Ci sono storie di personaggi illustri che hanno dato molto all’Italia, di cui non si sa ancora abbastanza. Corrado Alvaro, prezioso interprete del Novecento, è da annoverare tra i grandi scrittori della letteratura italiana e del giornalismo culturale. Un calabrese in viaggio, colto, curioso, capace di dare una chiave di lettura inedita nella narrazione della Calabria e dell’Italia. È uno scrittore che ha vinto il Premio Strega nel 1951 ed è stato candidato al Nobel. Alvaro è partito dall’Aspromonte ed è approdato a Parigi, Berlino, Roma dove si è affermato come intellettuale cosmopolita. Ancora oggi i libri alvariani sono letti più in Europa che in Italia.
Eppure qualcosa sta cambiando e a settant’anni dalla sua morte, si registra un rinnovato interesse per Corrado Alvaro che diventa oggetto di tesi di laurea e studi scientifici. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Giusy Staropoli Calafati, scrittrice, giornalista e appassionata divulgatrice culturale molto attiva anche sui social. Giusy Staropoli Calafati è autrice di Alvaro. Più di una vita, un romanzo biografico dedicato allo scrittore che ha cambiato per sempre il racconto della Calabria e dell’Italia meridionale.
Giusy Staropoli Calafati
Chi è Corrado Alvaro?
Corrado Alvaro è il figlio di un maestro elementare e io credo che se il piccolo Corrado non avesse avuto come padre il maestro Antonio, non sarebbe diventato uno dei padri costituenti della letteratura italiana. Antonio Alvaro era un maestro dell’Aspromonte che ha voluto a tutti i costi che il figlio diventasse un poeta. Corrado Alvaro poeta lo è diventato ma è stato anche molto di più. È uno scrittore, drammaturgo e giornalista che ha fatto in maniera imponente e potente la storia della letteratura italiana ed europea.
La sua storia è intrinsecamente legata alla Calabria e all’Aspromonte?
Corrado Alvaro ha una tempra aspromontana, è nativo di San Luca, uno dei paesi che fanno battere il cuore dell’Aspromonte. È partito giovanissimo da San Luca dove non è mai più tornato in maniera stabile. Alvaro ha portato con sé tutta la Calabria possibile. La troviamo nelle sue opere, nei suoi scritti, nel suo pensiero e nel modo con cui ha condotto la sua vita. Possiamo dire che Corrado Alvaro, pur essendo partito dalla Calabria, forse non è mai andato del tutto via dalla sua terra.

Il suo capolavoro Gente in Aspromonte, scritto nel 1930, ha cambiato per sempre il racconto della Calabria…
Assolutamente sì. In un colloquio di Corrado Alvaro con il suo amico Aldo Fortuna, lo scrittore era un po’ crucciato perché Gente in Aspromonte lo aveva messo al centro di una discussione tra la sua gente. Gli aspromontani, soprattutto i sanluchesi, lo avevano condannato per quel libro e ancora oggi quella condanna pesa su Alvaro.
La condanna da cosa nasceva?
Corrado Alvaro aveva avuto il coraggio e la capacità di mettere a nudo la miseria e il pudore della gente in Aspromonte. Alvaro aveva spogliato gli aspromontani della loro miseria e loro se ne sentivano toccati. La verità è che se Corrado Alvaro non avesse scritto a quel modo della gente in Aspromonte, nessuno sarebbe venuto a conoscenza della miseria in cui erano costretti a vivere. Nessuno avrebbe mai potuto raccontarla meglio. Gente in Aspromonte è la narrazione di una Calabria che viene allo scoperto e che nessuno prima di lui aveva raccontato. È un libro straordinario che piacque anche a Mussolini. Il Duce lo segnalò al console del Brasile affinchè le opere di Alvaro venissero lette anche laggiù.
Mussolini chiese di conoscere Alvaro che non accettò l’invito. Era profondamente antifascista e rifiutò qualsiasi relazione con il regime. Alvaro fu crucciato dal capolavoro che aveva scritto in un’altra occasione, quando nella biblioteca di Margherita Sarfatti, trovò il suo libro, lo prese e lesse un appunto sulla gente di Calabria, descritta come brutta e misera. Alvaro ne rimase scosso ma era la sua gente e lui aveva sentito la necessità di raccontarla. Sperava che un giorno la sorte dell’Aspromonte e della sua gente potesse finalmente cambiare.
