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Il caso Roma. La città eterna oltre i luoghi comuni

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Roma, una città, mille domande. Potrebbe essere il sottotitolo del libro Il caso Roma. Una rinascita possibile? L’autore è Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera con un osservatorio privilegiato su Roma e i suoi problemi, alcuni eterni come è eterna Roma. La sua rubrica Una città, mille domande è uno spazio di ascolto e dialogo con i  cittadini romani che restituiscono il racconto di come oggi si vive a Roma. I lettori segnalano vecchie e nuove criticità ma anche le trasformazioni che attraversano la città. Roma sarà anche eterna, archeologica e storica ma è una città contemporanea con la necessità di maturare, e forse lo sta già facendo, una visione europea. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Paolo Conti per il racconto di Roma oggi, oltre i luoghi comuni.

Paolo Conti

Roma sarà anche un caso ma negli ultimi tempi ha affrontato prove difficili. Cosa succede quando il mondo si affolla a Roma?

Succede che Roma riesce a trovare le energie e le forze per affrontare grandi cambiamenti, nel momento in cui ci sono appuntamenti molto rilevanti. Era già accaduto in occasione delle Olimpiadi del 1960 e nel Giubileo del 2000. Nell’ultimo anno Roma ha avuto il Giubileo 2025 che ha coinciso anche con altri grandi avvenimenti. La morte di Papa Francesco, le sue esequie, la convocazione del Conclave, l’elezione di Leone XIV e il suo insediamento sono stati eventi planetari. Roma ha vissuto una stagione di grande pressione perché oltre ai pellegrini il cui arrivo era già previsto, si è radunata una grande quantità di persone arrivate a Roma per questi avvenimenti straordinari. Possiamo dire tecnicamente che il mondo si è affacciato a Roma.

La stampa internazionale aveva già attenzionato Roma per i cantieri?

 Tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025 il mondo si affaccia a Roma, occupata da una mole enorme di cantieri, per vedere cosa stava cambiando. Una citazione del settimanale tedesco Stern aveva interessato la stampa internazionale.

Roma ha saputo stare al centro del mondo?

I cambiamenti ci sono stati e la città è uscita bene da questa scommessa.

Una città, mille domande è il titolo della sua Rubrica sul Corriere della Sera ma anche un modo per interrogarsi su Roma. Il libro nasce da questo osservatorio speciale?

L’editore Castelvecchi mi ha commissionato il libro, non l’ho proposto io.  Amo questo metodo di lavoro che costringe chi scrive a una certa distanza dalla materia che si racconta. Penso sia un libro laico, né a favore né contro la Giunta Gualtieri. Lo sforzo è stato mettere tutti i dati a disposizione perché i lettori si facessero una propria opinione. È una scommessa che ho cercato di vincere.

Come appare Roma e le sue mille domande?

Penso che questa città che si pone mille domande, abbia giorno per giorno la capacità di cambiare e di capire cosa accada con il cambiamento.

Roma non è solo archeologia ma anche visione del contemporaneo. Cosa deve fare concretamente chi amministra la città?

Questa città è una sintesi meravigliosa di archeologia, medioevo, barocco, rinascimento. Roma è storia, lo abbiamo visto  anche con il recente e triste crollo della Torre dei Conti. Roma ha il più grande parco archeologico abitato. In Italia ci sono tanti grandi parchi archeologici ma nessuno è grande quanto quello di Roma che è attraversato da metropolitane, autobus, tram, macchine. Nel parco archeologico di Roma scorre la vita. Questa però non può essere l’unica identità di Roma che deve pensarsi come grande metropoli contemporanea e dotarsi di strutture che la realizzino in quanto tale. Roma deve dare nuove possibilità di lavoro sul piano dell’imprenditoria, delle nuove tecnologie, dei nuovi orizzonti per il futuro che apre l’IA. Roma non può essere solo passato, bellezza archeologica e artistica.

Se fosse così?

Sarebbe riduttivo e costringerebbe la città a essere solamente uno sfondo per turisti. Non è questa la sua identità, Roma è una grande capitale, di un grande Paese che è una grande potenza industriale e fa parte dell’Unione Europea. Credo che Roma debba tenere conto della scommessa del futuro per avere un’identità al passo con i tempi.

Il cuore di Roma è nelle mani dei turisti. È davvero un’occupazione di massa o perfino, come taluni affermano, una devastazione da overtourism?

Solo lo 0,8% della popolazione romana di tutta la città abita nel centro storico, diventato ormai un punto di riferimento per il grande turismo. Le politiche attuate per evitare il depauperamento del centro storico, non sono state adeguate. Finora non ho visto sforzi concreti per arginare il fenomeno anche se bisogna tener conto che è un fenomeno planetario. Le proteste di Barcellona per evitare un cambiamento radicale della città, sono emblematiche.  L’Amministrazione deve riflettere su questo problema ed evitare che il centro storico diventi lo sfondo per una specie di Disneyland per il turismo.

C’è un rischio concreto di disneylandizzazione se non si prendono provvedimenti adeguati?

Il rischio è già concreto. Il centro storico è depauperato dei suoi abitanti, della vita reale, di un commercio fatto di artigianato e tradizione.

Soluzioni auspicabili?

Ci sono progetti di cui si era già parlato che prevedono l’acquisto di stabili pubblici per l’insediamento di nuove coppie o di anziani. Serve qualcosa che metta in condizione la parte antica della città di continuare a vivere in modo autentico. Per far questo è necessaria una volontà politica, amministrativa, ci vogliono investimenti e scommesse. Leggo in senso positivo la decrescita di interesse da parte di molti proprietari nell’investimento in B&B e mi auguro che questo fenomeno si riduca nel centro storico e lasci spazio ad affitti autentici. Credo sia questa la chiave per evitare che avvenga tutto quello di cui stiamo parlando.

