Asteroide 20049 è un corpo celeste registrato nei cataloghi astronomici internazionali, associato al nome di Antonio Presti, un italiano di cui andare orgogliosi. Artista, mecenate culturale, promotore di progetti d’arte pubblica che hanno cambiato il volto e la narrazione dei luoghi accarezzati dalla sua visione, Antonio Presti racconta una bellissima storia italiana. La Sicilia è il suo campo d’azione, la politica della bellezza il suo impegno concreto che è anche impegno civile. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero ha incontrato Antonio Presti per capire le ragioni di un asteroide a lui intitolato, di un meteorite regalato e di un roseto dedicato a Sant’Agata. Devozione, visione, un valore di differenza che diffonde arte e bellezza, eresia culturale sono le cifre di un’avventura, diventata missione, che dagli Anni Ottanta incoraggia i sogni di generazioni diverse.
Antonio Presti
Presidente Fondazione Fiumara D’Arte Antonio Presti
Lei lo sa che la sua è una bellissima storia italiana, un esempio virtuoso per gli Italiani di ogni latitudine?
La mia storia racconta un esempio devozionale che ha trovato nel dono e nell’arte, lo spirito della bellezza. Quando avevo vent’anni, vivevo in Sicilia tra Santo Stefano di Camastra e Cefalù, ho creato nella zona della Valle di Tusa, un bellissimo parco di sculture monumentali dei più grandi artisti internazionali. La Fiumara d’arte, il museo di sculture all’aperto più grande d’Europa, è stato un dono fatto a quel territorio dagli Anni Ottanta a oggi. È un patrimonio che ha restituito identità al territorio ma anche una ricucitura spirituale tra una cima e l’altra che accompagnano la vallata attraverso l’arte e la bellezza. Si tratta di una bellezza che fa guardare verso l’alto.
È il valore di differenza che anima il suo impegno culturale e civile?
La conoscenza, il sapere, l’arte sono fondamentali per imparare a elevare lo sguardo. È un valore di differenza per cui ho lottato tutta la vita e che mi ha portato a fare i fatti. Le opere ci sono, i musei ci sono e io ho donato tutto alla Regione Sicilia.
All’età di vent’anni, rimasto orfano di padre, quando ha compiuto le sue scelte di vita, sapeva in quale direzione voleva indirizzare il suo impegno?
Alla morte di mio padre, dovevo ereditare un’impresa di appalti pubblici. Erano gli Anni Ottanta, in Sicilia, in un tempo condizionato dal malaffare. Accettare questa eredità, avrebbe comportato scegliere la via del depredare, della corruzione. È allora che ho deciso diversamente e ho preferito donare bellezza. Il mio impegno è diventato subito culturale ma anche civile. Ho cominciato a fare fatti, con concretezza. Se si è un valore di differenza, non si può essere contro nessuno ma si è sempre per. Nel per c’è la visione e la convinzione di seminare bellezza.

E nella visione trasformata in concretezza c’è Librino…
Librino è una zona periferica di Catania, un quartiere che si trova di fronte all’aeroporto Fontanarossa. È una periferia, un luogo di mancamento dove vivono settantamila persone, tra cui diecimila bambini.
Cosa intende per luogo di mancamento?
È un luogo dove manca tutto l’orizzontale, strade, alberi, piazze, luce, educazione all’inclusione, alla legalità, al diritto alla cittadinanza. Questo non è bellezza, è il sistema che decide di creare non luoghi a procedere anche per atti di sottomissione all’ignoranza. Noi stiamo vivendo la dittatura dell’ignoranza che come suo livello si è data la mediocrità.
Lei cosa porta nei luoghi di mancamento, in particolare a Librino?
Sono andato nella periferia da artista e ho restituito ai ragazzi la possibilità di condividere processi artistici che hanno cambiato il volto di Librino. In vent’anni ho intercettato quattro generazioni, ventimila ragazzi che sono stati coinvolti nella realizzazione di bellissime porte in terracotta, esattamente quattro porte che si estendono su tre Km e mezzo. L’opera ha manifestato la bellezza. L’arte come processo ha restituito la visione di bellezza, con l’innesto a una pianta ammalata. La bellezza sono gli abitanti di Librino, la bellezza era qualcosa che già apparteneva a ciascuno di loro.
