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Sulle Tracce di Francesco a Palazzo Sciarra Colonna

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Sulle tracce di Francesco. Arte, restauro, contemporaneità è un progetto espositivo visitabile a Palazzo Sciarra Colonna fino al prossimo 7 gennaio. Ventotto opere, realizzate da grandi artisti, compongono un itinerario della rappresentazione di San Francesco nella storia dell’arte. L’arco temporale rappresentato parte nel Duecento e arriva ai nostri giorni. La mostra ricostruisce le trasformazioni iconografiche nel corso dei secoli attraverso importanti capolavori.  Caravaggio con lo struggente San Francesco in meditazione, Tiziano con l’opera San Francesco riceve le stimmate, El Greco che si misura con lo stesso tema, Murillo con il mistico e intenso San Francesco abbraccia Cristo Crocifisso, unitamente ad altre opere restaurate e restituite alla pubblica fruizione con il sostegno della Fondazione Roma, tracciano la presenza di Francesco e del Francescanesimo a Roma.

La Basilica di San Giovanni in Laterano e Palazzo Papale è uno dei luoghi francescani romani. Francesco vi si recò più volte per incontrare Papa Innocenzo III e Papa Onorio III. Santa Maria in Aracoeli è il complesso benedettino sul Campidoglio che divenne la sede centrale dell’Ordine dei Frati Minori a Roma. San Francesco a Ripa custodisce la cella dove Francesco viveva nei suoi soggiorni romani e una tavola del 1270 con la sua effigie, una delle più antiche di Roma. E poi Torre della Moletta al Circo Massimo, il Complesso dei Santi Quattro Coronati, il Santuario della Scala Santa custodiscono immagini di Francesco. La mostra Sulle tracce di Francesco è un invito a scoprire e visitare i luoghi che raccontano Francesco a Roma. È anche una interessante occasione culturale per scoprire nomi e volti che hanno accompagnato Francesco nei suoi soggiorni romani.

Jacopa dé Settesoli, vedova Frangipane, donna importante nella vita di Francesco al punto che la volle accanto a sé nella Porziuncola negli ultimi giorni di vita. Jacopa non era inserita nella rappresentazione dei cicli francescani perché era entrata in clausura, violando il decreto relativo alle donne. Per molto tempo la  rappresentazione dell’episodio non sembrò opportuna. Solo alla fine dell’Ottocento, i frati capirono l’importanza della donna che aveva confortato Francesco negli ultimi giorni di vita, anche con dolcetti di mandorle e miele di cui Francesco era goloso e decisero che la sua rappresentazione era fondamentale nell’immaginario francescano.  Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Alessandro Zuccari, Accademico dei Lincei, professore emerito della Sapienza e curatore della mostra che ricostruisce la produzione artistica francescana a Roma.  

Alessandro Zuccari

Perché è importante ricordare San Francesco e continuare a interrogarsi sulla sua eredità?

San Francesco d’Assisi è una figura fondamentale nella cultura del mondo occidentale e internazionale. Ricordarlo vuol dire attingere alle sue parole e alla sua esperienza di vita. Il suo messaggio ha una forza di contemporaneità che stiamo riscoprendo sempre di più. Francesco non è un santo estremista ma è un santo estremo.

Il concetto è diverso?

Sì. San Francesco ha sostanza evangelica per la sua radicalità che lo ha portato a vivere e a essere povero con i poveri. Ha sostanza evangelica per il suo messaggio di fraternità universale e per la sua opera di pace in un mondo in cui il bellicismo è un fenomeno costante. Francesco non è un pacifista ma è un operatore di pace.

A che epoca risale la piena consapevolezza sul valore di San Francesco?

Tutto quello che San Francesco rappresenta è stato riscoperto nel Novecento. Gli studi di Jorgensen e di tutti gli altri che lo hanno seguito, ha portato alla riscoperta del Francesco storico e all’ispirazione di iniziative ed eventi di portata storica come la Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace. Giovanni Paolo II convocò questa giornata ad Assisi, con i responsabili e i rappresentanti delle grandi chiese e delle religioni mondiali. Lo spirito di Assisi che è nato il 27 ottobre 1986 è diventato un orizzonte nuovo di dialogo e fraternità religiosa ma anche di impresa intrapresa per la pace. Pensiamo al famoso Documento sulla Fraternità umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyib.

Quale periodo storico abbraccia il progetto espositivo?

La mostra è una sintesi qualificata di un itinerario che dura otto secoli. Parte dal Duecento e dal Duecento romano che era stato poco studiato e arriva esattamente al 2026.

Perché era stato poco studiato?

Perché come i grandi artisti oscurano i minori, i grandi cicli umbri e toscani hanno oscurato il fatto che a Roma esistesse una produzione francescana molto importante.

Il focus della mostra è sulla produzione francescana romana?

A Roma esistono tre immagini di Francesco duecentesche, poco conosciute. Esistevano grandi cicli di mosaico e pittura a Santa Maria in Aracoeli e a San Francesco a Ripa che sono scomparsi. È necessario recuperarne la storia e il valore. Bisogna comprendere come Roma sia stato un centro importante di divulgazione e di culto francescano. Tutto quello che stiamo facendo è stato incoraggiato dalla Fondazione Roma. Il prof. Marco Bartoli, studioso di storia, ha ricostruito il rapporto tra le famiglie baronali romane con Francesco e i Francescani. Le professoresse Claudia Bolgia  dell’Università di Udine ed Emanuela Giannandrea della Sapienza hanno ricostruito il percorso artistico di Francesco nel Duecento, valorizzando le opere che ancora esistono e mettendo in luce le opere scomparse.

La celebrazione di San Francesco diventa stimolo didattico?

Direi di più, diventa riscoperta scientifica di cose che erano state studiate solo frammentariamente. Poi c’è il percorso nell’età moderna ma la contemporaneità parla molto al presente. Gli artisti contemporanei, al di là della posizione religiosa o meno, hanno saputo accogliere qual è l’attualità del messaggio di Francesco.

Con quali obiettivi nasce l’esposizione?

Un obiettivo importante è promuovere nuove ricerche sulla presenza di Francesco a Roma. Grazie agli studi effettuati, abbiamo appreso che esistono tredici rappresentazioni di duecentesche San Francesco a Roma. La mostra si conclude con una mappa che invita a visitare questi luoghi.

Sono emerse novità iconografiche?

Sì, ci sono iconografie inedite che sono state rappresentate.

Roma e Francesco, un rapporto ancora da approfondire?

La mostra si apre alla città perché Roma ha molto di francescano. Vogliamo trovare le tracce di Francesco che sono eloquenti.  Sulle tracce di Francesco ha questo intento, a partire da Palazzo Sciarra Colonna fino ai luoghi francescani di San Francesco in Ripa che custodisce la cella del Santo, Santa Maria in Ara Coeli con varie immagini, i Musei Vaticani con due tavole duecentesche, fino alla sconosciuta chiesetta di Santa Passera su Via della Magliana, dove c’è San Francesco duecentesco che protegge una donna.  

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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