Non c’è un angolo di mondo in cui non sia stato eseguito il brano Romagna mia, il valzer diventato inno degli Italiani all’estero. L’autore, Secondo Casadei, lo scrive nel 1954. Il brano è un capolavoro che ha conquistato il mondo ed è stato suonato, ballato e tradotto ovunque. Un fenomeno musicale internazionale, un disco che i turisti della Riviera Romagnola acquistavano e mettevano in valigia. Con l’avvento del juke box, una canzone che parlava di nostalgia, terra e radici, proietta la musica folkloristica in dimensioni planetarie. Oltre a Romagna mia, Secondo Casadei ha scritto 1047 brani ed è stato il protagonista di una bellissima storia, partita a Sant’Angelo di Gatteo, il luogo in cui nacque nel 1906.
Il suo viaggio musicale e culturale va ben oltre i confini della Romagna, racconta l’Italia e fa ancora ballare il mondo. “Ma perché tutti chiamano liscio la mia musica romagnola?” Secondo Casadei si interrogava sulle ragioni della definizione applicata alla musica folkloristica romagnola. Non immaginava che il liscio avrebbe cambiato il modo di ballare e associato a lui, sarebbe diventato riconoscibile ovunque. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Riccarda e Lisa Casadei, figlia e nipote del musicista definito lo Strauss della Romagna, per il racconto di una straordinaria storia italiana.
Riccarda Casadei
Dove e quando comincia la storia del liscio?
La storia della nostra musica romagnola, adesso chiamata liscio, è nata a fine Ottocento. Il seme è stato lanciato dal M° Carlo Brighi che era il primo violino della Scala di Milano, sotto la direzione del M° Toscanini. Era l’epoca in cui si suonava la musica che arrivava dalla Mittel Europa, i valzer, le polke e le mazurke che arrivavano dall’Est. Si suonava nei grandi teatri in tutta Italia e nei salotti della gente ricca. A fine Ottocento solo i ricchi ballavano in coppia, la gente del popolo ballava i balli staccati come la tarantella, il frescone, il saltarello. Quando il M° Brighi lasciò la Scala di Milano e Toscanini per tornare in Romagna, con l’obiettivo di far ballare la propria gente con balli di coppia, cominciò la storia del liscio.
Cosa accadde?
Il M° Brighi inventò una pista di legno smontabile che rimontava ogni sera nei paesini dove andava a suonare con un’orchestra che aveva un organico particolare. Primo violino, secondo violino, contrabasso, chitarra e clarinetto in do, uno strumento romagnolo molto allegro. Fu una rivoluzione perché anche la gente del popolo cominciò a ballare in coppia come i ricchi. Il M° Brighi velocizzò i tempi delle musiche con cui si ballava allora, soprattutto i valzer e cominciò a portare in giro per tutta la Romagna, la musica romagnola che ora chiamiamo liscio. Mio padre, Secondo Casadei, entrò come secondo violino nell’orchestra del figlio del M° Brighi che l’aveva ereditata dal padre e vi rimase dal 1924 al 1928.
A 22 anni Secondo Casadei fonda l’Orchestra Casadei e rivoluziona la formazione tradizionale…
Nei 1928 mio padre esaudì il sogno di fondare una sua orchestra che rivoluzionò canoni e stili. L’Orchestra Casadei fu la prima orchestra in cui gli orchestrali si presentavano con una elegante divisa. Il babbo era nato un po’ sarto perché i Casadei, tutti nati a Sant’Angelo di Gatteo, erano una famiglia di sarti da generazioni. Secondo Casadei non ereditò l’arte della sartoria, ma era attratto dalla musica fin da piccolo. Un suo vicino di casa, il liutaio Arturo Fracassi che costruiva viole e violini, si accorse fortunatamente della grande passione che Secondo aveva per la musica.
Convinse i miei nonni a portarlo a studiare in una scuola importante a Cesena. Mio padre cominciò a frequentarla due volte alla settimana e per raggiungerla, faceva 15 Km in bicicletta all’andata e 15 Km al ritorno. Non se ne lamentò mai perché per lui frequentare la scuola di musica era la gioia più grande del mondo.