“Ho parlato con Sant’Agata. Librino diventa il roseto di Sant’Agata”. Cominciano sempre con questo cuore, sentimento e attenzione ai bambini i bellissimi progetti che lei realizza?
Sono vent’anni che incontro i bambini nelle scuole, dove parliamo e facciamo attività con la nostra associazione. Ora stiamo istituzionalizzando il museo a cielo aperto, con oltre cinquanta opere monumentali nel quartiere Librino. Mi piacerebbe che in nome della fruizione del museo, ci fosse una riappropriazione del territorio da parte della società civile. Restituire agli abitanti la centralità della bellezza è una cosa fondamentale. Mi piacerebbe che Librino acquisisse anche una dignità estetica ed etica, in nome del paesaggio. La bellezza c’è, il museo c’è, le opere sono bellissime però continuano a esserci erba secca, spazzatura, cose che restituiscono senso di abbandono e mancanza di cura.
E allora?
E allora ho parlato con Sant’Agata, la santa protettrice di Catania. Ho chiesto un aiuto per cambiare Librino. Sant’Agata mi ha risposto che a Catania i devoti cantano una canzone in siciliano che tradotto significa: guardatela quanto è bella, ha la bocca come una rosa. Quindi mi ha suggerito di dire a Librino che tutti, per devozione, devono piantare una rosa e pregare per i ragazzi di Librino. Tutto questo farà comprendere ai ragazzi la necessità e la bellezza della cura. La cura di un luogo dove la spazzatura esiste, perché non c’è ancora la visione di una rosa.

La Fiumara d’arte è il museo a cielo aperto più grande d’Europa, Librino è un quartiere oggi conosciuto per i bellissimi progetti di arte pubblica di cui è ispiratore e mecenate. Le porte si aprono se c’è volontà…
La volontà è la concretezza dei fatti. L’arte pubblica ha trasformato Librino. La Porta della Bellezza è un’opera di arte pubblica impensabile da realizzare, ma anche la Porta dei Sogni e la Porta delle Farfalle. Eppure ci siamo riusciti, anzi loro stessi ci sono riusciti.
Cosa ha significato portare a Librino una fotografa documentarista del National Geographic per rappresentare le mamme di Librino come Madonne?
Lynn Johnson è una grande fotografa, arrivata a Librino da New York per incontrare le mamme di Librino come statuto di madonne e di sacralità. Ha realizzato una installazione fotografica monumentale di opere bellissime, ci sono oltre venti gigantografie di madri. L’opera più bella è aver lasciato a queste madri l’emozione nel cuore del processo artistico creativo. Il museo fotografico delle grandi madri di Lynn Johnson e la mostra dei Cavalli Eretici di Librino di Monika Bulaj è un altro percorso che quest’anno spero di terminare con la fotografia dei papà. Il progetto è importante perché finora i padri erano riluttanti ma oggi finalmente sono pronti a mettere la faccia dell’anima sui muri di Librino.
Ci saranno prossime inaugurazioni?
A settembre spero di inaugurare il Cavallo dei sogni, un’ opera monumentale specchiante. È una scultura alata di Antonello Conte, installata a Librino che restituisce ai ragazzi un’idea diversa di cavallo. A Librino associano il cavallo alle corse clandestine o alla carne di cavallo. Inaugurare il Cavallo dei Sogni, significa restituire i sogni ai bambini che devono guardare al futuro avendo in una mano i libri, il sapere e la conoscenza e nell’altra mano i sogni. Restituiamo ai nostri figli la democrazia di uno stato del futuro fatto di conoscenza e bellezza, maieutiche del cuore.
Qual è il valore simbolico della Sedia gigante, un’opera alta dieci metri?
Il valore simbolico è che accanto alla Sedia gigante, sul muro contiguo, abbiamo installato tremila mattonelle in terracotta con i sogni dei bambini di Librino, scritti insieme alle mamme. In successione appaiono cento cavalli in terracotta e poi il percorso si conclude con una visione metafisica dell’onirico, con una sedia gigante, dieci metri in alluminio specchiante, con una luna sulla spalliera. Quando diecimila bambini passano dalla mancanza di cura del territorio alla forza della bellezza, vedono cavalli che volano, sedie giganti e sogni condivisi, il tutto realizzato da loro stessi, si assiste a qualcosa che rende Librino un modello replicabile in altre periferie.
