La chitarra classica rilegge il pop all’Auditorium Parco della Musica. Nel tempio della musica romana intitolato a Ennio Morricone, Roberto Fabbri, chitarrista classico che ama la musica senza steccati, sei corde e un’orchestra d’archi composta da giovani musicisti, interpreteranno in chiave classica le melodie di Lucio Battisti. Battisti in…classica, i successi di Lucio Battisti in cover per chitarra, sono già un libro, un disco e il 29 settembre saranno live nella Sala Petrassi dell’Auditorium. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero entra nel mondo della chitarra classica che incontra il pop con il M° Roberto Fabbri, concertista internazionale e autore di cinquanta pubblicazioni per chitarra tradotte in cinque lingue.
Roberto Fabbri
Chitarrista, compositore, docente e autore
Qual è la sua idea di musica?
A me interessa la bellezza della musica senza etichette. Sono un musicista di estrazione classica, insegno da vent’anni al conservatorio ma non credo che nella musica esistano steccati. Tutta la musica ha la sua dignità di essere ed esistere, purchè ci sia qualità e bellezza.
Dal conservatorio come si guarda al pop?
Oggi anche nei conservatori si studia il pop. I conservatori hanno aperto da tanti anni allo studio del jazz e da qualche tempo anche al pop. La frequentazione con il pop è sempre più frequente, anche se a volte tra i docenti che si occupano di classico c’è ancora qualcuno che guarda al pop con sospetto. Io non sono tra questi.

Il suo strumento è la chitarra, sei corde magiche che riescono a esprimere musica colta e pop…
La bellezza della chitarra sta proprio nella sua doppia anima di strumento colto e popolare. Il favore che lo strumento ha sempre incontrato nel tempo è legato a questa ambivalenza. La chitarra a volte era più presente nelle corti, a volte lo era più tra il popolo. La doppia valenza colta e popolare ha sempre favorito lo sviluppo di questo strumento che è il più suonato e il più venduto al mondo. Naturalmente in tutte le sue declinazioni, classica, elettrica, folk…
Come si sceglie una chitarra?
La comodità dello strumento ha una grande importanza. La chitarra deve avere una tastiera agevole che non dia problemi nel suonarla, dove ci si trovi comodi. E’ indubbio che si sceglie una chitarra anche perché ci si innamora della qualità del suono. Si può amare un suono più o meno caldo, ma lo strumento deve incontrare sempre il gusto personale.
Sei corde, un’orchestra d’archi ed è Battisti in …classica?
Tutti i chitarristi, classici e non, prima o poi incontrano Battisti nella loro vita. La canzoni di Battisti sono quelle con cui si inizia a suonare lo strumento. Alcune sono apparentemente semplici perché magari hanno tre accordi ed è proprio con quelli che si inizia a suonare. Io ho incontrato la chitarra da ragazzo proprio suonando le canzoni di Battisti che sono state il mio primo amore. Poi sono passato alla classica ma mi è rimasto sempre il desiderio di eseguire le canzoni di Battisti in maniera più complessa. Con la chitarra classica possiamo fare melodia, accordi e accompagnamento tutto insieme. È un procedimento complesso ma molto gratificante.
Il live è preceduto da un libro e da un disco…
Qualche anno fa il mio editore mi ha comunicato di avere ricevuto le autorizzazioni per le pubblicazioni degli arrangiamenti. Per un anno mi sono dedicato a questo progetto, consapevole che con questa musica c’è sempre il rischio di semplificare troppo o al contrario di renderla troppo complessa. Sono quattordici trascrizioni nate per chitarra sola. In un momento successivo è uscito il libro con le 14 trascrizioni e con un Cd allegato. Sony Music mi ha poi consigliato l’accompagnamento con gli archi. È nata così una musica classica che evoca le parole di Battisti.

All’Auditorium Parco della Musica cosa accadrà?
Ci sarà un live che è proprio un concerto di musica classica. Io sono il solista e sarò accompagnato da un’orchestra d’archi diretta dal Maestro Luca Proietti. Nel tempio della musica classica faremo un concerto classico, con materiale pop. È Battisti in esecuzione classica.
L’Auditorium Parco della Musica è intitolato a Ennio Morricone. Ha arrangiato musiche anche per il Maestro Morricone?
Ho avuto l’onore di aprire il concerto del M° Ennio Morricone all’Arena di Belgrado, di fronte a una platea di ventimila persone. Era un festival di chitarra dove sono stato invitato a fare un arrangiamento per chitarra di musiche di Morricone. Ero timoroso del suo giudizio, sapevo che era molto esigente. Al M° Morricone è piaciuto l’arrangiamento, forse perchè rispettoso del materiale sonoro. Quattro chitarre hanno eseguito le musiche di Ennio Morricone con il mio arrangiamento. Ne conservo un bellissimo ricordo.
