Un secolo di storia, un secolo di invocazione alla pace. Nel quartiere Delle Vittorie, in viale Mazzini, la Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re è un tempio votivo per la pace, riferimento per Roma e per la patria. Il Tempio di Cristo Re, come si era pensato di intitolarla mentre era in costruzione, nasce con la vocazione per la pace. La sua edificazione comincia nel 1920, due anni dopo la fine della prima guerra mondiale. Il luogo di culto nasceva per commemorare i caduti della grande guerra e per invocare una pace duratura tra le nazioni. La chiesa, riferimento spirituale per il nuovo quartiere Delle Vittorie che si stava sviluppando, aveva la missione di promuovere la pace internazionale. La chiesa oggi denominata Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re è sede parrocchiale da un secolo. Fu eretta parrocchia da Papa Pio XI il 31 ottobre 1926. Siamo nell’anno che celebra il centenario di vita parrocchiale. Oggi è basilica, sede del titolo cardinalizio di Sacro Cuore di Cristo Re, istituito da Papa Paolo VI il 5 febbraio 1965. La vicinanza al Vaticano non è solo geografica. La chiesa nasce grazie a Papa Benedetto XV che ne è stato il primo benefattore. La pietra fondativa viene posta il 18 maggio 1920, il giorno in cui a Cracovia nasceva Carol Woityla, Papa, oggi Santo, Giovanni Paolo II.
Il progetto Musica in Chiesa. Conoscere le Parrocchie fa tappa con Matteo Pontone nella Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re e nella cappella posta al piano sottostante, un gioiello architettonico dove la preghiera è intima e raccolta. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Padre Silvio Josè do Nascimento.
Padre Silvio Josè do Nascimento
Nel 1920 Padre Leon Dehon pose la prima pietra della chiesa per commemorare i caduti della Grande Guerra. Chi era Padre Dehon?
Padre Dehon è il fondatore della congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù. Dal 1925, dopo la sua morte, i sacerdoti prendono il nome di dehoniani. Nel 1891 Papa Leone XIII scrive la Rerum Novarum e chiede a Padre Dehon di diffondere l’enciclica sociale. Una delle tematiche della dottrina sociale della chiesa è la pace. Finita la guerra, Padre Dehon chiede a Papa Benedetto XV di erigere una basilica al Cuore di Gesù, sul modello della basilica del Sacro Cuore a Parigi. Il Papa dispose che fosse eretta una basilica dedicata al Sacro Cuore di Cristo Re. Il titolo completo della chiesa che nasce parrocchia e poi diventa basilica è Sacro Cuore di Cristo Re Pacifico.
L’affresco dell’abside è una dichiarazione d’intenti e un richiamo all’attualità…
L’affresco rappresenta un re senza corona. Gli angeli in adorazione porgono lo scettro e la corona e Gesù benedice il Vangelo. È un re che depone la corona. È un affresco di grandi dimensioni e dal significato chiaro che fa eco alle parole pronunciate da Papa Leone XIV nel suo viaggio in Africa. La pace non si fa attraverso il potere e la tirannia, ma nasce dal Vangelo e da un re senza corona.

Qual è oggi il compito di un Tempio votivo per la pace?
Avere un Tempio votivo a Roma significa che questa chiesa ha la missione specifica di pregare per la pace e costruire una cultura di pace.Padre Dehon ha chiesto ai suoi sacerdoti di essere riparatori. I sacerdoti dehoniani sono conosciuti in Spagna come reparadores, sonocoloro che ripristinano l’umanità attraverso la pace.
Oltre la preghiera in che modo si costruisce una cultura di pace?
Noi promuoviamo incontri, giornate di studio, concerti, tutto ciò che può aiutare a promuovere la pace.
La Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re è un tempio votivo per la pace internazionale…
È un punto di riferimento per la pace internazionale per Roma, per la patria e per il mondo. Per l’Urbe e per l’Orbi.
Qual è l’appello per la pace che parte dalla basilica e dalla sua comunità?
Noi preghiamo ogni giorno per l’intenzione di pace che presentiamo con il cuore di Cristo che trafitto dice: Pace a voi. Il nostro modo di fare la pastorale, di accogliere le persone con cordialità, ci adoperiamo per far capire che la pace vera nasce dal cuore di Cristo.