Librino replicabile e visitabile grazie ai progetti di arte pubblica…
Assolutamente sì. Sarebbe un obiettivo auspicabile se tutti i viaggiatori che scendono all’aeroporto Fontanarossa di Catania, si fermassero a visitare Librino. E’ una zona che incontrano appena usciti dall’aeroporto.

Bisognerebbe organizzare voli Destinazione Librino, per visitare un laboratorio di arte pubblica e civile…
Se riuscirò a istituzionalizzare il museo, vorrei che venisse accolta la mia volontà di non far pagare il biglietto di ingresso. Mi piacerebbe che ogni visitatore portasse una rosa o un vaso di rose per piantarle nelle aiuole. Il pubblico che visita il museo, sarebbe un pubblico attivo e partecipe, con la P maiuscola che va a Librino per piantare una rosa e prendersi cura della res publica. Librino deve diventare un roseto, deve incontrare l’imprenditoria internazionale per consegnare, insieme alla mia fondazione e alla Regione Sicilia, Librino al futuro con fiducia ma anche con una sua autonomia.
“L’argilla è come noi. Se la formiamo bene, le cose escono bene. È un concetto esportabile, oltre l’arte, anche nel sociale?
Sì ma è necessario un impegno che va oltre un workshop di rigenerazione urbana. Solo l’impegno devozionale di una vita può rendere concreto questo concetto. La rigenerazione di una periferia è innanzitutto quella spirituale, dell’anima e della coscienza dei cittadini che la abitano.

“Quando la pianta è ammalata, c’è la cura. Nei luoghi di mancamento c’è bisogno dell’innesto per trasformare ciò che era ammalato”. Il suo impegno tenace con la fondazione a lei intitolata nasce da questa convinzione?
Quando la pianta è ammalata, e può essere il nostro corpo o quello della società civile come la periferia, applichiamo alla pianta il potente processo dell’innesto. L’innesto porta alla trasformazione, in un divenire che non ha più memoria di quando era malata. L’innesto trasforma la nostra visione dell’anima.
Maestro Presti, lei vola alto, tanto alto che le è stato intitolato un asteroide, un piccolo pianeta che orbita attorno al sole con un periodo di quattro anni e quattro mesi. Ha un’orbita eccentrica, si dice che le assomigli. È la risposta dell’universo per tutte le cose straordinarie che lei fa?
Sono un eretico a cui non sono mai interessati i premi, ma l’idea che l’universo abbia compreso tutto il percorso fatto finora anche da artista, mi rende forse ispirato più a una visione universale che a una visione gravitazionale terrena. Un osservatorio astronomico siciliano, Gal Hassin, con l’astrofisico professor Mario Di Martino e una commissione scientifica, è stato promotore dell’iniziativa, presso l’Unione Astronomica Internazionale, di intitolarmi l’asteroide 20049. Oltre all’asteroide che porta il mio nome, mi hanno donato un meteorite di oltre trenta kg. Vorrei donare questo grande sasso cosmico a Librino e posizionarlo all’interno di un’aiuola. Mi piacerebbe che i bambini di Librino sapessero che c’è un meteorite che li protegge dall’alto e arriva con un asteroide.
Librino, con il meteorite mandato dall’asteroide, potrebbe diventare il primo non luogo della nostra contemporaneità che invece di aspirare a diventare il centro di Catania, aspira a una dimensione universale. Librino è il luogo dove una pietra è scesa per i bambini di Librino per innestare una visione. L’asteroide restituisce la dimensione dell’invisibile, nascono le rose con la cura, succedono cose per cui penso che Librino non è solo figlio di un accadimento ma anche di una condizione dell’anima. Tutto questo potrebbe diventare il ritorno di un Piccolo Principe a Librino che consegna a tutti i suoi viandanti, la visione dell’invisibile in nome della bellezza.



