6.4 C
Rome
spot_img

Sanremo 2026, la serata dei duetti (venerdì): le pagelle delle 30 cover

Data:

Condividi sui social:

Le pagelle di tutte le cover di Sanremo 2026:

ELETTRA LAMBORGHINI – “Aserejé” (con Las Ketchup): Voto 6. Un “sei politico”. Il brano è molto potente di suo e sul Palco dell’Ariston le artiste coinvolte si limitano a eseguirlo. Non aggiungono niente, non tolgono niente: fanno il loro. Quindi la sufficienza ci sta (anche perché il pezzo è forte, intrattiene in ogni modo), ma – per rispetto nei confronti di chi ha sfruttato questa serata per veicolare un messaggio ed elevarsi a livello artistico – il voto non può essere superiore al 6. Durante le prove c’è stato un imprevisto: Elettra Lamborghini voleva che alcuni ballerini si sedessero in prima fila all’Ariston, ma ne risentiva la resa televisiva e quindi è stato cambiato tale programma.

EDDIE BROCK – “Portami via” (con Fabrizio Moro): Voto 7. Rispetto a molte altre esecuzioni di questa serata, i due non si limitano a eseguire scolasticamente il pezzo. Il finale è toccante: Eddie Brock abbraccia Fabrizio Moro, cantano insieme con un filo di voce un brano che è un capolavoro della musica italiana. Fabrizio Moro alza notevolmente il livello al Teatro Ariston: la sua energia e la sua “fame di palcoscenico” consentono alla performance di guadagnare una sufficienza piena.

MARA SATTEI – “L’ultimo bacio” (con Mecna): Voto 4. Idea troppo pretenziosa. Qualora dovesse avere un ritorno discografico, potrebbe funzionare in cuffia, ma non funziona in TV: tempi troppo lunghi, atmosfera troppo pesante. L’esibizione sembra orientata a far capire che i due artisti sono bravi: non è una performance molto accessibile, non passa un particolare messaggio e non arrivano emozioni immediate.

PATTY PRAVO – “Ti lascio una canzone” (con Timofej Andrijashenko): Voto 5. Coreografia piuttosto semplice e banale da parte del ballerino Timofej Andrijashenko, che non buca lo schermo. Patty Pravo fa il suo: la coreografia non eccezionale è il motivo principale per cui l’esibizione non raggiunge la sufficienza. Applausi (meritati) dell’Ariston per la grande Patty Pravo, ma nel complesso la performance non convince.

LEVANTE – “I maschi” (con Gaia): Voto 7. È una performance che si fa ricordare. Non straordinaria, ma ha elementi di memorabilità: fanno discutere i doppi sensi saffici nella coreografia (sul web non si parla d’altro). A livello vocale e interpretativo, Levante sembra all’altezza di cantare un brano di Gianna Nannini mentre Gaia (che in generale è un’ottima cantante) in questa canzone rischia di scivolare nell’effetto karaoke.

MALIKA AYANE – “Mi sei scoppiato dentro il cuore” (con Claudio Santamaria): Voto 7. Traguardo professionale importante per Claudio Santamaria, che va sul Palco dell’Ariston durante il Festival di Sanremo e interpreta (intonatissimo) un brano di Mina scritto da Mogol. Anche lui canta con il microfono col filo, come fa Malika Ayane nell’interpretazione del suo brano “Animali notturni”: c’è un fil rouge narrativo interessante.

BAMBOLE DI PEZZA – “Occhi di gatto” (con Cristina D’Avena): Voto 8. Performance di alto livello, con un breve omaggio ai Led Zeppelin. Cristina D’Avena ha una tempra vocale molto sottovalutata, che sul Palco dell’Ariston rende benissimo. Tra lei e la cantante delle Bambole di Pezza c’è un’interessante armonizzazione vocale. Il finale è leggendario: tutti in ginocchio, verso la batterista, dando le spalle al pubblico. E c’è un retroscena clamoroso al riguardo (che conferma la dirompenza di questa scelta artistica): durante le prove, il tecnico di palco ha protestato per il finale spericolato (“Ma perché questa cosa? Tutti di spalle”). Se è vero che non bisogna dare le spalle al pubblico, è anche vero che un’esibizione così intensa rappresenta una meritata eccezione che conferma la regola generale.

