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MUCHA e l’Art Nouveau in mostra a Roma

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Alphonse Mucha, la sua arte, il suo mondo, il suo stile, è in mostra a Roma. MUCHA. Un Trionfo di bellezza e seduzione  è un’esposizione molto attesa e visitata che ha già portato a Palazzo Bonaparte circa centomila visitatori. E c’è tempo ancora fino al prossimo 8 marzo per fare un viaggio nell’Art Nouveau di cui Mucha è l’artista più significativo. L’evento romano dedicato a Mucha è una grande mostra, realizzata con una selezione di oltre 150 opere che porta a Roma tutti i capolavori dell’artista. Alphonse Mucha ha tracciato artisticamente il tempo in cui è vissuto (1860-1939) e dopo due decenni di oblio, ha ricominciato a influenzare le espressioni artistiche legate soprattutto alle giovani generazioni. Oggi l’interesse per Mucha è acclarato e non accenna a scemare.

La sua storia personale e artistica è molto legata alle sue origini slave. Nasce nella Repubblica Ceca da cui si allontanerà per abitare a Vienna, Monaco, Parigi, New York e Chicago. Tornerà nella sua patria di nascita nel 1910 e vi resterà fino alla morte, dedicandosi all’Epopea slava. L’incontro con Parigi, dove trascorrerà circa 20 anni, sarà fondamentale. C’è un giorno preciso che cambia la vita di Mucha, anzi una notte, la notte di Natale del 1894. Incontra l’attrice Sarah Bernhardt e accetta di realizzare per lei, conosciuta come “Divina”, il manifesto per Gismonda. Realizza una locandina a grandezza naturale, colorata a pastelli. È la svolta nel percorso di un artista che da quel momento dimostrerà di saper fare tutto. Sarah Bernhardt lo contrattualizza per sei anni e Mucha creerà manifesti, costumi, gioielli, scenografie.

Le sue creazioni conquistano Parigi, invadono le strade della città che in quel momento era l’emblema della modernità. Mucha interpretava la Belle Epoque, era l’artista giusto, nell’epoca giusta, nella città giusta. Nel 1900 il manifesto si nobilita e diventa non solo strumento pubblicitario ma simbolo di un’epoca. Cioccolato, tabacco, biciclette, spettacoli teatrali, biscotti…tutto veniva pubblicizzato attraverso manifesti colorati. Nei venti anni che Mucha trascorre a Parigi, realizza 120 manifesti, ciascuno considerato oggi un’opera d’arte. Nel 1900 è tra i protagonisti dell’Esposizione con cui conquisterà grande fama anche oltreoceano.

Nel 1910, dopo aver dimostrato al mondo che è possibile e necessario portare l’arte a tutti perché l’arte appartiene a tutti, torna dove era nato. Si impegna per servire la sua terra con la propria arte. Mucha non ha mai perso l’identità slava che lo aveva formato. Molti elementi presenti nelle sue opere, riflettono la sua appartenenza. Abiti, motivi floreali ispirati all’arte della Moravia, elementi e temi tipici delle chiese barocche ceche. Lo Stile Mucha è proprio la sintesi di un vissuto che non ha mai dimenticato le sue origini. A Roma è attualmente visitabile la più grande retrospettiva mai dedicata ad Alphonse Mucha. Per celebrarlo è arrivata anche un’ospite d’onore, la Venere di Botticelli concessa in prestito dai Musei Reali di Torino e accolta come una star a Palazzo Bonaparte.

Il dialogo tra un artista del Quattrocento e un artista di fine Ottocento, inizi Novecento, si basa sull’ideale di bellezza. La Venere ricorda la raffigurazione di bellezza femminile che Mucha realizza nelle sue opere. Nella sontuosa mostra romana, Mucha viene raccontato attraverso le sue opere e un allestimento realizzato con arredi, oggetti di design, fotografie, materiali d’epoca e perfino con profumazioni create appositamente sugli studi di Mucha.

Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Francesca Villanti, direttrice scientifica del progetto espositivo prodotto e organizzato da Arthemisia.

Francesca Villanti

Qual è l’ideale di bellezza di Mucha?

È l’ideale platonico, la bellezza che aiuta a elevare lo spirito. Mucha pensa che grazie alla bellezza, sia possibile aiutare il popolo a elevarsi e a crescere anche nella vita quotidiana. Parigi è piena di manifesti ed è allietata dalla bellezza. Mucha lavora su una produzione molto ampia di oggetti che potevano decorare le case. Sono oggetti di uso comune che tutti abbiamo anche oggi.

Quali oggetti ha dipinto?

Calendari, block-notes, manifesti che venivano riprodotti in grandi numeri e quindi commerciabilissimi. L’idea di Mucha era proprio quella di poter arredare la casa di tutti.

Non era solo questo il suo obiettivo…

L’obiettivo ultimo era quello di dare forza al suo popolo che è sempre stato oppresso. Con L’Epopea slava, il ciclo finale della sua vita, Mucha vuole dare al suo popolo forza e sicurezza proprio grazie alla bellezza e alla storia. Vuole cercare di portare il suo popolo a credere in sé.

Tra tanta bellezza, dove siete partiti per costruire la linea narrativa di una mostra evento?

Io sono partita dalla considerazione che Mucha viene considerato come un semplice ma importante realizzatore di manifesti. È indubbiamente vero, perché Mucha è stato uno dei più bravi a lavorare con la cromolitografia, ma Mucha è molto di più. Abbiamo pensato la mostra con l’idea di andare in profondità, per andare oltre la prima impressione.

L’allestimento come è stato realizzato?

È un allestimento straordinario, pensato non solo per esporre le opere di Mucha ma anche per ricostruire l’atmosfera dove l’artista ha vissuto. Ci sono decorazioni, oggetti e mobili dell’epoca che catapultano il visitatore nella Parigi di fine secolo.

Una caratteristica di Mucha che emerge dalla mostra?

Mucha è un artista che ha capito la donna in maniera moderna. Lo raccontano gli sguardi dei suoi manifesti. Mucha ha capito cosa è la pubblicità e l’importanza di riprodurre un’immagine più e più volte. Ha inventato il branding, utilizzando la stessa immagine per la scatola, l’etichetta, il manifesto. Mucha è riuscito a capire davvero quanto bisogno di bellezza ci fosse.

L’esposizione che opportunità culturale rappresenta per i visitatori?

Mucha insegna a osservare con grande attenzione ogni singolo dettaglio. Noi diciamo che le sue donne sono bellissime perchè basta guardare i dettagli che sono legati sempre a un rimando colto e raffinato. In esposizione ci sono molte fotografie in cui Mucha indossa costumi tradizionali, arricchiti da ricami che fanno parte della tradizione slava e spesso hanno le stesse forme che l’artista riporta nelle donne disegnate sui manifesti. In Mucha non c’è un segno che sia frutto di sola immaginazione ma è tutto studio, approfondimento con un rimando all’antico, al classico e alla tradizione.

La bellezza per Mucha cos’è?

La bellezza è cultura.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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