In settantasei edizioni del Festival di Sanremo, sono state tante le riflessioni su come e perché una gara di canzoni, nata dall’idea di un fioraio appassionato di musica, sia diventata un irrinunciabile rito collettivo. Eppure ce n’è una, recente e autorevole, che forse sintetizza le ragioni dell’attaccamento a un festival che con le canzoni, accompagna l’Italia e gli Italiani a ogni latitudine. “Il Festival di Sanremo fa parte della storia d’Italia, ne è un tassello importante. La musica leggera, la canzone, sono parte della nostra cultura, della nostra identità, del nostro costume”.
Sono le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricevuto al Quirinale i partecipanti alla 76esima edizione del Festival di Sanremo. E’ la prima volta nella storia del Festival, una vera e propria celebrazione del valore culturale della musica leggera. L’iniziativa sottolinea come la canzone e la musica pop appartengano alla storia sociale e al patrimonio culturale italiano. I testi e le melodie che dalla vetrina planetaria del palco dell’Ariston si fondono con la vita di chi le ascolta e le canta, non sono solo canzonette.
E anche se lo fossero, sarebbero canzonette che raccontano l’anima, la pancia e il cuore di un Paese. Perché Sanremo è Sanremo ci ha insegnato Pippo Baudo. Carlo Conti ha dedicato il Festival 2026 a Pippo, nel primo Festival senza Pippo. Sanremo è il luogo dove è passato tutto e si è formata in parte la nostra storia sociale e collettiva. Sanremo è il fermo immagine di ogni anno. Sanremo è anche il luogo, geografico ed emotivo, dove dopo gli anni della contestazione e degli snob con la puzza sotto il naso, è tornato il rispetto per un evento che vivacizza per mesi il mercato discografico, attrae turismo altospendente ma soprattutto fa cantare l’Italia. E mentre canta, l’Italia può anche riflettere su temi grandi e piccoli. Sì, il Festival di Sanremo è un fenomeno culturale che Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero vuole raccontare.