DARGEN D’AMICO – “Su di noi” (con Pupo e Fabrizio Bosso): Voto 10 e lode. Esibizione molto pericolosa, Dargen D’Amico si mette in gioco in prima persona. Dice esattamente ciò che gli italiani pensano, in cuor loro, quando sentono in TV parlare dettagliatamente di armi e piani di guerra. Dargen si pone in tal senso come vero “populista” (nel senso più sano possibile del termine). La citazione di Papa Francesco non è una furbata per il televoto: è in linea con il messaggio della canzone. “Non rassegnamoci alla guerra”. Dargen D’Amico invita esplicitamente, dal Palco dell’Ariston, a disertare nel caso di una convocazione per una guerra. Morire, ucciso dallo Stato, piuttosto di non andare in guerra ad ammazzare qualcun altro. Dieci e lode. “E se proprio avete bisogno di sangue, mettete il vostro, signor presidente”. Una delle migliori cover della storia recente del Festival di Sanremo.

TOMMASO PARADISO – “L’ultima luna” (con gli Stadio): Voto 7. Il problema principale consiste nel fatto che Tommaso Paradiso qui vuole strafare. Vuole palesemente vincere in maniera trionfale la serata dei duetti, ma non ha il senso della misura. Il finale costruito per essere epico, la sua interpretazione il cui sottotesto è “questa è la canzone più bella della storia dell’universo e io ho uno spessore tale per cui avrei potuto scriverla io”… sono ingredienti che non funzionano. Ascoltare questa cover è gradevole (infatti il voto è 7), ma resta la delusione perché tale opportunità poteva essere sfruttata meglio. Non incide, “less is more”.

MICHELE BRAVI – “Domani è un altro giorno” (con Fiorella Mannoia): Voto 8. Interpretazione in punta di piedi e molto rispettosa nei confronti di uno dei brani più iconici di Ornella Vanoni, scomparsa pochi mesi fa. Standing ovation all’Ariston. Michele Bravi a volte viene tradito dall’emozione, ma nel complesso la performance è ottima.

TREDICI PIETRO – “Vita” (con Galeffi, Fudasca & Band): Voto 7. Che bello vederli insieme! Gianni Morandi va a sorpresa sul Palco dell’Ariston a cantare un suo brano insieme al figlio Tredici Pietro, con cui negli ultimi anni il rapporto non era stato idilliaco. Il rapper aggiunge alcune barre, poi canta anche la parte pop nel ritornello. La presenza di Gianni non era stata annunciata.

MARIA ANTONIETTA & COLOMBRE – “Il mondo” (con Brunori Sas): Voto 7. La seconda strofa viene modificata, con un testo che si collega al significato del brano in gara firmato Maria Antonietta e Colombre: la felicità è un diritto. L’esecuzione garbata di Brunori alza il livello della performance.

FULMINACCI – “Parole Parole” (con Francesca Fagnani): Voto 7. Il Teatro Ariston per tre minuti si trasforma nello Studio Uno della sede RAI in Via Teualda. Fulminacci pesca un’altra idea geniale, dopo il duetto con Valerio Lundini sulle note di “L’ombelico del mondo” nella precedente esperienza sanremese. Idea geniale, esecuzione banale: sette è il voto adeguato.

LDA & AKA7EVEN – “Andamento lento” (con Tullio De Piscopo): Voto 10. Effetto Pino D’Angiò: finalmente ritorna in auge un personaggio che ha scritto la storia della musica italiana, passato un po’ troppo in secondo piano. Tullio De Piscopo si prende la scena sul Palco dell’Ariston, con un brano indimenticabile e ancora oggi fresco e ballabile. De Piscopo tra l’altro si conferma un batterista eccezionale, sul palco più importante dell’Italia.

RAF – “The riddle” (con The Kolors): Voto 6. Un po’ mosci. Tutto fumo e niente arrosto. Bella coreografia, con tantissimi ballerini presenti sul palco. Raf e Stash cantano la canzone in maniera onesta, senza infamia né lode. Non c’è un acuto significativo, non è stata contemplata alcuna opera di abbellimento. È la classica esibizione che a livello produttivo costa tantissimo ma che poi alla fine rende davvero poco. Una voce come quella di Stash poteva essere sfruttata decisamente meglio. Nota positiva: il batterista dei The Kolors, molto bravo, con una padronanza enorme dello strumento.

J-AX – “E la vita, la vita” (con Cochi, Paolo Jannacci, Paolo Rossi, Ale e Franz): Voto 8. Molto incisivo l’inizio di J-Ax: “C’è chi piange davanti a milioni di followers. Poi c’è chi soffre davvero, ma davanti agli altri sorride”. Interessante dirlo davanti a milioni di telespettatori, durante il Festival di Sanremo. Una bella rimpatriata di gente che ama la Milano più vera e pura. E questo accade sul Palco dell’Ariston proprio nel giorno in cui a Milano il simbolo della città (un tram) è deragliato, causando 2 morti e 39 feriti.

