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La fotografia di Robert Mapplethorpe in mostra all’Ara Pacis

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Il Museo dell’Ara Pacis ospita una mostra fotografica dedicata a Robert Mapplethorpe, visitabile fino al 4 ottobre. È l’occasione per conoscere e approfondire l’opera del fotografo americano al di là di stereotipi e superficiali definizioni. Robert Mapplethorpe ha avuto una vita breve, è morto a Boston nel 1989 a soli 49 anni, ma una carriera intensa. È considerato uno dei fotografi più influenti del Novecento e la sua opera è nota per essere costantemente in dialogo tra rigore formale e provocazione erotica.

Robert Mapplethorpe, le forme della bellezza è l’ultima tappa di un progetto espositivo che approda a Roma dopo aver fatto tappa a Milano e a Venezia. La mostra è un nuovo capitolo espositivo di una trilogia che porta a Roma fotografie inedite e capolavori noti che ritraggono personaggi famosi. Artisti, letterati, musicisti, attori, le sue muse Patti Smith e Lisa Lyon, compagne di arte e di vita, autoritratti, corpi sensuali, fiori,  rappresentano il corpus della sua produzione fotografica. Con il progetto espositivo che conclude il suo viaggio all’Ara Pacis, nel tempio del classicismo, Robert Mapplethorpe può essere incontrato e interpretato tra prospettive nuove e visioni inedite. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Denis Curti, curatore della mostra e Ilaria Miarelli Mariani, direttrice Musei Civici di Roma.

Denis Curti

Perché parla di una funzione inquieta esercitata dalla mostra?

Robert Mapplethorpe ha sempre utilizzato la fotografia come uno strumento di conoscenza. Non è un fotografo documentarista, non è un reporter che può raccontare vicende, guerre, scoperte.  Per Mapplethorpe i fatti diventano l’occasione per incontrare le persone.

Cosa lo colpisce nell’incontro con le persone?

 Ogni persona porta con sé contraddizioni, desideri, paure. Ogni volta è un incontro di passione, bellezza e grande scoperta.

La fotografia cosa rappresenta per Mapplethorpe?

La fotografia si dimostra il linguaggio più giusto per mettere in evidenza gli aspetti contraddittori della vita di ognuno di noi. Ciò si manifesta con particolare evidenza quando Mapplethorpe ha il coraggio di realizzare gli autoritratti.

Perché?

Quello degli autoritratti è un tema che Mapplethorpe porta avanti dall’inizio alla fine della sua esperienza artistica. C’è un autoritratto degli Anni ’70 che Roland Barthes sceglie di inserire nel suo libro più importante, La camera chiara. Il motivo è che con quella fotografia, Robert Mapplethorpe riesce a parlare del tema dell’ambiguità dell’immagine. Proprio grazie all’ambiguità, Mapplethorpe riesce a mettere in discussione valori e pregiudizi, svelando tabù che hanno a che fare con sessualità, erotismo, amore, passione e idea di conquista.

Cosa esprime attraverso la fotografia?

Mapplethorpe attraverso la fotografia riesce a chiarire il suo punto di vista. E il suo punto di vista non è mai giudicante.

La mostra cosa racconta di nuovo a chi crede di conoscere Mapplethorpe o a chi non lo conosce ancora?

Mapplethorpe è un fotografo classico e come tale va conosciuto. Etichettarlo come il fotografo della provocazione e della censura non corrisponde a ciò che veramente esprime. Mentre organizzavo questo tour espositivo a Milano, Venezia e Roma, ho ricevuto molti messaggi social da parte dei giovani. C’è una nuova generazione che si trova a fare i conti con temi che sembrano di oggi ma che Mapplethorpe ha affrontato più di quarant’anni fa. È stato il primo fotografo a parlare dell’identità di genere e dell’identità sessuale. Ed è questa la grandezza di un grande fotografo che in anni pieni di contraddizioni, ha avuto il coraggio di mettersi in mostra e diventare una bandiera per la rivendicazione di pregiudizi che lo hanno davvero emarginato.

Ha scoperchiato tabù, è stato censurato, allontanato, emarginato. È stato considerato autore di foto pornografiche. Credo che quella allestita all’Ara Pacis sarà una mostra molto frequentata dai giovani perchè si ritroveranno in tematiche che oggi sono un po’ troppo sommerse.

Qual è l’obiettivo della mostra?

L’obiettivo della mostra è quello di togliere Robert Mapplethorpe dal cliché della pornografia e della provocazione. È stato un grande fotografo da studio e un vero maestro della luce e questa dimensione gli va restituita e riconosciuta.

Ilaria Miarelli Mariani

Robert Mapplethorpe, un’altra bellissima mostra fotografica nei musei di Roma?

I musei di Roma hanno sempre valorizzato la fotografia. La mostra dedicata a Robert Mapplethorpre, allestita all’Ara Pacis dove in passato sono state ospitate altre bellissime mostre fotografiche, è una mostra molto attesa, destinata a parlare a un pubblico vasto. Sono esposte fotografie molto note che però viste tutte insieme, restituiscono il tessuto  culturale e un panorama newyorkese che ha avuto effetti a livello planetario, in un periodo segnato dall’AIDS. Le prossime mostre convergeranno in futuro nel Centro della Fotografia, un nuovo polo sorto nell’ex Mattatoio di Testaccio. Anche il Museo di Roma in Trastevere continuerà a ospitare mostre fotografiche di cui c’è grande richiesta.

Cosa rappresenta Robert Mapplethorpe?

Mapplethorpe è il fotografo che ha raccontato un’epoca e ha cambiato canoni e modo di fotografare. È un autore molto conosciuto che ha stretto sodalizi importanti con personaggi che hanno cambiato il modo di fare arte e fotografia.

Cosa racconta il catalogo che accompagna la mostra Robert Mapplethorpe, le forme della bellezza?

È un bellissimo catalogo edito da Marsilio, con una grande qualità editoriale che si accompagna alla qualità della mostra. Lo ha curato Denis Curti, curatore anche del progetto espositivo. Ci sono riproduzioni fedelissime delle foto in mostra e di altre opere non esposte.  

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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