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Bice Lazzari, un’artista da riscoprire in mostra alla GNAM

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Bice Lazzari è un’artista da riscoprire. Le sue opere, oltre tremila, raccontano il Novecento. Nasce a Venezia nel 1900 e a 16 anni comincia a frequentare i corsi di decorazione e ornato all’Accademia delle Belle Arti. Ma il suo vero interesse è la pittura che comincerà a frequentare qualche anno dopo. Si trasferisce a Firenze con la famiglia durante la prima guerra mondiale, torna a Venezia nel 1918 e comincia a dipingere per suo conto. Negli anni successivi si dedica all’arte applicata e disegna stoffe, merletti, sciarpe, borse, tappeti annodati a mano. È un design ante litteram che diventa per lei strumento di emancipazione economica.

A 35 anni si trasferisce a Roma e comincia a esporre pitture murali e pannelli decorativi. Arrivano i primi premi per le sue esposizioni nelle gallerie romane. Bice Lazzari procede in maniera autonoma e non aderisce ad alcun movimento artistico. Qualcuno lo anticipa, qualcun altro lo supera, altri non le interessano. È un’artista libera che coltiva convintamente la sua libertà. Bice supera ostacoli legati alla salute quando diventa improvvisamente allergica agli oli utilizzati per dipingere. Sperimenta nuovi materiali acrilici e continua a dipingere fino al giorno in cui muore, il 13 novembre 1981.

Nel suo studio ha lasciato le matite già disposte per disegnare e ultimare un’opera rimasta incompiuta. Si è sposata ma non ha avuto figli. La sua eredità artistica è oggi tutelata e promossa dalla famiglia e dai pronipoti, discendenti delle due sorelle di Bice, Luigia e Nini Lazzari. Una grande retrospettiva, Bice Lazzari. I linguaggi del suo tempo la omaggia alla Galleria Nazionale d’Arte Modera e Contemporanea. La mostra, curata da Renato Miracco, espone 200 opere che ripercorrono l’intera carriera dell’artista. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Maria Isabella Barone, pronipote dell’artista e responsabile dell’Archivio Bice Lazzari.

Maria Isabella Barone

Quando nasce l’Archivio Bice Lazzari?

L’Archivio Bice Lazzari nasce nel 1981 per iniziativa di Maria Grazia Oliva Lapadula che subito dopo la scomparsa di Bice Lazzari cominciò a raccogliere e custodire la sua opera. La sua passione e dedizione sono state fondamentali per garantire formazione e progressione dell’archivio.

Il testimone è oggi passato a lei?

Si, ho raccolto il testimone. Come nipote donna sento di poter affermare che l’Archivio Bice Lazzari è un centro vivo di archivio e tutela. Lavoriamo quotidianamente per rinnovare il dialogo tra istituzioni, galleristi, curatori e studiosi, in un equilibrio precario tra cultura e mercato, valore e visibilità.

Conoscere Bice Lazzari cosa può significare per le nuove generazioni?

Bice Lazzari deve rappresentare un esempio di libertà e di rigore per le nuove generazioni. Il nostro lavoro è promuoverne la conoscenza. Per questo stiamo realizzando il Catalogo Ragionato che sarà pronto tra circa un anno.

Quante sono le opere catalogate di Bice Lazzari?

Finora abbiamo catalogato 3.200 opere che vanno dagli Anni Venti al 1981. Sono opere sviluppate su tutti i periodi della sua vita artistica, agli Anni Venti risale tutta la parte delle arti applicate e delle opere figurative iniziali, passando per tutti gli studi fatti per gli architetti Lapadula e Gio Ponti, a tutto il periodo informale e materico degli Anni Cinquanta, fino ad arrivare al minimalismo musicale che parte dal 1964 fino al 1981.

Bice Lazzari artista fino all’ultimo soffio di vita…

Si, fino al 13 novembre 1981. Una bellissima fotografia realizzata da Sergio Pucci nel suo studio, in via Brunetti, ritrae tutte le matite che Bice Lazzari aveva lasciato su un foglio di carta, già disposte e pronte a realizzare un’opera che poi non è riuscita a completare. Questo scatto si deve a mia nonna che aveva portato il fotografo Pucci nello studio di Bice lazzari per immortalare una immagine tanto significativa.