DITONELLAPIAGA – “The lady is a tramp” (con Tony Pitony): Voto 7. Molto interessante che inizino a cantare sulla scala del Teatro Ariston: in pochi l’avevano fatto nella storia del Festival. Poi scendono e sostanzialmente fanno un musical. Tony Pitony approccia molto bene al palco più importante d’Italia. È evidente che dietro questa esibizione vi siano ore e ore di prove. Gran personalità di Tony Pitony che oltrepassa le critiche e fa la sua buona performance. In molti (pur avendone sentito parlare) non lo conoscevano: lui si è fatto conoscere molto bene, direttamente dal Palco dell’Ariston.

ENRICO NIGIOTTI – “En e Xanax” (con Alfa): Voto 10. Esibizione sorprendente e molto convincente. Per Enrico Nigiotti questo è un posizionamento: fino a oggi il suo approccio era considerato “troppo vecchio per essere giovane” e viceversa, invece offrire una performance di livello così alto sul Palco dell’Ariston insieme all’idolo della Generazione Z è un salto importante a livello reputazionale per il cantautore livornese. Ottima strofa rap di Alfa: la cifra stilistica ricorda la cover di “Sogna, ragazzo, sogna” con Roberto Vecchioni del 2024. Ottima esibizione vocale di Nigiotti, che entra molto bene in uno dei migliori brani che Samuele Bersani abbia mai scritto.

SERENA BRANCALE – “Besame Mucho” (con Gregory Porter e Delia): Voto 6. Una cover in linea con il suo brano in gara: serve più a dimostrare che lei è brava, piuttosto che a emozionare il pubblico oppure a comunicare qualcosa. Serena Brancale è senz’altro un profilo presentabile sul palco dell’Ariston. Detto ciò, resta sul livello della mera presentabilità. L’unica vera ricetta per fare il salto di qualità consiste nel dare spazio alla sua verve più caotica e orecchiabile (“Anema e core” insegna), Sanremo 2026 invece da parte sua è una lagna dalla prima all’ultima nota, serata dei duetti compresa. Che peccato!

SAYF – “Hit the Road Jack” (con Alex Britti e Mario Biondi): Voto 5. Ottimo contributo da parte degli ospiti, nonostante vengano messi in secondo piano. Sayf invece, pur esibendosi bene con la tromba e dando visibilità a sua mamma sul Palco dell’Ariston, rovina un po’ l’atmosfera, buttandola eccessivamente in caciara.

FRANCESCO RENGA – “Ragazzo solo, ragazza sola” (con Giusy Ferreri): Voto 5. Entrambi sono storicamente accusati da una fetta del pubblico (e degli addetti ai lavori) di avere una voce fastidiosa. In realtà hanno un timbro molto preciso, e molto simile, tant’è che cantando insieme trovano un’immediata sintonia. L’esecuzione, per quanto gradevole, è debole: non arriva (seppur di poco) alla sufficienza.

ARISA – “Quello che le donne non dicono” (con il Coro del Teatro Regio di Parma): Voto 9. Arisa sta facendo veramente un bel Sanremo, tra inedito e cover. Molto bello il coro che si esibisce dal vivo: ultimamente, nel panorama discografico italiano, i produttori utilizzano l’effetto “chorus” e quindi – ad esempio – premono una nota sulla tastiera del sintetizzatore, e ci pensa l’algoritmo a creare un coro di 80 persone (ciascuno dei quali canta su una linea diversa). Vedere che tutto ciò avviene dal vivo, sul Palco dell’Ariston, è emozionante. Arisa incanta soprattutto nel secondo ritornello. Tiene molto bene l’ultima nota, fissa e rigida, senza vibrato.

SAMURAI JAY – “Baila Morena” (con Belen Rodriguez e Roy Paci): Voto 5. Cover che parte da 7 e finisce da 5. Lui suona una chitarra elettrica. Non eccezionale l’arrangiamento, che fa esattamente ciò che in una cover non si dovrebbe fare: rimuovere gli elementi che danno una marcia in più al pezzo originale. Belen Rodriguez canta: momento “varietà del sabato sera” piuttosto che duetto all’altezza di una kermesse canora trasmessa in mondovisione.

SAL DA VINCI – “Cinque giorni” (con Michele Zarrillo): Voto 6. Due cantautori che hanno (con le dovute proporzioni, in favore di Zarrillo) avuto successo nel primo decennio degli anni Duemila, cantano un capolavoro della musica italiana con una performance onesta, priva di grandi sbavature. Il fatto è che, come giustamente sottolineano a fine esibizione sia Alessandro Siani che Michele Zarrillo, il significato della canzone scelta non c’entra nulla con il brano che Sal Da Vinci ha presentato in gara quest’anno, anzi, rema nel verso opposto.