Per quanti anni studiò musica?
I suoi insegnanti erano esterrefatti per la facilità con cui apprendeva. Tuttavia mio padre frequentò la scuola solo per quattro anni perché alla musica classica insegnata nella scuola, preferiva la musica da ballo. Lasciata la scuola, si unì a musicisti più grandi di età che portavano in giro la musica da ballo. Si esibivano nelle stalle dei contadini, l’ambiente più caldo di ogni casa dove la gente poteva ballava. Partecipavano a tutte le feste della campagna, mietitura, trebbiatura, vendemmia, con la gente che ballava nelle aie. Secondo Casadei cominciò anche a fare da colonna sonora per i film muti dove non c’era voce né musica. Nel corso della proiezione, adattava la sua musica alla scena che si proponeva.
Secondo Casadei ha vissuto per anni di notte, tra balere e serenate…
Insieme al suo violino, Secondo, con suo fratello Dino e sua sorella Angelina che cantava, andavano insieme a fare le serenate sotto le finestre delle ragazze, accompagnando in musica il promesso sposo.
Con Secondo Casadei la canzone dialettale romagnola cominciò il suo viaggio. Quali erano gli elementi che la caratterizzavano?
Erano testi che raccontavano momenti di vita e parlavano al cuore della gente. Secondo Casadei ha lanciato la canzone dialettale romagnola, adattandola e rendendola ballabile. Il suo successo più grande è Un bez in cicicletta, un bacio in bicicletta, una specie di Romagna mia dialettale.
Nel secondo dopoguerra, quando arriva in Italia la musica americana, Secondo Casadei continua a suonare valzer, mazurka e polka. Mantenne in vita la musica da balera e consegnò il liscio a un successo senza tempo…
L’Orchestra Casadei fu l’unica orchestra romagnola a continuare a suonare la propria musica. La musica americana furoreggiava, piaceva anche a mio padre ma lui continuò a suonare la musica romagnola anche a costo di essere sbeffeggiato dagli altri musicisti. Se si andava a ballare e si chiedeva un valzer, molte orchestre si rifiutavano di eseguirlo dicendo che il valzer lo suona Casadei.
Secondo Casadei è stato un pioniere del made in Italy in campo musicale?
Sì, è stato l’unico a tener duro, vivendo momenti anche difficili. Il suo amore per la Romagna e per la musica ha prevalso su tutto. È stato un pioniere nella difesa della musica romagnola e delle sue radici.
Perché il genere musicale liscio si chiama così?
È una definizione arrivata molto tempo dopo, quando Secondo Casadei cominciò a portare la sua musica romagnola fuori regione, in Piemonte, Veneto, Lombardia. Mio padre si meravigliava che ovunque venisse accolto con le stesse parole: è arrivato Casadei, quello del liscio. E chiedeva a noi cosa volesse dire.
Liscio cosa voleva dire?
Liscio era il modo di intendere il nostro ballo dalla gente del Nord. Su, al Nord, si ballava strisciando i piedi sul pavimento. In Romagna invece si saltella e i piedi quasi non toccano il pavimento, soprattutto nelle nostre polke più infuocate. Al Nord la musica romagnola è sempre stata chiamata liscio, definizione che noi abbiamo adottato solo dopo il brano Romagna mia.
Un capolavoro, un brano che dal 1954 fa ballare il mondo…
Romagna mia è un successo straordinario di cui mio padre allora ma anche noi oggi, non riusciamo a capire le ragioni. Era un brano che Secondo Casadei aveva nel cassetto da tempo, intitolato originariamente Casetta mia. Nel 1954 capitò che andasse a Milano a incidere e il 12esimo brano di una raccolta a 33 giri non veniva perfetto perché il sassofonista aveva problemi di gola. Mio padre portava con sé sempre brani di riserva e tirò fuori questo valzerino che aveva dedicato alla sua casa di Gatteo a mare dove passiamo le vacanze. Il Maestro…. quando la ascoltò, si complimentò con mio padre per aver portato finalmente una canzone di respiro nazionale. Predisse un futuro roseo per il brano ma suggerì di cambiare il titolo in Romagna mia.