L’Archivio è consultabile?

Certamente, l’Archivio Bice Lazzari è aperto a tutti. Tutte le opere e gli scritti di Bice Lazzari sono già digitalizzati. Scritti, opere, bozzetti delle arti applicate, carte, tele, opere pittoriche sono tutte consultabili.

Perché è necessario riscoprire oggi Bice Lazzari?

Bice Lazzari è un’artista che ha fatto moltissimo nella sua vita, è stata una grandissima lavoratrice e ha sperimentato tanto. Essere un’artista era il suo lavoro. Produceva l’arte applicata, vendeva le opere che realizzava perché le servivano per vivere. La serenità economica raggiunta dopo essersi sposata, coincide con la possibilità e il coraggio di sperimentare degli Anni Cinquanta. Scoprire tutte le opere di Bice Lazzari è importante per capire tutto il suo percorso artistico.

Il suo modo di fare arte è cambiato negli anni?

Si perché evolve e si adatta continuamente. Quando Bice Lazzari lavorava con gli architetti, disegnando tessuti per Giò Ponti e opere paretali per Lapadula, sperimentava tecniche diverse. Ma c’è sempre un filo che lega tutte le sue opere ed è la linea.

La linea inizia già negli Anni Venti?

Si, inizia con l’astrazione di una linea. Quando nel 1964 diventa allergica all’olio e deve sperimentare l’acrilico, Bice ritorna alle aste. Il percorso musicale che caratterizza l’ultima fase della sua carriera, la ricollega agli inizi della linea.

Che donna è stata?

Bice Lazzari era una donna generosa, umile, tenace.  Nasce nel 1900, attraversa due guerre, studia prima al conservatorio e poi all’Accademia delle Arti. Il papà non voleva che studiasse pittura, perciò Bice segue i corsi di ornato. È stata una ragazza che si è dovuta sempre adattare al momento storico in cui vive. Quando arriva a Roma, va a vivere in Via Margutta in una casa dove non c’era niente. E’ determinata e coraggiosa, non segue le mode, anzi! A volte le anticipava, a volte le superava, a volte le ignorava.

Era una donna libera?

Bice Lazzari ha sempre seguito un suo percorso autonomo, libero e solitario. La sua è una storia di emancipazione e libertà. Ha sposato Diego Rosa e non ha avuto figli perché non sono arrivati. Io sono la pronipote da parte di mia nonna materna che era nipote di Bice Lazzari. La sorella di Bice, Ninni Lazzari sposa Carlo Scarpa e mia nonna era la loro figlia. La mia bisnonna era la sorella più piccola di Bice. Non l’ho conosciuta personalmente per ragioni anagrafiche ma ho studiata accuratamente la sua storia e ho deciso di raccontarla in un documentario della Manetti Bross. In mostra c’è la possibilità di ascoltarne una parte.

L’Archivio Bice Lazzari racconta oggi una storia di donne?

Si, io ne sono la responsabile ma ho coinvolto anche mia madre e mia zia. Per molto tempo in Archivio ha potuto accedere solo mia nonna che ne era possessiva. Ho cominciato ad affiancarla quando è andata più in là con gli anni e me ne sono innamorata. La nonna ci ha trasmesso la sua grande passione per Bice Lazzari e ci ha cresciuti in una casa piena di opere, dai vasi di Carlo Scarpa ai mobili di design di Tobia. Oggi l’Archivio promuove Bice Lazzari con mostre in Italia e all’estero perché è un’artista che ha fatto cose importanti e merita di essere conosciuta e apprezzata.

Bice Lazzari. I linguaggi del suo tempo dalla Grande Brera di Milano arriva alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea…

È un percorso importante. Dopo Roma porteremo Bice Lazzari in India e poi in altri Paesi anche per fare un parallelo con altri artisti della sua epoca. Il mio auspicio è che le sue opere che raccontano il Novecento, viaggino il più possibile.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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