Il racconto dell’Italia va costruito anche attraverso le storie minute. Non sono storie minori ma piccole cronache di quotidiana straordinarietà che esprimono il sapore di un luogo e di un tempo. Un borgo medievale e un antico mestiere sono i coprotagonisti della storia di un uomo che ha accompagnato la rinascita del suo paese dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il borgo è Monte San Biagio, anticamente conosciuto come Monticelli.
È un piccolo paese arroccato su una collina dei Monti Ausoni, nel sud Pontino, anticamente attraversato dalla Via Appia, affacciato sulla Piana di Fondi, sul Mar Tirreno e sulle Isole Pontine. Monte San Biagio conserva ancora oggi il fascino di una struttura medievale costruita su vestigia storiche antichissime. Un mausoleo dedicato a Servio Galba testimonia che l’imperatore Galba era passato di qui. L’antico mestiere è quello dell’orologiaio, l’artigiano che provvedeva alla cura e alla manutenzione dell’orologio della torre campanaria, delle sveglie e degli orologi da taschino.
Il protagonista del nostro racconto è Biagio Polidoro, nato nel 1916 e morto nel 2005. Orologiaio e mago, inventore e risolutore di problemi quotidiani che sembravano non avere soluzione. La sua vita lavorativa era iniziata durante la Seconda Guerra Mondiale come meccanico di aeroplani a Orbetello, località toscana sede di un idroscalo militare strategico per l’aviazione italiana. Quando la guerra finì e Biagio Polidoro tornò a Monte San Biagio, alcuni compaesani gli chiesero di riparare due orologi tedeschi lasciati loro dalle truppe di occupazione. Biagio non era un orologiaio ma pensò di utilizzare la sua conoscenza della meccanica per mettere in funzione i dispositivi degli orologi. Il tentativo, riuscito perfettamente, lo indirizzò in quello che sarebbe diventato il suo mestiere: l’orologiaio.

Dal 1949 Biagio Polidoro attrezzò un piccolo negozio in casa dove faceva l’orologiaio ma anche il meccanico degli oggetti da riparare. Riusciva a sistemare tutto ciò che la meccanica costruiva ma si era specializzato nella riparazione di antiche macchine da cucire. Anche queste, al pari degli orologi, segnavano e raccontavano il trascorrere del tempo. Biagio Polidoro metteva a disposizione della comunità monticelliana che si andava ricostruendo dopo gli anni della guerra, le sue abilità a riparare oggetti meccanici. Monte San Biagio e le zone circostanti, potevano contare su una sorta di mago risolutore di ogni problema. Biagio Polidoro è stato anche un inventore. Una volta alcuni pendolari del paesino che prendevano il treno ogni mattina all’alba per andare a Roma a lavorare, si lamentarono con lui perchè quando suonava la sveglia, non avevano mai il tempo di prendere il caffè. Fu per loro che Biagio inventò una sveglia che mentre squillava, accendeva il fornello per la moka.
Il Brevetto per invenzione industriale fu concesso dal Ministero dell’Industria e del Commercio il 25 novembre 1949 per un dispositivo da applicare a un orologio a sveglia, perché all’ora fissata per il funzionamento della sveglia, prepari il caffè o altra bevanda calda. L’invenzione era la risposta a un disagio manifestato dai pendolari della comunità monticelliana. Non entrò mai in commercio perché le aziende interessate avevano richiesto la realizzazione di 40 prototipi. Ma in quel periodo Biagio l’orologiaio non aveva soldi sufficienti per produrli. Qualche decennio dopo, scaduta la tutela del brevetto, la sua idea fu presentata a Portobello, il mercatino televisivo di Enzo Tortora. Il 9 aprile 1954 Biagio Polidoro riesce finalmente a ottenere la licenza da orologiaio.
Apre un negozio in Via Risorgimento 31 che diventa il punto di riferimento per chiunque avesse un problema pratico da risolvere. In collina non arrivava l’acqua potabile? Biagio escogitava un sistema per farcela arrivare. L’idrovora del Comune si bloccava? Biagio offriva gratuitamente il suo aiuto. Una vita vissuta tra il banchetto dove riparava gli orologi nel suo negozio e i viaggi a Roma, per comprare i pezzi di ricambio per Rolex, Longines, Omega, Zenith. Tutti conoscevano Biagio Polidoro, il suo talento e la sua umanità. Con il tempo imparò anche a riparare oggetti in oro, diversificò i suoi affari, comprò tre trebbiatrici e rilevò il cinema di Monte San Biagio.
Il figlio Lanfranco, orologiaio come il padre, fonte preziosa per il nostro racconto su Biagio, ricorda gli anni trascorsi nel Cinema Palestra che Biagio rese un luogo molto frequentato. Biagio era in cabina di programmazione, la moglie alla finestrella a fare i biglietti e i tre figli a controllare l’ingresso delle persone. Quando molti anni dopo la cantina del suo negozio fu smantellata, gli eredi trovarono custoditi circa 700 manifesti originali di tutti i film proiettati nel corso degli anni. Il negozio di orologiaio di Biagio Polidoro racconta molte pagine di storia minuta ma anche qualche pagina di storia più nota.
Biagio l’orologiaio custodiva un prezioso orologio da taschino, modello unico al mondo, fatto realizzare per Arcangelo Pernarella, un campione italiano di lotta greco romana, di origine pontina, che avrebbe dovuto disputare una finale al Madison Square Garden a New York. Arcangelo Pernarella avrebbe dovuto partecipare a un prestigioso torneo internazionale al Madison Square Garden a New York per promuovere la disciplina olimpica della lotta greco romana negli Stati Uniti. Per l’occasione, gli organizzatori americani avevano fatto realizzare per lui un orologio da taschino, caratterizzato da alcune incisioni che lo rendevano inconfondibile. Il prezioso oggetto avrebbe dovuto essere il premio e il ricordo ufficiale della sfida.
Purtroppo la trasferta negli USA sfumò per problemi burocratici e l’orologio rimase il simbolo di una finale mai disputata. Non è dato sapere come e perché quell’orologio raro e prezioso arrivò a Biagio Polidoro ma è un pezzo di storia dell’orologeria mondiale approdata nel piccolo negozio del nostro orologiaio. Un uomo buono, alto, elegante, magnanimo che ha trascorso con talento e sentimento la sua vita di orologiaio e mago in un borgo di collina che sembra un presepe.