Perché proprio Romagna mia?
Perché, diceva al babbo, ogni volta che lei viene su a Milano, non fa altro che parlare della sua Romagna, di come ci si sta bene, della gente allegra e di come si mangia bene. E allora, la chiami Romagna mia. Mio padre colse subito l’importanza del suggerimento e cambiò Casetta con Romagna. Da allora il brano continua a viaggiare per il mondo, ancora oggi ci arrivano filmati da luoghi lontani e improponibili dove suonano la canzone. Dalle Hawai ce ne è arrivato uno con le ballerine con la gonnellina di paglia e i fiori mentre cantano Romagna mia ondeggiando.
Qual è l’angolo del mondo più remoto dove è stata eseguita Romagna mia?
Potrei dire Alaska, Giappone, Australia. Penso sia arrivata ovunque perché non sono solo i romagnoli ma è la gente italiana che la porta in giro per il mondo. Romagna mia è diventata di tutti gli Italiani.
Il liscio nasce come fenomeno sociale e di aggregazione?
Il liscio è il ballo dell’abbraccio. Mio padre raccontava di aver visto tantissimi amori nascere mentre si ballava il liscio. Secondo Casadei è stato per anni invitato a tutti i matrimoni di persone che si erano innamorate ballando abbracciate. Il liscio è simpatia, allegria, è stringere e sentirsi stringere.
Secondo Casadei pensava alla azdoura, la donna romagnola che riusciva ad aver cura di tutto, dai figli, ai conti, alla casa, quando scriveva canzoni dedicate alle donne?
La azdoura è la donna romagnola punto di riferimento della casa e della famiglia. Era la reggitrice, la figura femminile più importante nella Romagna della sua epoca. Certamente avrà pensato alla azdoura in tutti i brani dedicati alle donne. Era un ammiratore dell’universo femminile e ha scritto molti brani dedicati alla moglie Maria, casalinga e quindi azdoura, e canzoni con nomi di donna come Luciana, Adriana, Paola, Laura, Nadia…
Secondo Casadei non ha solo fondato un’orchestra e creato un fenomeno culturale con il liscio. È stato anche un autore prolifico che ha scritto oltre mille brani e ne ha incisi 1.048…
Era un autore molto prolifico ed è stato il maestro Ennio Morricone a riconoscere questo talento. Lo avevo cercato per segnalare il cinquantennale di Romagna mia, il Maestro mi telefonò dalla SIAE e mi disse che conosceva Secondo Casadei come autore prolifico, non solo come autore di Romagna mia.
Il M° Ennio Morricone espresse un parere su Romagna mia?
La definì un piccolo capolavoro. Io gli raccontai che mio padre non aveva studiato per molti anni la musica e il M° Morricone rispose che era però andato in giro e aveva saputo raccogliere tutte le note del mondo, facendole proprie.
Una consacrazione per Romagna mia…
Proprio così. Ascoltare Ennio Morricone che rivolgeva tanti complimenti al babbo è stato per me un momento di grande emozione.

Secondo Casadei muore nel 1971 a soli 65 anni ma la sua eredità culturale musicale prosegue il cammino…
La musica di Secondo Casadei è allegra, vivace ma anche malinconica perché parla di sentimenti universali. È bello soffermarsi anche sui testi perché ci sono parole che toccano il cuore.
Sono state fatte tesi di laurea su Secondo Casadei?
Si, mio padre è stato oggetto di approfondimento e studio proprio attraverso tesi di laurea. Per noi è motivo di grande soddisfazione vedere giovani che si interessano alla sua vita, studiano la sua produzione artistica e vengono a visitare la casa museo. Parlando con noi, rimangono piacevolmente stupiti dalla scoperta della sua storia e della vita piena di cui è stato protagonista.
A Savignano sul Rubicone, in provincia di Forlì, in Via della Pace 28, c’è la Casa Museo di Secondo Casadei, la vostra casa…
Sì, è il luogo in cui è custodita la memoria di mio padre. Ci sono i suoi strumenti musicali, quelli dei suoi orchestrali, spartiti autografi e manoscritti originali, dischi d’epoca, copertine storiche, grammofoni, premi, lettere, fotografie, ritagli di giornale, diari. Ci sono anche le divise storiche dell’Orchestra Casadei.