FEDEZ & MASINI – “Meravigliosa Creatura” (con Stjepan Hauser): Voto 9. Il violoncello sul Palco dell’Ariston: una splendida notizia, è uno degli strumenti che rende meglio dal vivo. Fedez riscrive la canzone di Gianna Nannini con due strofe che sembrano rivolte all’ex moglie Chiara Ferragni: “I nostri sbagli ci completano”, “Ti chiedo scusa, spero che la porta non rimanga sempre chiusa”. Iconico Fedez che nel pomeriggio durante le prove, tra un’esibizione e l’altra (lui e Masini hanno provato due volte per un problema tecnico) risponde al telefono dicendo “Sono impegnato” e riattaccando.

ERMAL META – “Golden Hour” (con Dardust): Voto 5. Dardust sbarca anche all’Ariston con le sue esibizioni poco accessibili e molto sofisticate (forse anche troppo): meriterebbe un secondo ascolto, nella serata di venerdì questa cover si ferma all’insufficienza. Ermal Meta bravissimo con la sua voce, tuttavia è proprio la scelta del brano a rivelarsi controproducente. In generale è tutto un po’ lezioso.

NAYT – “La canzone dell’amore perduto” (con Joan Thiele): Voto: 3. Peccato, perché entrambi hanno un’alta sensibilità artistica, ma questa è un’occasione sprecata. Nayt confonde il Palco dell’Ariston col Giardino degli Aranci: canticchia un capolavoro scritto da un cantautore che i suoi fan più accaniti considerano intoccabile, come se si stesse riposando di domenica pomeriggio con la chitarra in mano. Joan Thiele mette una timbrica spietatamente Anni ’20 (cantando con una mentalità “da cameretta”) su un brano di De André: inascoltabile, purtroppo. Inoltre, alcune armonizzazioni sono risultate forzate. In sostanza, non si salva niente. Peccato.

LUCHE’ – “Falco a metà” (con Gianluca Grignani): Voto 8. Inaspettatamente, un’ottima cover. Luchè non rovina il brano di Grignani, entrando invece in punta di piedi con due ottime strofe: buon testo, flow educato e rispettoso del contesto. Gianluca Grignani dà il meglio di sé, soprattutto nella parte finale.

CHIELLO – “Mi sono innamorato di te” (con Saverio Cigarini): Voto 5. Non è ancora pronto per una roba del genere. Si presenta sul Palco dell’Ariston vestito in maniera troppo ingessata, lontana rispetto al suo stile di vita, al suo modo di vedere il mondo e di concepire la musica. All’Ariston conviene sempre essere se stessi, lui si snatura per tentare di fare l’esibizione della vita, ma non ci riesce. Non è un disastro, ma è ancora insufficiente. Acerbo.

LEO GASSMANN – “Era già tutto previsto” (con Aiello): Voto 8. Ottima interpretazione, da parte di entrambi: non si limitano a eseguire il pezzo, ma entrano nell’atmosfera artistica del brano, la comprendono fino in fondo e sfoderano una prestazione vocale molto intensa e partecipata. Peccato che si siano esibiti all’una e venti di notte. Molto bene entrambi: Leo Gassmann ne esce fortificato e Aiello si riaffaccia sul Palco dell’Ariston con dignità.

━ Articoli suggeriti

La musica sacra che prepara la Pasqua

Il mistero della Pasqua ha ispirato i più grandi compositori di musica sacra. La Passione secondo Matteo e la Passione secondo Giovanni di Bach...

Musica in Chiesa nella basilica di San Giuseppe al Trionfale

Il progetto Musica in Chiesa. Conoscere le Parrocchie approda con Matteo Pontone nella basilica di San Giuseppe al Trionfale, importante centro di devozione guanelliana....

Sanremo 2026, trionfa Sal Da Vinci: un banale (e forse anacronistico) inno al matrimonio, ma la musica è di qualità

Incredibile ma vero: nel 2026, vince il Festival di Sanremo un inno al matrimonio. In un momento storico in cui in Italia la cultura...

Sanremo 2026, la terza serata (giovedì): Ubaldo Pantani si prende l’Ariston

Il Festival di Sanremo 2026 procede a vele spedite. La terza serata, quella di giovedì, ha registrato un importante salto di livello da parte...

Sanremo 2026, seconda serata: alcuni retroscena esclusivi

Il resoconto della seconda serata del Festival di Sanremo 2026, trasmessa mercoledì 25 febbraio su Rai 1. La serata viene aperta da Laura Pausini che...

━ Seguici sui social

Iscriviti alla nostra newsletter!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here