle opere più moderne. Diego Rivera ha saputo cogliere la tradizione europea più importante, attingendo anche da Michelangelo e dal Rinascimento e l’ha convertita in una visione propriamente messicana. Rivera rappresenta sia la millenaria cultura del Messico con le sue culture indigene, sia la rivoluzione messicana che si viveva all’epoca.

Diego Rivera ha vissuto la trasformazione del Messico…
L’ha vissuta e ha saputo rappresentarla anche attraverso la tradizione europea e l’incontro tra le due culture.
Perché la mostra dedicata a Diego Rivera ai Musei Capitolini è un’occasione culturale importante e un evento europeo?
Roma è un centro culturale importantissimo e i Musei Capitolini sono il museo più importante di Roma. Per noi è un grande onore avere Diego Rivera e i grandi maestri del modernismo messicano a Roma, in un contesto tanto prestigioso. Invito tutta la grande comunità messicana in Italia e gli Italiani a venire a Roma per visitare questa mostra meravigliosa.
Cosa scopriranno?
Scopriranno i legami che sono stati costruiti dal Novecento fino al XX secolo, raccontati dalle opere messicane esposte ai Musei Capitolini.
Pietro Folena
Presidente MetaMorfosi
MetaMorfosi porta Dante Rivera ai Musei Capitolini con una mostra che nasce da lontano…
La mostra nasce quando noi abbiamo organizzato a Città del Messico la grande mostra su Michelangelo e a seguire una grande mostra su Leonardo. Le due mostre avevano dimostrato l’influenza che il Rinascimento italiano aveva avuto nella costruzione dell’architettura messicana dopo la conquista. Erano maturate idee di fare un’operazione rovescia, in senso inverso, per raccontare a Roma il modernismo messicano e il rinascimento culturale messicano. L’idea era di organizzare una mostra piena di connessioni e di collegamenti, dall’Ottocento fino alla fine del Novecento.

Diego Rivera e gli artisti del modernismo messicano sono arrivati a Roma…
Siamo molto orgogliosi del progetto. È la prima volta di Diego Rivera in Italia ma è anche la prima volta che si racconta in questo modo lo spessore dell’arte messicana nel Novecento.
A cosa si deve l’importanza di un progetto espositivo che ha il sapore dell’evento internazionale?
È un progetto che fa parte di una visione globale che fa sua l’idea della decolonizzazione. I curatori e i loro collaboratori sono tutti messicani. È un progetto suggerito da noi ma realizzato da loro, con una particolare attenzione all’Italia. È anche una dimostrazione del peso che il Messico ha assunto nel mondo, non solo per l’eredità del muralismo messicano che ha profondamente influenzato il muralismo in Italia e in Europa fino alla seconda metà del Novecento, fino all’arte urbana e la street art contemporanea. Il progetto riconosce che il Messico è diventato, negli ultimi anni, una delle grandi nazioni emergenti con cui l’Italia dovrebbe incentivare le relazioni. Italia e Messico hanno dei fili comuni portanti che in questa mostra sono testimoniati.