È custodita una storia straordinaria, una storia viva…
Aspettiamo con grande piacere chi vorrà venirci a trovare, dall’Italia e dall’estero. Arrivano visitatori dall’Argentina, dall’America, dal Brasile, luoghi lontani dove la musica di Secondo Casadei è ascoltata e amata. Ogni visitatore farà un viaggio in una storia lunga cinquant’anni, tra strumenti, abiti di scena e manifesti bellissimi. Nella casa museo c’è tutta la storia di Secondo Casadei e della musica romagnola.
Tra tutti gli oggetti custoditi nella casa museo, c’è un oggetto a cui lei, da figlia, è particolarmente legata?
Sì certamente, è il manoscritto Riccarda, un tango argentino con una ninna nanna che il babbo mi ha dedicato quando sono nata. È uno degli oggetti a me più cari.
Aveva anche tanghi argentini in repertorio?
Sì perché i tanghi argentini andavano molto di moda. Secondo Casadei suonava valzer, polke e mazurke, i suoi cavalli di battaglia ma anche mambo, rumbe, cha cha cha ma i tanghi sono sempre stati presenti. L’Orchestra Casadei era sempre molto aggiornata su tutti i brani nuovi che arrivavano di anno in anno.
È vero che nel giardino della vostra casa museo c’è una formella con messaggi di musicisti e personaggi noti con messaggi universali sul valore della musica?
Noi raccogliamo tutte le frasi sulla musica di persone famose e non, che la gente ci fa arrivare o ci segnala. Abbiamo una frase di Luciano Pavarotti, consegnataci dal suo autista poche settimane prima della sua scomparsa. Ci sono frasi del Maestro Muti, Holly, Jovanotti, Benigni, Sophia Loren, Gina Lollobrigida. Abbiamo una ricca raccolta di frasi dedicate alla musica pronunciate da persone diverse ma con la stessa sensibilità.
Lisa Casadei
Nipote di Secondo Casadei, lei è impegnata a trasmettere la storia del nonno alle nuove generazioni per la costruzione di una memoria musicale collettiva. Con la famiglia, gestisce le storiche edizioni musicali CASADEI SONORA, un catalogo prestigioso, la storia della musica popolare italiana…
Le edizioni musicali, fondate da Secondo Casadei, contengono musica da ballo romagnola. Negli ultimi anni, alla sua produzione si sono aggiunte orchestre, gruppi e artisti, non solo romagnoli, che continuano a portare avanti questa musica. Siamo molto grati agli artisti che continuano a traghettare nel tempo la musica romagnola di Secondo Casadei.
Oggi dove si suona e si balla la sua musica?
È una musica che si suona nei locali in cui si balla. È nata per far ballare la gente. Purtroppo le balere oggi non sono numerose perché non c’è stato sufficiente ricambio generazionale della gente che balla. L’interesse è però cresciuto da parte di altri mondi e c’è attenzione culturale al fenomeno. Noi facciamo ascoltare la musica che ha accompagnato la vita di generazioni di romagnoli dalla nascita fino all’estremo saluto. Ci sono ancora persone che scrivono nel loro testamento di voler essere accompagnati al loro funerale dalla musica romagnola. Richiedono espressamente una banda o un’orchestra che esegua i brani indicati nelle disposizioni per l’ultimo saluto. Alcuni funerali sono quasi allegri con la colonna sonora delle polke. Molti decidono di farsi accompagnare dalle note commoventi di Romagna mia.
Cosa rappresenta per voi oggi Romagna mia?
Romagna mia è un brano che non è più nostro ma è della gente, appartiene proprio a tutti. La canzone prese il volo da sola, tra lo stupore anche di mio nonno Secondo Casadei e oggi, a distanza di settantadue anni dalla sua composizione, continua a volare alto e a viaggiare nel mondo.

Per chi desidera ascoltare l’intervista integrale, è online il Podcast con Riccarda e Lisa Casadei, figlia e nipote del padre del liscio