Oggi sappiamo che Gente in Aspromonte è il capolavoro di Corrado Alvaro ma allora come fu considerato?
È un libro che portò Corrado Alvaro agli onori della letteratura mondiale. Alvaro ha scritto molte altre opere straordinarie ma indubbiamente viene ricordato innanzitutto per Gente in Aspromonte.
Corrado Alvaro è uno scrittore fondamentale per la letteratura italiana. Al di là di un apparente regionalismo, scriveva con un linguaggio aulico e un italiano perfetto…
Corrado Alvaro aveva solo dieci anni quando suo padre lo accompagnò al Nobile Collegio Mondragone di Frascati. Quando lo salutò, gli disse. “Mi raccomando Corrado, dimentica l’eloquenza dell’Aspromonte, cerca di utilizzare un linguaggio colto e forbito, affinché tutti possano ricordarsi di te”. Fu una lezione che gli servì per tutta la vita. Corrado Alvaro divenne, già da giovanissimo, un grande intellettuale. Era un giovane che aveva un suo modo di pensare, un suo pensiero critico e un suo linguaggio. Nella classe che frequentava, lo avevano capito insegnanti e compagni di classe. Alvaro era già riconosciuto, nel collegio dei Gesuiti, come il piccolo intellettuale di Calabria.
Dopo il collegio, dove completò la sua formazione?
Frequentò il Liceo Galluppi a Catanzaro, dove era già considerato un intellettuale dell’epoca. Era molto ammirato dalle donne che partecipavano ai suoi convegni. La Contessina dell’Impruneta rimase colpita dalla sua eloquenza. Laura Babbini, che diventerà sua moglie, la prima volta che lo conobbe, lo descrisse alla sorella “Un po’ bruttino ma con un bel linguaggio e una bella affabulazione”.

Corrado Alvaro ha interrogato il mondo in cui ha vissuto e da scrittore e giornalista, lo ha raccontato…
Alvaro, fotografando il suo tempo in maniera precisa, ha fotografato anche il nostro tempo. È per questo che la sua opera oggi deve essere attualizzata. Corrado Alvaro parte dalla civiltà contadina per arrivare alla città e a un progresso da cui tendeva a discostarsi.
Per quali ragioni?
Forse perché magnogreco e aspromontano, Alvaro considerava l’Italia un Paese che non riusciva a crescere, nonostante il progresso e lo sviluppo. Corrado Alvaro rappresenta bene il passaggio dalla civiltà contadina, allo sviluppo della società nelle città, dove visse fino alla fine dei suoi giorni, cercando sempre di rimanere lontano dal caos.
Il Resto del Carlino, Il Mondo, Il Corriere della Sera, La Stampa, Il Popolo di Roma, sono i giornali con cui Alvaro ha collaborato e dato un contributo notevole al giornalismo culturale del suo tempo, curando le grandi terze pagine…
Corrado Alvaro oggi dovrebbe essere riconosciuto soprattutto come grande giornalista prima che grande scrittore. Eppure Alvaro non considerava scrivere per i giornali come la parte più bella e creativa della scrittura. Alla moglie confidò che avrebbe preferito scrivere solo racconti e romanzi, senza avere la necessità di fare il giornalista. Aggiungeva anche che la cosa non avrebbe loro permesso di vivere fino in fondo. Corrado scrive oltre tremila articoli dalle pagine dei giornali. Indaga l’uomo e il tempo in cui ha vissuto.
Alvaro dice di essere responsabile del suo tempo. Il suo racconto non tralascia nulla, fa sempre emergere i dettagli sia che parli di cultura dalle terze pagine, sia che scriva articoli dedicati alla società civile o alla politica. Oggi Alvaro è conosciuto in Europa come un grande giornalista che ha tracciato la storia delle corrispondenze all’estero. Fu uno dei primi inviati de Il Mondo a Parigi e a Berlino, dove incontrò Luigi Pirandello, di cui restò amico per tutta la vita. Il passaggio che Alvaro fa nelle diverse testate giornalistiche è un passaggio essenziale che definisce l’intellettuale.
