Cosa collega la musica sacra, i giovani, l’anno giubilare, un festival, il territorio e i social? La risposta è nelle conclusioni della prima edizione del Festival di Musica Sacra Regione Lazio, organizzato per promuovere la musica sacra attraverso giovani musicisti del territorio. La rassegna, nata con l’obiettivo di proporre l’ascolto di musica sacra in maniera inclusiva e gratuita, ha allestito un ricco cartellone di eventi. Chiese, abbazie e conventi in tutto il Lazio, sono stati lo scenario suggestivo per 155 concerti che da aprile a ottobre hanno avuto protagonisti compositori e interpreti under 35.
Tra tutti i partecipanti, sono stati selezionati 5 composizioni originali finaliste per il Premio di Composizione. Tutti i brani sono stati eseguiti dalla Roma Tre Orchestra, con la direzione artistica del Maestro Valerio Vicari, nella serata conclusiva del Festival Musica Sacra Regione Lazio. Il Gran Gala, presentato dalla giornalista Claudia Conte all’Auditorium Conciliazione, si è concluso con la designazione del vincitore. Il brano “O alto e glorioso Dio” su testo di San Francesco d’Assisi del Maestro Emanuele Stracchi è stato decretato vincitore da una commissione tecnica musicale.
Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra il poliedrico musicista, compositore, pianista, direttore d’orchestra e autore del brano vincitore, per approfondire il ruolo della musica sacra oggi tra tradizione e nuovi linguaggi musicali.
Emanuele Stracchi
Maestro, qual è la sua definizione di musica sacra?
E’ difficile sintetizzare una definizione ma cercherò di dare un perimetro. Con l’espressione musica sacra si designa tutto l’insieme delle musiche create per il culto ed essere parte della celebrazione per il rito. È tutto un enorme ambito di composizioni che hanno un testo sacro derivato dalla Bibbia. L’ambito comprende il canto gregoriano nella sua lunghissima tradizione, la polifonia classica, la musica d’organo ispirata o nata come commento al gregoriano oppure di altri strumenti approvati.
Quali sono gli strumenti approvati per il rito?
L’unico strumento approvato per il rito in chiesa è l’organo. Si fa comunque rientrare in questo ambito anche il canto popolare religioso quando è realmente ordinato al rito, come la lunga tradizione della lauda medievale che ancora viene cantata in alcuni paesi dell’Italia centrale. La musica sacra è musica che attraverso il testo sacro commenta il testo e fa parte del rito. C’è poi, in senso lato, tutta una parte di musica sacra di ispirazione devozionale che non andrebbe eseguita all’interno del rito ma ha una sua funzione extra rituale.
Qual è il fine della musica sacra extra liturgica?
Può avere come fine la pietà popolare, può porsi in una dimensione religiosa e devozionale para liturgica e da concerto. Parte della mia musica sacra, come il mio pezzo che ha vinto il Festival, appartiene a questo ambito.
Come si può attualizzare oggi il canto gregoriano, il canto liturgico per eccellenza, se lo si pensa per le nuove generazioni?
Il canto gregoriano, nella sua lunghissima tradizione, è stato da sempre la parte necessaria, integrante e obbligatoria della liturgia solenne. Riferirsi al gregoriano è di fondamentale importanza. Io come compositore credente mi rifaccio alla famiglia del canto liturgico romano. Il canto gregoriano è pura melodia che si muove nel tempo e che nasce dalla sedimentazione di tante tradizioni diverse che a un certo punto sono state messe insieme.
A opera di chi?
Carlo Magno ha avuto un ruolo. Tagliò tutta una serie di repertori e fece una sorta di riassunto, creando la grande famiglia del canto gregoriano.
Il canto gregoriano è attuale oggi?
Assolutamente sì, il canto gregoriano è molto attuale perché da sempre è la base per partire in una nuova composizione polifonica. Si parte da un incipit, da uno spunto melodico gregoriano per elevare il brano nuovo che si va a scrivere, oppure si prende la melodia a valori lunghi. Si edifica il nuovo brano su quella melodia per far vedere che il parametro formale riposa su qualcosa di profondamente sacro. Se il canto gregoriano è la melodia sacra per eccellenza, ogni brano sacro deve fondarsi sul canto gregoriano.
“O alto e glorioso Dio”, il brano vincitore del Concorso di composizione, come si definisce?
È un brano extra liturgico, eppure mi sono andato a riprendere frammenti gregoriani. Il brano si fonda sulla lunga tradizione diacronica che si pone nel tempo e fuori dal tempo, riattualizzandola. Parte delle canzoni pop moderne ma anche contemporanee non sono tonali, ma affondano su tradizioni e radici lontane perché sono modali. Il canto gregoriano si fonda su scale modali di antichissima tradizione. Le canzoni appartengono a questo regno, attualizzato, ma aggiungono la ritmica, la chitarra e altri elementi accattivanti. La musica classica può ripartire da questo perché c’è un filo rosso che attraversa i secoli.
Il canto gregoriano può emozionare?
Certamente, nel VI secolo sono state trovate formule melodiche molto accattivanti che riescono a far meditare e a entrare nel regno nel sacro. Oggi sono sempre un modello per scrivere e comporre.