Continua a esserci una Roma socialmente esclusa, quella delle periferie o qualcosa sta cambiando?

C’è un’esclusione purtroppo legata spesso a vicende economiche difficili da sintetizzare. Ci sono però interventi, anche culturali, nelle periferie dove arriva il teatro lirico mobile e le biblioteche pubbliche sono oggetto di grande attenzione. L’amministrazione si è mossa e qualche spiraglio si intravede. Bisognerà anche vedere se Roma continuerà a espandersi nel modo in cui si sta espandendo e come si declinerà il dialogo tra centro e periferie.

A Roma ci sono problemi che sembrano eterni come è eterna Roma. Tra le criticità che il libro evidenzia, il trasporto urbano è sicuramente il più irrisolto…

È un problema che nasce da lontano. Nell’immediato dopoguerra e tra gli anni Sessanta e Settanta, c’è stata una stagione in cui avevamo un’industria nazionale di produzione di macchine, monopolio della FIAT. Si è creduto molto nella mobilità privata e nella mobilità su gomma, si è creduto alla grande scommessa del boom economico legato anche all’espansione dell’industria automobilistica privata. È stato certamente un errore. Roma aveva ancora una efficacissima rete di tram che è stata smantellata proprio nel nome della grande fiducia nel trasporto su gomma.

Sono arrivati gli autobus che si sono poi rivelati mezzi di inquinamento insopportabile ma in quegli anni c’era una grande fiducia e nessuna consapevolezza delle conseguenze. Il paradosso è che dalla fine dell’Ottocento, prima e dopo la Giunta Nathan (ndr Ernesto Nathan sindaco dal 1907 al 1913), c’è stata una grande fiducia nel sistema del trasporto pubblico. Con tutti i suoi terrificanti e atroci difetti, il fascismo a Roma trovò il modo di sviluppare i mezzi pubblici anche per una sua mentalità. Questo non assolve il fascismo da null’altro ma se si fosse andati nel dopoguerra sull’onda di quello che era accaduto nella prima parte del Novecento, non ci troveremmo in questa situazione.

Perché si fece questo errore?

È stato un errore di prospettiva e di comprensione relativamente a quello che stava accadendo. Smantellare la rete dei tram è stata una colpa imperdonabile delle amministrazioni democristiane negli Anni Sessanta e Settanta. Oggi ci troviamo a dover rimettere in ordine il sistema dei tram e con una metropolitana insufficiente. La recente apertura delle archeostazioni Fori Imperiali Colosseo e Porta Metronia, due autentici capolavori di fermate della metropolitana coniugate con una straordinaria esposizione archeologica, dimostra che quando c’è progettualità e visione del futuro, Roma vince le scommesse.

La riflessione su Roma è ampia e il libro, una vera banca dati sulla città, affronta e sistematizza i problemi. Il rock al Circo massimo come lo vede?

Ho un punto di vista che deriva molto dalla mia formazione. Sono al Corriere della Sera dal 1980, con la fortuna di avere indicazioni da Antonio Cederna, grande maestro del giornalismo e dell’ambientalismo italiano. La consapevolezza del bene archeologico che mi è stata trasmessa è una traccia indelebile, rafforzata dall’amicizia che coltivo da vent’anni con Andrea Carandini, grandissimo archeologo. Il Circo Massimo è un’impronta archeologica, sappiamo che non ci sono emergenze archeologiche ma trasformare un’orma archeologica in un’arena rock, è a mio parere un errore di metodo e di merito. Roma ha tanti spazi dove può essere allestito il rock. Collocare il grande rock in una zona che secondo molti studiosi andrebbe dedicata solo allo studio e al godimento dell’archeologia, al contesto con il Palatino è un errore.

L’attuale amministrazione cosa sostiene?

Il sindaco Gualtieri che ho incontrato alla presentazione del libro nella Protomoteca del Campidoglio, sostiene il contrario.  Il sindaco difende la scelta affermando che guarda alla contemporaneità e propone una Roma al passo con i tempi. Io credo che il Circo Massimo meriterebbe una fruizione diversa da quella che lo trasforma in una grande arena dove avviene di tutto. Ed è un grande errore.

A Roma una rinascita è possibile? Roma è davvero di fronte a una nuova occasione?

Il sindaco Gualtieri è una persona di grandissima onestà intellettuale e progettuale. Ha lavorato in Europa, non è ideologico, guarda le esperienze delle altre città e continua a studiare. Non ho un’opinione così sovrapponibile per altri componenti la Giunta, penso che ci siano modalità e inutili protagonismi nell’interpretare il ruolo di assessori. Con un sindaco come Gualtieri, credo che Roma oggi possa ragionevolmente pensare che si può girare pagina anche per l’intesa che c’è tra il Campidoglio e Palazzo Chigi. Al di là delle divisioni ideologiche tra un governo di centrodestra e una giunta progressista, si è trovato un equilibrio nel nome di una capitale che è a servizio di una nazione. Non si può immaginare una crescita e un cambiamento di Roma senza l’alleanza con la Presidenza del Consiglio, al di là di chi vincerà le prossime elezioni nel 2027.

Cosa augura a Roma?

Auguro alla mia amata città di continuare nel segno del cambiamento, con un progetto intelligente che renda Roma  il motore per il futuro dell’Italia, un motore adeguato al servizio dell’Italia e che l’Italia veda in Roma finalmente la propria capitale.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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