Tra le personalità insignite del Caruso Tribute Prize, raccontiamo la storia del trombettista Nello Salza, conosciuto anche come La tromba del cinema italiano o La tromba da Oscar. Il musicista ha una carriera classica di altissimo profilo ma la sua notorietà è collegata alla presenza fissa e insostituibile del suo strumento nelle colonne sonore di film indimenticabili. Nello Salza ha inciso l’assolo di tromba per La vita è bella di Roberto Benigni, il solo di tromba per The Hateful Eight di Quentin Tarantino, l’assolo per Il Postino e Nuovo Cinema Paradiso. Film e colonne sonore da Oscar.
Una tromba che ha emozionato il mondo e una storia che comincia a Sutri, un paesino in provincia di Viterbo, dove Nello Salza è nato nel 1963. Si forma musicalmente a Roma, studia e si diploma al Conservatorio di Santa Cecilia. Comincia una intensa attività concertistica, diventa Prima Tromba al Teatro dell’Opera di Roma, all’Orchestra Nazionale della Rai, al Teatro San Carlo di Napoli e all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. La sua vita è scandita dallo studio della tromba che coltiva ogni giorno, anche a Natale perché la tromba si suona con le labbra che sono la parte più delicata del corpo e vanno allenate costantemente.
Il suo incontro con la musica per il cinema, come la chiamava Ennio Morricone, lo porta a collaborare per decenni come trombettista del genio Morricone. Ha suonato per i compositori più importanti della scena musicale mondiale, Armando Trovajoli, Luis Bacalov, Riz Ortolani. Oggi è un concertista internazionale che gira il mondo in lungo e in largo, applauditissimo ovunque.
Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra il M° Nello Salza.
Nello Salza
L’unicità del suono caratterizza la sua tromba, nota al grande pubblico per le oltre 400 colonne sonore incise. Ma lo studio parte da solide fondamenta classiche…
Sì, sono un musicista classico. Ho studiato e mi sono diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia, che in quegli anni era il massimo dell’istruzione musicale. Ho cominciato a suonare la tromba a sei anni, nella banda musicale di Sutri, il paese in provincia di Viterbo dove sono nato.
Al Conservatorio quando arriva?
A dieci anni ero già al Conservatorio dove ho trascorso tutti gli anni della scuola. Ancora oggi mi porto dietro l’orgoglio di aver frequentato il Santa Cecilia, un conservatorio dove era difficile entrare e un pregio frequentare.
Poi la carriera che verso ha preso?
Ho suonato in diverse orchestre romane, nell’Accademia di Santa Cecila e nell’Orchestra della Rai. Sono diventato Prima tromba al Teatro San Carlo di Napoli e sono tornato come Prima Tromba al Teatro dell’Opera di Roma, dove sono rimasto per quindici anni. Solo dopo ho cominciato a fare il solista, esibendomi sia in concerti classici, sia in musiche da film.
Aveva già conosciuto Ennio Morricone?
Sì e ho cominciato a suonare musiche da film in concerto prima del M° Morricone che mi rimproverava dicendo “ma fai concerti con questa musica”. E io gli rispondevo di sì perché era una musica che funzionava. Con il tempo ne abbiamo anche riso insieme.

La tromba che strumento è?
Mi è sempre piaciuto dare una dignità alla tromba, uno strumento che era conosciuto solo come strumento urlatore, considerato quasi uno strumento epico. La tromba va fatta conoscere per quello che è, non urla solo ma ha anche tutta una parte melodica che può fare tutte le note, esattamente come gli altri strumenti.
Lei è conosciuto per essere stata la tromba di Ennio Morricone. Come è stato il rapporto con il Maestro?
Con Ennio Morricone ho avuto una lunga frequentazione. Con il Maestro ho inciso 250 colonne sonore, spot pubblicitari, orchestrazioni di dischi pop di grandi artisti, oltre ai tanti concerti diretti da lui.
E poi gli Oscar…
È proprio grazie a Ennio Morricone che mi ritrovo qualche Oscar. La tromba che si ascolta nel film La vita è bella l’ho registrata io, come anche The Eithful Eight, l’ultimo film di Tarantino. Ho registrato per tanti film e con tanti compositori, Bacalov, Riz Ortolani, Piero Piccioni, De Masi. Mi chiamavano il ragazzino dal bel suono. Erano gli Anni e in quel periodo tutta la musica da film si registrava a Roma dove venivano anche gli Inglesi e gli Americani.
Dove si registrava?
Al Forum Studio e a volte alla RCA.

Lei però suonava tutti i generi…
Ho sempre avuto molta elasticità e riesco a passare dal pop a Heyden in un attimo. Mi piace suonare generi diversi.
Caruso Tribute Prize la ricollega a Caruso?
È un riconoscimento gradito che mi riporta a Caruso e al teatro lirico, dove ho fatto per tanti anni la Prima Tromba. So cosa significa preparare e cantare un’opera lirica. Il premio ha per me un grande significato simbolico perché l’opera lirica è l’arte musicale più completa. Gli strumentisti e i Maestri che fanno bene l’opera, sono capaci di fare bene tutto. Nell’opera c’è tutto quello che un musicista deve sapere, in Puccini ci sono cose modernissime che non si trovano nemmeno nel pop contemporaneo.
Oggi suona e incide il pop?
Mi impegno per valorizzare la parte cantabile della tromba che ha sempre dietro una solida tecnica esecutiva. Ho appena pubblicato due Cd in cui suono le canzoni d’autore italiane.
E prosegue con successo la sua attività concertistica internazionale…
Sono di ritorno dal Festival di Tiblisi, in Georgia. Sono stato un mese in Brasile e Argentina, mi sono esibito in Francia, dove tornerò prossimamente per 23 concerti già fissati e in molti paesi dell’Est Europa dove c’è grande interesse per la musica.
La tromba e i giovani, oggi a che punto siamo nello studio dello strumento?
Ero docente di conservatorio ma mi sono dimesso perché oggi purtroppo ai giovani non piace il sacrificio e lo studio come lo intendo io. La tromba richiede uno studio metodico, ogni giorno, anche a Natale. E’ uno strumento atletico e ogni giorno va fatto esercizio e allenamento. Lo strumento si suona con le labbra, delicatissime ma fondamentali. Ogni giorno bisogna suonare, esercitarsi, allenarsi. Solo così si diventa veri trombettisti.
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