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Rinasce il Museo del Genio

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Un edificio imponente di architettura razionalista occupa il primo tratto di Lungotevere della Vittoria. Il Tricolore che sventola sul torrino è ben visibile nel Quartiere Prati-Delle Vittorie. Migliaia di automobili percorrono ogni giorno quel tratto stradale e chissà quanti saranno rimasti incolonnati all’altezza del numero civico 31 di Lungotevere Delle Vittorie. Eppure la maggior parte dei cittadini romani non è mai entrata nel luogo che custodisce una parte importante di storia italiana. È ipotizzabile con ragionevole certezza che quasi tutti non sappiano neanche cosa sia il Museo del Genio e la storia della sua istituzione.

Sono tante le ragioni che hanno consegnato all’anonimato, forse all’oblio, un Museo nato con chiare finalità. Era necessario costruire un luogo dove custodire documenti e memorabilia utili a costruire memoria per le generazioni future. Ed è forse per questo che dopo quarant’anni di chiusura, le generazioni future, diventate quelle oggi presenti, cercano di restituire vita, presente e futuro a un luogo ricco di storia. Il Museo del Genio rinasce e diventa un hub culturale, un nuovo e importante spazio museale restituito alla città di Roma e all’Italia. Il progetto ambizioso diventato realtà, è frutto di una virtuosa collaborazione tra Ministero della Difesa, Esercito, Difesa Servizi e Arthemisia.

Il Genio militare, la sezione dell’Esercito che si occupa di intervenire nelle calamità, terremoti e alluvioni, costruisce ponti e preserva la comunità dai pericoli, si dedica anche alla conservazione e tutela di un archivio imponente e di oggetti ideati da nomi più o meno conosciuti, che con le loro invenzioni hanno contribuito a salvare vite e a migliorare la qualità della vita.

Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Antonio Pascuzzo, curatore museale Arthemisia.

Antonio Pascuzzo

Cos’è il Museo del Genio?

Il Museo del Genio è il primo edificio che nasce in Italia per rispondere a una precisa esigenza espressa da Vittorio Emanuele III di Savoia. L’idea era quella di predisporre a Roma uno spazio espositivo come era già nelle altre grandi capitali europee.

Roma com’era allora?

Siamo in un periodo in cui Roma, sebbene fosse diventata capitale, era ancora una vecchia città di campagna, con zone paludose. L’area di Monte Mario fu perciò interessata da grandi interventi, proprio per costruire e dare una visione nuova e prestigiosa della capitale.

L’idea del Museo del Genio quando parte?

Il progetto parte su sollecitazione del Re al ritorno da un viaggio all’estero e fu affidato direttamente ai militari. L’idea era di trasferire l’Istituto Storico di Cultura dell’Arma del Genio e delle Trasmissioni che era a Castel Sant’Angelo, nel nuovo edificio. Dopo la firma dei Patti Lateranensi nel 1929, si era creata l’esigenza di non popolare di forze armate la zona di Castel Sant’Angelo. Di conseguenza tutta l’attenzione si sposta nella zona dove è attualmente il Museo del Genio, oggi denominata Lungotevere della Vittoria.

Quando viene realizzata la struttura?

La costruzione della struttura inizia nel 1939 e in pochissimi mesi viene edificato un edificio imponente.

Come si presenta dal punto di vista architettonico?

L’edificio ha una ispirazione e una connotazione ben definita. Personalmente colgo, nella struttura principale, la stessa architettura del carcere di Santo Stefano di Ventotene.

Cosa lo ricorda?

In particolare il concetto di Panopticon, una struttura a  pianta circolare con un cortile centrale che consentiva di controllare tutti i detenuti contemporaneamente. In questo edificio invece il Panopticon lo utilizzò De Matteis, il generale del Genio a cui fu affidata la progettazione, per dare al visitatore un’esperienza di continuità nella visita.

Qual era l’obiettivo?

Il visitatore doveva fare sempre il giro, senza passare mai dallo stesso punto. L’edificio iene realizzato con l’aggiunta di una serie di elementi di diversificazione sul piano militare, con i contrafforti all’ingresso che restituiscono il senso di una fortezza.

Una volta edificato, cosa accade?

Accade che tutti i cimeli custoditi a Castel Sant’Angelo vengono trasferiti in questo edificio con una certa celerità. Siamo nel 1939, l’anno in cui l’Italia entra in guerra.

Come fu inaugurata una struttura tanto imponente?

L’inaugurazione si svolse con una cerimonia a beneficio dell’Istituto Luce, con il trasferimento del monumento all’esterno che ricorda i caduti. Lo Stato aveva altre priorità in quel momento e in breve tempo la struttura viene abbandonata.