Come ha arrangiato le musiche di Battisti?
Le melodie sono quelle di Battisti e anche le armonie. Solo che al posto della voce c’è la chitarra.
Una chitarra che vale un’orchestra…
Arangio Ruiz diceva che la chitarra è una piccola orchestra. Stravinskij diceva invece che l’orchestra è una piccola chitarra.
Ha utilizzato sempre le tonalità originali nella sua interpretazione di Battisti?
Ho cercato di mantenere le tonalità originali. Per l’80% sono tonalità di Battisti, alcune le ho cambiate in funzione strumentale. Sulla chitarra, dove si utilizzano più corde, alcune tonalità sono più agevoli rispetto ad altre che diventano più complesse. Ho utilizzato le tonalità originali perché Battisti nasce come chitarrista e i suoi pezzi nascono sulla chitarra. Le sue tonalità sono già adatte alla chitarra, sono pensate per la chitarra.
Qual è il feedback del pubblico? L’emozione di chi ascolta in veste classica brani pop che appartengono alla memoria collettiva è sempre la stessa?
Il pubblico restituisce un riscontro sempre positivo perché anche se le canzoni non vengono cantate, la musica evoca le parole. E poi la chitarra ha un grande potere evocativo e le parole sfiorano la mente anche se non vengono cantate. Le canzoni di Battisti sono famosissime. Ho presentato il concerto a Milano, nel corso di una settimana nel mese di settembre tutta dedicata a Battisti. Avevano organizzato un tram rosa, tappezzato di foto di Lucio Battisti, dove si esibivano vari artisti mentre le persone salivano alle fermate. Una notte intera di concerti dedicati a Lucio. Quando è stato il mio momento, ero da solo con la chitarra, la gente all’inizio era un po’ titubante ma poi ha cominciato a cantare sulle melodie che suonavo.
Nella musica di Battisti ci sono elementi o soluzioni armoniche che si avvicinano alla musica classica?
Assolutamente sì. Soprattutto nei primi arrangiamenti degli Anni Settanta c’erano archi e molto “classico”. La mia è quasi una rilettura classica che era già stata fatta all’inizio. Manca la parte ritmica, basso e batteria. Nella mia versione non ci sono ma attraverso gli archi, si ritrova l’anima classica che già c’era.
Tutti i brani di Battisti possono essere reinterpretati con la chitarra classica o alcuni brani lo sono più degli altri?
Ho scelto i brani più conosciuti ma penso che in realtà tutti i brani di Battisti si prestino a essere reinterpretati con la chitarra classica. Ce ne sono alcuni che forse lo sono un po’ di più, come I giardini di marzo che già iniziano con uno splendido arpeggio di chitarra classica. Ricordiamo che Battisti componeva i suoi brani con le sei corde.
Con questo progetto la chitarra classica rilegge o incontra il pop?
Lo rilegge, lo incontra ed è un modo per avvicinare il grande pubblico alla conoscenza della chitarra classica. Molti si stupiscono di come la chitarra riesca a suonare da sola Battisti, senza le parole.
L’orchestra d’archi che la accompagna è formata da giovani musicisti. Come docente di conservatorio lei ha una sensibilità particolare per i giovani. Questa relazione speciale cosa le restituisce?
I giovani mi regalano una sorta di giovinezza mentale. Sono sintonizzato sul loro mondo pieno di curiosità ed entusiasmo. Li coinvolgo nei miei progetti ed è forse per questo che le mie iniziative hanno una freschezza che non avrebbero senza la partecipazione dei giovani.
Giovani musicisti accanto a lei anche in famiglia…
Si, ho una figlia violinista e una figlia cantante lirica. La violinista fa parte del quartetto d’archi Philotes Strings Quartet che suona insieme all’Ensemble d’Archi del Conservatorio di Terni nel concerto del 29 settembre all’Auditorium Parco della Musica.
La contaminazione di esperienze, classica e pop, può essere la strada giusta per promuovere, soprattutto tra i giovani, lo studio della musica?
Certamente, credo sia fondamentale anche perché i giovani hanno bisogno di esempi ma anche di ascolto. Se noi docenti ci mettiamo in cattedra e ci arrocchiamo su posizioni poco popolari, va a finire che nessuno ascolta più. Quando i giovani ascoltano alcune sonorità, per esempio gli archi, rimangono affascinati. Noi dobbiamo promuovere la conoscenza della musica. E la conoscenza degli strumenti passa anche attraverso il pop, come le splendide melodie di Battisti.