La basilica custodisce segni artistici che evocano la regalità di Cristo, in contrasto con le scellerate scelte che provocano le guerre?
L’affresco dell’abside lo abbiamo già descritto nella importanza della sua rappresentazione. Nella chiesa c’è una Via Crucis di Alfredo Biagini, un capolavoro di scultura sacra del Novecento. Sono sculture in bronzo che attraverso le figure umane rappresentate, testimoniano l’amore e la sofferenza di Cristo nel mistero pasquale. Ci sono due vetrate che rappresentano Cristo mentre entra a Gerusalemme e Cristo che recita le Beatitudini. È il segno di una pace disarmata e disarmante che ha come principio l’amore. Noi leggiamo questi segni in consonanza con il magistero di Papa Leone XIV. Ci sono poi due altari laterali dedicati al Cuore Immacolato di Maria e a San Giuseppe, protettori della Congregazione.
Il portone di ingresso ha un significato particolare?
Il portone ha inciso le dieci parole e i dieci comandamenti. Ogni persona che entra in questa chiesa, passa per la legge di Dio e i suoi comandamenti. È accolto da uno statuto nuovo che è la legge di Dio che noi cerchiamo di attuare ogni giorno.
I dehoniani sono i sacerdoti a cui è affidata la gestione della parrocchia. Quali sono le linee guida della loro missione?
I sacerdoti del Cuore di Gesù nascono in Francia nel 1878 quando Pade Dehon fonda l’istituto volto a educare i giovani e attento agli operai, alla stampa, alla diffusione della cultura e delle encicliche papali. Abbiamo scuole e missioni che crescono in tutto il mondo dove i sacerdoti dehoniani portano tante iniziative. Ci sono aspetti diversi che caratterizzano il nostro apostolato ma c’è una linea che ci guida ed è quella dell’unione a Cristo nella sua oblazione al Padre, per il bene e la salvezza dell’umanità. Il cuore di Cristo viene dato nelle opere di riparazione e amore.
La basilica ha un organo monumentale, perfettamente integrato nella struttura razionalista. C’è attenzione per la musica sacra o la basilica accoglie anche concerti di musica contemporanea?
La basilica accoglie diversi concerti e iniziative come il Festival Un organo per Roma. L’organo è un Tamburini degli Anni Sessanta, ha 3.700 canne ed è stato utilizzato per registrare opere anche da Radio Vaticana. L’organo si integra, nella sua maestosità, in questo tempio e produce una musica dolce, nonostante le sue poderose dimensioni. Le linee rette razionaliste della chiesa sono in contrasto con la musica dolce e melodiosa di questo organo molto ricercato a Roma. Sono numerosi gli organisti che desiderano suonare su questo organo, registrare o semplicemente studiarlo. È una preziosità che arricchisce questa chiesa ed è a servizio della liturgia, della preghiera e dell’arte.
La basilica offre anche un particolare concerto di campane…
Nel 1936 sono state issate cinque campane. È un concerto importante, non soltanto nella misura delle campane e del suono che emettono ma anche per la dedica degli adorni che abbelliscono le campane. Le campane sono tutte adornate con rami di ulivo in bronzo e ogni rintocco è un richiamo alla pace.

La vicinanza della basilica al Vaticano cosa ha significato storicamente?
È stato un dono della Provvidenza. Quando Padre Dehon ha iniziato l’opera con Padre Gasparri che è stato il costruttore negli Anni Venti, il quartiere Delle Vittorie era poco abitato. Padre Dehon è stato molto vicino ai Papi, in particolare a Papa Leone XIII per l’Enciclica Rerum Novarum.
Un papa è stato il primo benefattore della chiesa?
Papa Benedetto XV è stato il primo benefattore della chiesa, la prima cifra per la costruzione della chiesa è stata offerta dal papa.
La Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re nasce per volontà e impegno di Papa Benedetto XV?
Si, per volontà, impegno e sostegno di Papa Benedetto. Spirituale ed economico. La vicinanza con il Vaticano è per noi anche affettiva. Siamo sempre stati molto vicini ai papi e quando Papa Leone XIV, nel giorno della sua elezione al soglio pontificio, si è affacciato alla loggia pontificia l’8 maggio e ha detto: Pace a voi, è come se noi fossimo stati riportati sotto il suo sguardo.
Vi siete sentiti coinvolti come comunità parrocchiale assistita dai padri dehoniani?
Noi dehoniani a Roma siamo stati abbracciati dalle parole di Papa Leone XIV e dal suo riferimento immediato alla pace che è da sempre la nostra missione.
Nel 2026 si celebra il centenario della sede parrocchiale. Come lo state vivendo?
Lo viviamo in preghiera perché stiamo già celebrando il centenario dehoniano. Dal 2025 stiamo ricordando il centenario della morte di Padre Dehon, fondatore, costruttore e patrono di questa basilica. Queste celebrazioni si concluderanno nel 1928, in occasione del 150° anniversario della fondazione della Congregazione. C’è poi una grazia che segnerà il centenario della parrocchia perchè in questa chiesa, tra gli anni 1938 e 1943, è vissuto un sacerdote che sarà beatificato a settembre a Bologna. Il suo nome è Padre Martino Cappelli, fucilato dai nazisti a Marzabotto. È un uomo che ha speso la sua vita per la pace.
Essere stata per tanti anni la parrocchia della RAI, cosa ha significato?
La nostra chiesa nasce, cresce e vive circondata dalla cultura e dalla comunicazione. Tanti personaggi del mondo televisivo ma anche del cinema hanno frequentato la parrocchia e sono passati qui per le loro vicende sacramentali personali. È una parrocchia che tocca la vita degli Italiani, non soltanto dei romani.
L’ archivio storico della basilica custodisce documenti di grande valore…
Ci sono tutti i registri delle offerte pervenute alla parrocchia da tutto il mondo. La prima è di Papa Benedetto XV, la seconda di Padre Dehon. C’è anche una biblioteca organistica molto ricca, ci sono le insegne del cardinale seppellito qui e poi crocifissi, calici, ostensori. È custodito anche tutto il lavoro e i progetti sulla chiesa dell’architetto Piacentini e dei suoi collaboratori.
La pietra fondativa della chiesa restituisce una curiosità…
La prima pietra fondativa della chiesa fu collocata l’8 maggio 1920, il giorno in cui nasceva Papa Woityla. Una volta diventato Papa, è proprio nella nostra parrocchia che San Giovanni Paolo II ha festeggiato il suo 60° compleanno, accolto da una messa, dall’abbraccio della nostra comunità e da una grande torta che ha voluto condividere con i bambini ricoverati all’Ospedale Bambino Gesù.
L’edificio di culto è completato da una bellissima cappella nel seminterrato…
È la cappella dove si celebravano le messe mentre la chiesa era in costruzione. Oggi è la cappella in cui ci ritroviamo in preghiera ma è anche disponibile per celebrare matrimoni o battesimi per chi desidera vivere in modo intimo questi momenti. Ha una luce naturale che la illumina e la rende un luogo di preghiera intimo e raccolto.


