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L’Italia riabbraccia 60 tesori d’arte illecitamente trafugati

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Il Ministero della Cultura festeggia nella Sala Spadolini il rientro in Italia di sessanta reperti archeologici che provengono dal distretto di New York. Le opere, di sensazionale valore culturale e identitario prima che commerciale, erano state illecitamente trafugate dal nostro Paese, esportate e immesse nel mercato antiquario internazionale. I Carabinieri dell’Arte, il Comando TPC, Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri, sono i protagonisti di una straordinaria operazione culturale che riporta a casa testimonianze di immenso valore storico e artistico, frutto di un costante lavoro di investigazione che li rende eccellenza nel mondo e assicura giustizia ai beni culturali nazionali illecitamente sottratti. Il recupero delle 60 opere è stato realizzato in collaborazione con l’autorità giudiziaria italiana e con l’ufficio distrettuale di New York, il cui viceprocuratore Mattew Bogdanos è intervenuto alla conferenza stampa di presentazione.

I reperti, preziose testimonianze archeologiche che partono dal VII e arrivano al I secolo d.C., sono stati presentati ufficialmente dal Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, dal Comandante del Comando TPC Generale Vincenzo Molinese e dai rappresentanti della procura di Roma, della procura distrettuale di New York e dell’Ambasciata Americana. I reperti recuperati apriranno la strada a nuovi filoni di approfondimento scientifico in quanto non essendo stati censiti al momento degli scavi clandestini, non erano finora noti al mondo accademico. Un video dell’Arma dei Carabinieri ricostruisce le delicate fasi di rientro in Italia dei tesori archeologici e l’arrivo alla Caserma Lamarmora, sede del Comando TPC a Trastevere dei capolavori che vanno a incrementare lo straordinario patrimonio storico e archeologico italiano. Il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sottolinea come l’attività svolta dai Carabinieri TPC concretizzi le indicazioni dell’art. 9 della Costituzione che parla della tutela del patrimonio culturale della Nazione, tutela che i Carabinieri dell’Arte estendono alla prevenzione dei furti e degli illeciti trasferimenti all’estero dei beni culturali nazionali.

Osservatorio Roma il giornale degli Italiani all’estero, per approfondire la collocazione futura delle opere recuperate e le caratteristiche di unicità artistica con cui i reperti sono presentati, incontra il Generale Vincenzo Molinese, Comandante TPC e Federica Pitzalis, funzionario archeologa del MIC, il Ministero della Cultura che ha fornito un fondamentale supporto tecnico e scientifico nella valutazione e contestualizzazione dei reperti.

Generale Molinese, i sessanta reperti rientrati dal Distretto di New York saranno esposti al Museo dell’Arte Salvata, istituito recentemente presso le Terme di Diocleziano proprio in considerazione della meritoria e generosa attività di recupero del Comando Carabinieri TPC?

Abbiamo la fortuna di aver svolto moltissime indagini nel corso degli anni e di continuare a svolgerle, perché il nostro lavoro investigativo non si esaurisce certamente con questa operazione. Il nostro lavoro e le indagini sull’arte non hanno mai fine. Attualmente sono in corso lavori di ristrutturazione nel Polo di Diocleziano (ndr il complesso delle Terme di Diocleziano, in seno al Museo Nazionale Romano, dove ha sede il Museo dell’Arte Salvata), che ospita allestimenti semestrali. Certamente l’imponente mole dei beni culturali che abbiamo già sequestrato e quella che costantemente, quasi quotidianamente riusciamo a recuperare, in Italia e all’estero, contribuirà a creare il nuovo allestimento del Museo.


Dottoressa Pitzalis, come si determina il potenziale scientifico dei sessanta reperti recuperati?