La musica sacra che ruolo ha nel nostro tempo e in particolare nell’ Anno Giubilare?
In questo Anno Giubilare la musica sacra ha avuto un grandissimo ruolo. Papa Leone XIV ha voluto riproporre, fin dalla sua elezione, l’importanza della musica sacra e del cantare per pregare. Papa Leone XIV ha definito la polifonia una forma musicale carica di significato per la preghiera e per la vita cristiana. La musica sacra è molto attuale e Papa Leone ha riportato il discorso al centro. È importante capire che musica sacra non è un’etichetta di stile ma è un desiderio di finalità.
Papa Leone XIV è agostiniano, valorizza il canto come preghiera e ama la musica. Pensa che aiuti a promuovere la conoscenza della musica sacra anche tra i giovani?
Certamente. Sant’Agostino era un musicista, conosceva bene la musica e ne è sempre rimasto attratto in virtù del suo legame con Sant’Ambrogio che fu sicuramente autore di testi. Papa Leone considera molto importante questo filone agostiniano che oggi riporta la sensibilità sulla luce e sulla bellezza della musica sacra. Invece non tutti sanno che Sant’Agostino non ha mai detto “chi canta prega due volte”.
Perché si è diffusa questa convinzione?
Perché Sant’Agostino scrisse un trattato intitolato De musica, una dissertazione filosofica su come veniva considerata la musica in quel tempo, tra il III e IV secolo. Sant’Agostino spiegava che la musica era fondamentale per la preghiera ma in realtà non ha mai detto esplicitamente la frase che tutti conoscono.
A noi piace pensare che la semplificazione fatta nei secoli, corrisponda al pensiero di Sant’Agostino…
È una frase che conferisce certamente una certa pregnanza al concetto.
Oggi abbiamo bisogno di sacro?
Oggi abbiamo un assoluto bisogno di sacro. La sacralità è qualcosa di cui l’uomo non può fare a meno a livello antropologico. Il sacro è qualcosa che va oltre, verso una direzione di luce.

Il suo brano riprende un testo di San Francesco D’Assisi…
San Francesco è uno dei miei santi preferiti. Credo sia una personalità che rappresenta un faro anche per gli atei, è il punto di partenza per il dialogo religioso e per la pace. San Francesco è sempre molto attuale.
C’è uno strumento musicale che evoca di più la sacralità?
Ce n’è uno solo e Sant’Agostino lo sapeva bene: la voce. L’unico strumento da sempre autorizzato in chiesa è la voce, del coro o del salmista che mette in vibrazione musicale il testo che va a leggere. L’unica risposta possibile è questa, non ci sono altri strumenti.
E l’organo, considerato lo strumento liturgico per eccellenza?
L’organo è un candidato importante perché la Chiesa lo ha sempre tenuto in altissima considerazione. Tuttavia l’unico strumento a essere partecipe del sacro è il canto che mette in vibrazione melodica un testo di natura sacra. A tal proposito consiglio di osservare da vicino la Santa Cecilia di Raffaello, un’opera custodita alla Pinacoteca di Bologna. L’opera contiene tutta una serie di significati, al centro del quadro osserviamo Santa Cecilia che regge un organo ma ha ai suoi piedi una serie di strumenti musicali rotti.
Raffaello cosa ci vuole dire?
Raffaello ci vuole dire che tutti gli strumenti musicali umani concorrono a fare musica sacra, però non tutti gli strumenti, organo compreso preso in mano da Santa Cecilia, possono raggiungere l’altitudine totale rappresentato dal coro angelico ritratto sopra Santa Cecilia. E’ questo il grande significato che Raffaello ha voluto trasmettere. L’artista probabilmente conosceva Sant’Agostino ma anche il grande filosofo Boezio che parla di musica nel Medioevo e tutti i grandi commentatori medievali e del primo Rinascimento che scrivevano tutti le stesse cose.
Si confrontavano su come si esprime il sacro in musica?
Esattamente, ed erano tutti concordi che l’unica possibilità che abbiamo di esprimere il sacro in musica è cantarlo. Non è una nostra invenzione ma è ripreso dalla Bibbia dove è scritto e descritto il coro angelico. Gli angeli cantano, non suonano.
A proposito di coro, la Chiesa cattolica aprirà mai al Gospel di cui la Chiesa americana è ambasciatrice nel mondo?
È giusto considerare il Gospel che in senso lato è musica sacra. Personalmente l’ho sempre adorato, anni fa ho diretto un concerto di musica gospel, mi piacciono molto le espressioni musicali meravigliose che giocano soprattutto sul ritmo. È vero che la maggior parte dei brani gospel hanno una connotazione sacra perché parlano del divino, tuttavia non è assolutamente musica che può essere eseguita durante il rito. È musica da concerto.
Non le pare che questa chiusura riporti il rito in una condizione di severità?
La questione va posta considerando che noi dovremmo ritornare a un rito più severo ed elevato sotto il profilo musicale. Un testo spurio, che non sia cioè il testo sacro e biblico strictu sensu, non si può assolutamente fare durante la messa. Il gospel va bene per coinvolgere il pubblico ma non durante il rito, è tecnicamente vietato perché è musica da concerto.
