Il 1° febbraio 1926 nasceva a New York Vivian Maier, conosciuta al mondo per 81 anni nel suo ruolo di bambinaia anche se era una straordinaria fotografa. Il prossimo mese si celebrerà il centenario dalla nascita di Vivian Maier, vissuta 83 anni, che solo due anni prima di morire è stata svelata nella realtà del suo talento prodigioso. Vivian Maier, figlia di padre statunitense con origini austriache e di madre francese, trascorre la maggior parte della sua vita in due città americane. New York, dove nasce e comincia a lavorare e Chicago, città in cui si trasferirà.
I bambini sono al centro del suo mondo e non solo perché per quarant’anni lavorerà come bambinaia per famiglie benestanti. Vivian Maier ama l’innocenza dei bambini, i loro sorrisi, la naturalezza dei gesti quotidiani, il loro sguardo sul mondo. Li accompagna in lunghe passeggiate, nei parchi, nei quartieri periferici, li osserva e cattura gesti, volti, espressioni, giochi e lacrime consegnandoli alla storia. Come? Fotografando la loro infanzia con la sua Rolleiflex, la macchina fotografica che portava sempre al collo. Ed eccolo il segreto di Vivian Maier, la fotografia è la passione tenacemente tenuta nascosta al mondo che ci fa amare alla follia una donna libera di coltivare il proprio talento, nel silenzio assoluto. Vivian Maier è l’autentico racconto americano del secondo Novecento, realizzato fotografando bambini felici, persone che vivono ai margini della società, scene di vita urbana.

Vivian fotografa anche se stessa, ovunque, con tanti autoritratti, riflessa in una vetrina, a volte ombra, a volte sagoma, spesso con la macchina al collo. Immortalare la vita che scorre è la cifra del suo racconto. Senza clamori, senza dirlo, senza l’esigenza di presentarsi al mondo come fotografa. Vivian Maier conduce la sua onesta vita di affidabile bambinaia e nel frattempo racconta la sua epoca. Ma questo il mondo, anche quello a lei vicino, non lo sa e non lo immagina. Il materiale che accumula negli anni è corposo, archivia oltre 150mila negativi e 3mila stampe. Affitta un magazzino e custodisce i suoi scatti. Ma arriva il giorno in cui il mondo scoprirà tutto e lei sarà conosciuta e apprezzata come una delle fotografe americane più importanti del XX secolo.
Quel giorno arriva nel 2007, quando John Maloof, agente immobiliare a Chicago e collezionista per hobby, acquista all’asta una parte dell’archivio di Vivian Maier che era stato confiscato per un mancato pagamento. Comprende subito di aver scoperto un tesoro e svela al mondo Vivian Maier con la sua emozionante storia anche grazie a un documentario, candidato all’Oscar, co-diretto dallo stesso Maloof. Vivian Maier cambia ruolo sociale, non è più una baby sitter ma improvvisamente diventa una fotografa di fama mondiale. Oggi è certamente tra i grandi nomi della fotografia del Novecento. La sua storia è commovente, ma le sue foto lo sono di più. Quante immagini dalla seducente potenza visiva abbiamo sull’America degli Anni Cinquanta e Sessanta grazie al talento straordinario e alla curiosità di Vivian Maier street photographer.
Roma ospita, nel nuovo polo espositivo del Museo del Genio, una grande monografica dedicata alla fotografa scomparsa nel 2009. VIVIAN MAIER. The Exibition, una mostra curata da Anne Morin, biografa e studiosa dell’artista, che ha catalogato e studiato per dieci anni il prezioso materiale lasciato da Vivian Maier e mai mostrato ad altri. Il sentimento che prevale osservando gli oltre duecento scatti in mostra, è l’autenticità. L’anonimato a cui Vivian Maier si è volontariamente consegnata, è stato il suo alleato. Nessuno dei soggetti ritratti è stato mai messo in posa, a nessuno è stato chiesto di modificare un sorriso, uno sguardo, un gesto. Fiumi di vita vera scorrono sotto gli scatti compulsivi di una donna che sapeva coltivare con gioia una passione segreta. E con questa passione ha raccontato il mondo che osservava e il tempo in cui viveva.
Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Chiara Spinnato ideatrice della mostra nata da un progetto di Vertigo Syndrome, prodotta e organizzata da Arthemisia.
Chiara Spinnato
La monografica dedicata a Vivian Maier su quale idea è stata costruita?
L’idea è frutto del lungo lavoro, oltre 10 anni, di Anne Morin, la curatrice della mostra. Quando Vivian Maier è stata scoperta, sono state trovate circa 150mila tra fotografie, negativi e rullini mai sviluppati. Da allora sono state organizzate alcune mostre che raccontavano solo un aspetto di Vivian Maier. La monografica allestita al Museo del Genio vuole raccontare la sua opera a tutto tondo.
Come è organizzato il percorso di visita?
Il percorso di visita è caratterizzato da sezioni nuove presentate al pubblico. Le sette sezioni raccontano quanto in realtà Vivian Maier fosse una fotografa molto consapevole, pur essendo autodidatta. Ciò che presentiamo posiziona Vivian Maier tra i grandi artisti del Novecento, nonostante sia stata una fotografa sconosciuta per quasi tutta la sua vita.
Le nuove sezioni cosa propongono di inedito?
Sono molto importanti le sezioni legate al cinetismo e ai suoi studi sul movimento. Vivian Maier intervallava fotografie a riprese con la macchina Super8. L’astrattismo è presente nella sua opera con i dettagli che lei arriva a fotografare negli oggetti, fino al microscopico dettaglio che restituisce il senso di un’opera astratta.

Ci sono molti scatti dedicati a immortalare il sociale tra verità e suggestioni…
Si, sono nelle sezioni che abbiamo imparato ad amare perché la definiscono con uno sguardo del fantastico sociale per l’amore che c’è per i dettagli e per la quotidianità.
Vivian Maier come si colloca nella fotografia di strada del Novecento?
È un posto che porta Vivian Maier a unire due mondi. Non solo la street photography americana ma anche l’unione con l’umanesimo francese e le foto di Doisneu. Si avverte questa duplicità anche perché Maier aveva origini francesi da parte di madre.
Come sono le sue foto?
Le foto che ruba hanno tutte una caratteristica teatrale. Gli scatti e raccontano piccole storie. Derivate da un dettaglio o da un particolare che Vivian Maier coglie tra due persone che parlano, uno sguardo, un gesto. Lei ha una forte capacità di mettere in scena un racconto. L’impostazione, gli scatti di street photography che Maier fa alle persone, rimandano a una consapevolezza e anche alla classicità dei ritratti dell’Ottocento. Le sue foto hanno tutte una grande gentilezza nello sguardo.
Perché questa mostra è eccezionale?
Lo è indubbiamente perché presenta fotografie vintage dell’artista, foto che lei stessa ha fatto stampare e foto moderne che in alcuni casi la curatrice ha scelto di mettere accanto alla foto fatta stampare da Vivian. Si può cogliere il nuovo taglio e l’immagine originale. È un particolare che colpisce molto i visitatori che possono anche ascoltare la voce di Vivian Maier mentre parla in prima persona. In mostra ci sono le sue macchine fotografiche, a partire dalla Rolleiflex che la segue per tutta la vita ma anche la Leica con cui realizza fotografie a colori. Fotografa in bianco e nero, ma poi fa indagini e fotografie a colori e questo è un altro aspetto eccezionale della sua produzione.
La curiosità per il mondo e per la gente ha portato Vivian Maier a narrare il suo tempo? È questa la spinta propulsiva della sua produzione artistica?
Vivian Maier è una figura che ha vissuto tutta la vita avvolta nel mistero e rimane nel mistero. Non ha lasciato nulla di scritto se non le sue opere fotografiche. È una nostra interpretazione ma crediamo proprio che la curiosità sia alla base di tutta la sua produzione. Vivian Maier si è spinta in quartieri che erano sobborghi, a un certo punto della sua vita ha lasciato tutto e viaggiato per il mondo da sola per un anno intero. Era evidentemente alla ricerca di mondi diversi, animata certamente dalla curiosità.
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