I beni rimpatriati sono sempre l’affermazione della legalità e del diritto di ciascun popolo all’affermazione della propria identità culturale, ma mantengono anche un elevato potenziale scientifico perché sono in grado di fornire dati importanti circa la consistenza e le caratteristiche tecniche di molte produzioni antiche. Questi manufatti rimpatriati dagli Stati Uniti sono emblematici di tali potenzialità ed esemplificativi della varietà e dell’altissima qualità artistica e artigianale dei beni che sono stati sottratti negli anni al nostro patrimonio culturale.

Quali sono, tra i sessanta recuperati, i manufatti più significativi?

La pittura parietale di ambito vesuviano, in cui è rappresentato, con tratto veloce, il mito dell’uccisione da parte di Ercole, di un serpente inviato da Giunone. Le pitture parietali sono state prede privilegiate nei saccheggi nel corso del tempo, perché molto appetibili sul mercato antiquario. Fortunatamente è possibile, per questo tipo di materiali, una ricontestualizzazione puntuale, con un ricollocamento nell’ambiente di origine che consente di ricucire il legame spezzato con il trasferimento.

L’opera più particolare recuperata nel corso di questa operazione?

È certamente un busto di bronzo maschile che merita un approfondimento di studio e di indagine di tipo archeometrico. Non si può escludere che appartenesse a una statua a figura intera, successivamente riadattata. Il dato importante è che appartiene a una categoria di materiali, la statuaria bronzea, scarsamente rappresentati. Abbiamo un corpus e una visibilità nel record archeologico molto sottostimata rispetto alla reale circolazione in antico, variamente dispersa perché la statuaria bronzea ha subito varie vicende di refusione, per questo lo studio archeologico è più ridotto rispetto ad altri ambiti. È innegabile che il busto recuperato presenti alcune peculiarità che non permettono immediatamente di collocarlo sia cronologicamente che dal punto di vista della produzione. Dal punto di vista scientifico è serio e prudente attendere i futuri approfondimenti.

Si conosce la località dalla quale è stato trafugato?

Non sono in grado di dare indicazioni sulla provenienza in quanto si tratta di informazioni di ambito investigativo, ma anche dal punto di vista scientifico non sarebbe prudente avanzare ipotesi.

Gli occhi del busto sono particolari, quasi ipnotici

Sono polimaterici. Per la parte interna degli occhi generalmente veniva utilizzata pasta vitrea, osso, avorio o anche una pietra più scura. Il dato significativo che rende prezioso il ritrovamento, è che il busto non ha un confronto puntuale.

È un unicum?

Esattamente ma è ancora presto per dire come questa unicità storica e artistica dovrà essere interpretata.

Un altro reperto di rilievo è la testa marmorea di Atena. Che storia racconta?

L’Atena apparteneva a una statua monumentale, a cui manca l’elmo e tutto il resto del corpo. Considerando le dimensioni ben maggiori del vero e la cronologia ellenistica, bisogna immaginare che provenisse o da uno spazio pubblico di alta rappresentanza o da un tempio o da un ambiente sacrale. Per l’Atena sono state più semplici la contestualizzazione e la ricollocazione nel giusto ambito.

Il grande busto in marmo bianco cosa rappresenta?

È parte di una statua mancante.

Molti reperti sono di ceramica

Si, il reperto più rilevante è una Kylix (ndr un vaso) a fondo bianco risalente al V secolo a.C. All’interno del vaso è ritratta una donna nell’atto di compiere un gesto rituale, probabilmente di carattere funerario. Sono pezzi di ceramica attica e bisogna ricordare che tra il VI e il V secolo A.C. tutte le produzioni di ceramica attica trovano nell’Italia meridionale, in Etruria e in Sicilia il principale ricettore. La committenza è molto spesso italica, tanto che nello studio dei percorsi di circolazione della ceramica attica, i rinvenimenti italiani sono molto importanti. È per questo che quando siamo confortati dalle risultanze investigative, non abbiamo dubbi che un prodotto sia assolutamente riferibile al nostro patrimonio culturale. Dal punto di vista archeologico la cosa importante è il luogo di deposizione, di arrivo dell’oggetto alla fine del suo percorso di vita.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma, Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero e per ICN RADIO NY.

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