Corrado Alvaro nasce a San Luca, nel cuore della Locride e muore a Roma. Tre l’alfa e l’omega, una vita di viaggi ed esperienze internazionali. È considerato per questo un intellettuale cosmopolita?
Alvaro, attraverso i suoi personaggi che lui stesso racconta, ha attraversato il tempo e il mondo. Per questo è un intellettuale cosmopolita. I suoi libri sono letti molto in Europa, un po’ meno in Italia e ancora meno in Calabria. Questo fa di lui uno scrittore, un intellettuale, un giornalista a 360°. Attraverso i suoi viaggi e le esperienze professionali, Alvaro ha potuto indagare il mondo ma soprattutto l’uomo nel mondo, di cui è stato un grande cittadino. Leggendo i suoi scritti, si conosce il mondo del suo tempo.
Alvaro ha vinto il Premio Strega nel 1951 ed è stato candidato al Nobel. Nelle sue opere lirismo e racconto realistico…
Il Premio Strega compie quest’anno ottant’anni. Alvaro lo vinse nel 1951 con Quasi una vita, un’opera straordinaria, un diario di bordo della sua vita. Non è un romanzo né un’autobiografia, ma è un libro in cui Alvaro raccontava in maniera spudorata le sue esperienze di vita. Sfiorò anche il Nobel per la letteratura ma il suo antifascismo non lo aiutò. Non prese mai la tessera del partito fascista, conservò sempre la sua integrità morale, non coltivò relazioni sociali utili. Tutto questo lo penalizzò. Noi oggi sappiamo che Corrado Alvaro avrebbe davvero meritato il Nobel per la Letteratura.
Alvaro. Più di una vita, un romanzo biografico, edito da Castelvecchi, di cui lei è autrice, ha un ruolo significativo nel riaccendere i riflettori su Corrado Alvaro…
È un romanzo a cui tengo moltissimo, nato dal desiderio di capire chi fosse l’uomo Corrado. Alvaro scrittore e giornalista è stato raccontato molte volte. Io ero interessata ad approfondire la storia dell’uomo e dopo lunghe ricerche e approfondimenti storiografici, posso dire di aver incontrato Corrado Alvaro. Ho raccontato la sua vita e la sua storia alvariana. Il romanzo comincia dai suoi ultimi giorni di vita, a Roma, nella sua casa in Vicolo del Bottino, vicino Piazza di Spagna. Il racconto parte da Roma che lo ha visto formarsi nel pieno delle sue virtù e lo ha poi visto spegnersi e andar via.
A Roma ha incontrato la giovanissima poetessa Cristina Campo che entra nella vita di Alvaro proprio nei suoi ultimi mesi di vita. Il loro è stato un amore platonico e Cristina sarà la donna nelle cui braccia Alvaro lascerà questa vita. Cristina gli rimboccava le coperte negli ultimi giorni di vita, gli asciugava il sudore, gli dava da bere, ogni pomeriggio gli portava un fascio di rose rosse e si affacciava dal terrazzino della casa per guardare la Scala della Trinità, come la chiamava Alvaro.
Che storia è stata quella di Corrado Alvaro?
È stata una storia bella, intensa e difficile. Corrado Alvaro va in guerra giovanissimo e combatte durante la Prima Guerra Mondiale. Ferito sul Carso a entrambe le braccia, rischia di non poter più scrivere. Alla Contessina dell’Impruneta, che verrà definita la sua madrina di guerra, scriverà messaggi e lettere con la bocca, fino a quando riuscirà a riprendere le sue abilità. Lo aiutò un medico dell’ospedale di Bologna, il professore Bastianelli, che gli disse: “Oggi operandola alle braccia non mi tocca soltanto guarire un uomo, ma far ritornare in vita uno scrittore”. Durante la Seconda Guerra Mondiale si scontra con il fascismo e con il duce ma non indietreggia mai dalle sue convinzioni. Mi fa piacere ricordare una delle sue frasi più belle: “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”.
A Corrado Alvaro è stato riconosciuto il successo che merita?
Alvaro in vita ha riscosso un buon successo che è andato però scemando dopo la sua morte. Quest’anno si commemora il settantesimo anniversario della sua scomparsa, settant’anni da quell’ 11 giugno 1956 e io mi sono recata a Roma per ricordarlo. Il suo ricordo purtroppo non è stato coltivato dall’Italia degli intellettuali che lo ha per lunghi anni dimenticato. Io ho avvertito la responsabilità di parlarne.