La musica sacra ha un repertorio tradizionale corposo e potente. Oggi a che punto siamo con la composizione e la costruzione di un repertorio contemporaneo?
Siamo messi bene. Bisogna porsi nelle condizioni di ascolto, frequentare le sale da concerto, cercare la musica sacra e ascoltarla. Ci sono due filoni, il filone della musica sacra extra liturgica che viene molto composta e quello della musica sacra per il rito. Invito ad ascoltare la musica di Arvo Part, un grandissimo autore sacro del nostro tempo. Ci sono molti autori che oggi compongono musica sacra per la liturgia, come Valentino Miserachs, polifonista che ha insegnato al Pontificio Istituto di Musica Sacra. Invito anche all’ascolto di tutta la produzione di Bartolucci, erede di Pierluigi da Palestrina, che ha scritto cose meravigliose per la liturgia.
Cosa ha ispirato la sua composizione O alto e glorioso Dio?
La mia composizione è stata ispirata dalla figura di San Francesco. Ho già scritto altre cose che si collocano nel solco musicale sacro dedicate all’opera di San Francesco. Ho avuto il privilegio di essere eseguito in un concerto monografico a Santiago di Compostela, in un convento francescano. I frati spagnoli avevano ascoltato su YouTube alcuni miei brani dedicati a San Francesco e mi hanno proposto di scrivere una Vita di San Francesco, una suite di brani per orchestra in cui ho provato a raccontare la vita di Francesco in tappe. Ho realizzato una sorta di riassunto, lavorando sulle allusioni musicali. O alto e glorioso Dio è nato proprio per il Festival di Musica Sacra ed è una composizione a cui ho lavorato molto perché è frutto di una attività di ricerca.
Una ricerca su cosa?
Sul concetto cardine di San Francesco, vedere Dio come altissimo e incommensurabile, amore e misura di tutte le cose. Nel mio brano si coglie la cantabilità e piacevolezza che prende il pubblico per mano e lo invita all’ascolto. Sotto alla composizione ci sono anche tutta una serie di misure e rimandi, simbolici e non, molto strutturati e complessi, che rimandano al concetto di alto.

È un concetto difficile da comprendere…
Posso fare un esempio. Quando nella seconda parte del pezzo il soprano canta O Alto, sulla parola alto la musica prova a descrivere il testo con un intervallo di ottava che sale. Prova a descrivere un salto verso l’alto, come avrebbero fatto anticamente. Ho studiato tanti brani gregoriani e ricavato tantissimi frammenti che ho inserito in questa composizione. Ogni frase di San Francesco che io vado a commentare con la melodia, contiene il suo inverso. Le note che si susseguono contengono nella frase successiva l’atto inverso speculare. È un omaggio alla semplicità francescana, un brano godibile e fruibile che rinnova la Fede pur rimanendo radicato nel passato. Per sintetizzare possiamo dire che è un brano fondato sul canto gregoriano ma con una prospettiva attualizzante.
La composizione è una tabula rasa?
No, non lo è mai perché il compositore parte sempre da qualcosa anche perchè è già stato detto tutto. Noi possiamo solo strutturare le nostre composizioni e lavorare in senso artistico su più cose.
E l’ispirazione?
Andiamo a ispirarci a tutti quelli che ci hanno preceduto. Siamo nani sulle spalle di giganti.
Quali sono le sfide che la musica sacra deve affrontare?
Deve sicuramente proporsi di riportare la dimensione del sacro in musica. Occorre collocarsi sul filone della tradizione storica, riscrivendolo e riproponendolo al pubblico con una visione contemporanea.
Ha in programma composizioni per avvicinare i giovani al racconto del sacro in musica?
Jesus of Nazareth è l’ultimo progetto a cui ho lavorato, una composizione di 45 minuti, in 12 quadri che racconta la vita di Cristo. Ho inciso la composizione a Budapest con I Musici Gemelli, due violinisti eccezionali che mi hanno coinvolto in questo progetto visionario perchè solo strumentale. Sto lavorando su una Passione, un nuovo racconto in musica della Passione di Cristo che mi auguro riesca a prendere per mano anche i più giovani. Mi è stata inoltre commissionata una Vita di San Francesco in forma di oratorio, un’opera della durata di un’ora in cui ci saranno San Francesco, Santa Chiara e altri personaggi che dialogheranno in forma musicale con San Francesco.
Musica sacra e social. È possibile un rapporto proficuo?
I social sono molto importanti per noi artisti. Io invito sempre a seguirmi sulle mie pagine dove posto frammenti di brani sacri o di alcune mie esecuzioni. Lo scorso anno ho postato alcuni momenti tratti dalla Messa di Monteverdi del Seicento che hanno avuto un bellissimo riscontro. La conoscenza della musica sacra passa anche attraverso i social e gli store digitali. È importante porsi in una dimensione di ascolto e qualcosa arriverà.
ASCOLTA IL PODCAST —> Comporre musica sacra contemporanea, Emanuele Stracchi tra sfide e opportunità