Eppure è una struttura che ha vissuto e vive…

Si, la struttura vive grazie alla dedizione che i militari hanno dedicato a un luogo che conserva documenti importanti della storia italiana.

L’ archivio con i registri delle due guerre mondiali è custodito in questa struttura?

 C’è un archivio molto importante, cartaceo e fotografico, con le storie di tanti Italiani che hanno perso la vita nel corso delle varie missioni. All’ultimo piano della struttura c’è un archivio che custodisce le mappe olografe, realizzate a mano, di tutte le fortezze italiane.

È un archivio consultabile?

Certamente, per gli studiosi lo è da tempo. Ora sarà aperto a tutti, è possibile prenotarsi con una mail sul sito.

Cosa custodisce questa struttura?

L’ingegneria innanzitutto che venne prestata all’Esercito affinchè la Nazione avesse una sua crescita dal punto di vista tecnologico. Conserviamo i capolavori di Meucci, Marconi e tanti altri inventori meno conosciuti ma che attraverso le loro intuizioni, hanno ideato cose geniali per risolvere le necessità dell’umanità. Visitando il Museo del Genio, si osservano invenzioni che oggi definiremmo quasi installazioni o performance. Sono oggetti a metà tra il  progresso tecnologico e il design.

Un oggetto particolarmente significativo?

Senza dubbio l’aerofono (ndr strumento musicale a fiato che produce suoni facendo vibrare una colonna d’aria al suo interno). Lo considero paradigmatico perché al di là della sua funzione alternativa al radar, era una sorta di radar dei poveri. L’aerofono viene anche richiamato in un film del regista PIF. In guerra per amore, dove lui non avendo l’aerofono vero conservato qui, fa svolgere la funzione di avvertimento rispetto all’arrivo degli aerei ostili, a un suo amico cieco.  Il meccanismo è proprio questo. I non vedenti si erano raggruppati in un’associazione e venivano addestrati a riconoscere le frequenze dell’aereo ostile. Così facendo, riuscirono a evitare che venisse bombardata la Torre di Pisa, il Campanile di Venezia e altri soggetti architettonici che rappresentano l’identità di questo Stato. Il metodo era empirico e quasi commovente, si facevano salire in cielo mongolfiere che ostacolavano chi voleva portare distruzione.  

Il Museo del Genio cosa diventerà con la nuova musealizzazione della struttura?

Noi vorremmo che questo luogo diventasse uno spazio culturale, un vero hub. La struttura è adatta e lo merita, con i suoi 26mila mq,  giardini e 4 livelli. Certamente è molto impegnativo intervenire su una tale struttura, chiusa al pubblico da quarant’anni e ogni intervento dovrà essere fatto cum grano salis, nel rispetto di tutto quello che questo luogo racconta e custodisce.

Altre curiosità sugli oggetti custoditi?

Ci sono molti oggetti che sono serviti a salvare vite umane e a migliorare la qualità della vita.

Ci saranno progetti specifici per le scuole?

Progetti per le scuole già ci sono perché la parte militare che popola questa struttura è impegnata a proporre visite museali anche per le scuole. Sono persone preparatissime che conoscono ogni dettaglio del patrimonio custodito in questo luogo. La struttura aderisce alle giornate FAI e svolge già una sua attività culturale. Oggi c’è l’esigenza di declinarla in una maniera più professionale per intercettare l’enorme richiesta di un pubblico esigente e curioso, interessato all’arte e alla bellezza.

L’invito a visitare il Museo del Genio a chi può essere rivolto?

 A tutti. I bambini hanno enormi spazi di curiosità al piano superiore. Gli adulti, tutti coloro che hanno studiato la storia contemporanea solo a scuola, rimarranno sorpresi dalla concretezza di alcuni oggetti riferibili a precise vicende storiche. Si scopre l’effetto di toccare con mano la storia.

La notizia è che apre un polo museale vivo che racconta la storia…

E rivela la ricchezza di contenuti stupefacenti.

C’è anche un Sacrario?

All’interno del Sacrario Militare si conserva la figura di Ettore Rosso, un sottotenente di vent’anni che a costo della propria vita, ha fermato i nazisti, impedendo che scendessero a Roma.  

Ricordiamo cosa è il Genio e quali sono i suoi compiti?

Il Genio è la sezione dell’Esercito che si occupa di intervenire nelle situazioni di pericolo, nelle calamità, nei terremoti. Il Genio è presente quando si costruiscono i ponti. L’Italia è disseminata di città collegate al resto del mondo grazie a ponti di ferro installati dal Genio che funzionano da oltre un secolo.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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