Perché?
Per molte ragioni. Corrado Alvaro fu uno dei primi firmatari del manifesto antifascista di Benedetto Croce, anche se fu accusato di essere fascista solo perché frequentava il salotto di Margherita Sarfatti. Alvaro è nella storia della letteratura italiana ed europea, ha contribuito alla creazione del Premio Strega, insieme agli Amici della domenica e a Maria Bellonci. La sua è una storia molto importante, non facile ma che sa tanto di un racconto alvariano.
La sua storia ha vissuto pagine dolorose?
Alvaro ha avuto difficoltà con la moglie, una donna mai particolarmente amata dalla sua famiglia. Lei era una cittadina, lui un aspromontano, come gli ricordava spesso il papà Antonio. Una pagina dolorosissima è stata la morte del fratello Guglielmo che si suicidò lanciandosi nel Tevere.

Roma cosa ha rappresentato nella vita di Corrado Alvaro?
Roma ha rappresentato il successo dell’intellettuale. Alvaro negli anni romani ha avuto modo di approfondire alcune conoscenze che gli hanno permesso di raggiungere equilibri importanti, personali e professionali. Roma è anche la città che negli ultimi tempi Alvaro non amava più, infastidito dal caos romano dovuto a quelle che lui chiamava mescolanze. Roma è stata la sua seconda casa e patria, il luogo dove ha potuto raggiungere quella affermazione per la quale era partito dal suo Aspromonte.
Corrado Alvaro si studia nelle scuole?
Per molti anni non si è studiato nelle scuole e i giovani non hanno avuto la grande occasione di leggere Corrado Alvaro. Porto avanti da anni una battaglia per farlo inserire nei libri di testo e finalmente comincio a vedere risultati concreti. Dall’anno scolastico che si è appena concluso, grazie al mio impegno e a quello istituzionale del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, il ministro Valditara ha fatto inserire Alvaro nelle linee guida con cui la scuola italiana consiglia lo studio degli scrittori del Novecento.
Insieme a Verga e a Pirandello?
Esattamente. Se con Verga indaghiamo il vero e con Pirandello la scomposizione delle forme, con Alvaro indaghiamo il mondo sommerso. Un passaggio che va letto, studiato e conosciuto, una grande opportunità per i ragazzi. Ora tocca ai docenti formare gli studenti anche attraverso le opere di Corrado Alvaro.
Cosa rappresentano le radici per Alvaro?
Le radici sono tutto per Alvaro che si forma e si nutre attraverso le sue radici. Lo testimonia un colloquio che Corrado Alvaro ebbe nel 1953, nella sua casa di Roma, con due intellettuali calabresi, Walter Pedullà e Saverio Strati. La sua prima domanda fu: contatemi di laggiù. Laggiù era la sua Calabria, il suo Aspromonte. Strati, allora molto critico con la terra che aveva lasciato, rispose: La storia della Calabria si processa irreversibile. Alvaro rimase male e disse: Avrei voluto sentir parlare di migliorie, ma forse il momento buono della Calabria deve ancora venire.
Un attaccamento alla sua terra non scalfito dalla lontananza?
Corrado Alvaro ha un attaccamento totale alla sua terra. Torna l’ultima volta a San Luca nel 1941, in occasione del funerale del padre. San Luca rimarrà per lui il paese bellissimo da portare nel cuore, ma distante da lui. Tornerà in Calabria ma solo nel paese dove vivevano la madre e il fratello prete. A chi gli chiedeva perché non tornasse a San Luca, rispondeva: Il mio paese sta cambiando e io lo voglio ricordare come l’ho lasciato.
Oggi San Luca com’è?
San Luca è il paese di Corrado Alvaro, dove è nato Corrado Alvaro. Dire questo, cambia totalmente la narrazione rispetto a quella più conosciuta e nota ai più. San Luca e i sanluchesi oggi si riconoscono come la sua Gente in Aspromonte. Finalmente ci si sente parte di quella letteratura e di quelle storie che Corrado Alvaro ha raccontato e continua a raccontare nel mondo.


