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Viaggio nel teatro di Roma Antica

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Sono oltre mille i teatri monumentali censiti in tutto l’Impero Romano. Il numero, potenzialmente in crescita per le esplorazioni archeologiche ancora in corso, restituisce la diffusione geografica e la centralità del teatro nella vita dell’antica Roma. Importante istituzione  culturale, il teatro era arte e comunicazione, incontro tra autori, attori e pubblico, scena e scenario di vita culturale e comunicazione politica. Mille teatri maestosi, frequentati da decine di migliaia di spettatori, erano il mass media più efficace dell’antichità. Come e dove nasce il teatro romano, cosa eredita, attraverso quali tradizioni si sviluppa e costruisce la propria identità, è la linea narrativa di una mostra allestita al Museo dell’Ara Pacis, visitabile fino al 3 novembre. Autori, attori, musici, danzatori, mimi, raccontati in scena e oltre la scena, contestualizzati sui palcoscenici, nei camerini e in tutto il processo di creazione e produzione della rappresentazione teatrale. Un’occasione culturale importante per avvicinare il visitatore alla comprensione del teatro antico e del suo complesso mondo. Maschere, miniature, preziosi strumenti musicali, affreschi parietali, gemme di epoca romana a soggetto teatrale, progetti per le architetture imponenti dei teatri romani,  sono nel percorso espositivo e accessibili a tutti, con il contributo di Rai Pubblica Utilità, media partner della mostra promossa da Roma Capitale.

Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo, curatrici della mostra, Francesca Rizzo giornalista Ufficio Stampa Rai.

Lucia Spagnuolo

La mostra Teatro. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma da quale idea nasce?

La mostra nasce dall’idea di raccontare il fenomeno culturale del teatro e degli spettacoli nella Roma antica, come tradizione viva e contemporanea, assolutamente da non confinare solo nel mondo antico.

Il Museo dell’Ara Pacis, sede ospitante, scelto per una motivazione precisa?

Allestire il progetto espositivo è un modo per sottolineare quanto l’oggi guarda al passato e nel Museo dell’Ara Pacis c’è un felice incontro tra l’antico e il contemporaneo.

Il teatro parte da Atene, nell’età periclea e arriva a Roma, attraverso quali tappe storiche?

È difficile dare una consequenzialità storica precisa e netta perché c’è una grande fluidità all’interno della tradizione drammatica della penisola italica e nel bacino del Mediterraneo. L’influenza etrusca, la Fabula Atellana in Campania e l’influenza siciliana e magno-greca, in particolare quella tarantina, sono elementi fondamentali che hanno cementato la tradizione culturale e drammatica romana.

La tradizione della commedia romana è molto conosciuta, non altrettanto la tragedia. La mostra amplia il perimetro di conoscenza del teatro antico romano?

Plauto è molto presente ma la mostra sottolinea anche il teatro di Terenzio, diverso perché aiuta a riflettere, guarda a personaggi che sono in evoluzione e non si ferma alla battuta salace che caratterizzava il teatro plautino. Il confronto tra queste due realtà, seppur differenti cronologicamente, ci dà la temperatura della varietà di una produzione di cui a noi è rimasto pochissimo, al confronto delle costellazioni di autori del mondo antico.

Cosa resta della tragedia?

Molto poco, abbiamo molti titoli ma pochissimi versi della tragedia repubblicana, Ennio era considerato il pater tragediae, il grande autore della tragedia ma di lui sono rimasti solo pochi versi. Quello che c’è riguarda Seneca e la mostra fa un approfondimento sull’autore, in particolare sul rapporto con l’imperatore Nerone che era amante delle scene. Proprio per questo a noi è sembrato interessante raccontare il rapporto tra Seneca e Nerone.

La maschera è il leit motive della mostra, quante sono quelle in esposizione?

Le maschere in mostra sono tantissime e tutte diverse tra loro, c’è la maschera di Siracusa, un prototipo della maschera teatrale delle origini del V secolo avanti, ci sono le maschere mellipere che vengono da contesti funerari, quindi da una maschera di misura quasi realistica a maschere miniaturistiche. I grandi mascheroni a Roma fanno parte degli arredi architettonici e delle suppellettili domestiche vengono dai Musei Capitolini e poi ci sono i grandi mascheroni del Teatro di Marcello.

La musica che ruolo ha nel teatro antico?

La musica ha indubbiamente un ruolo fondamentale a cui la mostra dà riconoscimento. Nella sezione dedicata a Plauto e Terenzio, c’è un rilievo che proviene dal Museo Archeologico di Napoli, dove si vedono gli attori che recitano sulla scena e un musico, un suonatore di tibia che è sulla scena insieme agli attori. La componente musicale era sempre presente e in particolare tibia e organo, erano gli strumenti più legati alla rappresentazione teatrale. in mostra sono esposti strumenti antichissimi che ricostruiscono la presenza costante della musica in scena, tibie, resti di cetre, sistri.

La presenza di strumenti di ausilio alla recitazione, ieri come oggi, come un gobbo antesignano o la presenza di uno scaldapubblico, collega le origini del teatro antico a dinamiche contemporanee?

Il nostro intento è quello di far vedere il filo che esiste tra l’antico e il contemporaneo, un filo che ha resistito al tempo e non si è mai spezzato.

Orietta Rossini

Il viaggio nel teatro attraverso i secoli proposto dalla mostra, fa riflettere sul ruolo del teatro oggi?

Sicuramente, il teatro oggi è forse più penalizzato rispetto al teatro antico perché ci sono altri mezzi di comunicazione più pervasivi. Il teatro è tornato a essere più rituale, una cerimonia collettiva come era alle origini.

Quali architetture il teatro a Roma ha lasciato in eredità?

Quando pensiamo ai grandi classici come Eschilo, Sofocle, Euripide, li immaginiamo in grandi teatri ma è un errore clamoroso perché vengono prima i grandi autori che recitavano in allestimenti provvisori. Ad Atene il teatro era un pendio, alla cui base veniva allestita un’orchestra e una semplicissima scena. La stessa cosa avveniva a Roma al tempo di Plauto e Terenzio, gli spettatori erano su panche o in piedi. Il teatro stabile fatto di marmo, arriva in Grecia alla metà del IV secolo A.C. il più antico è il teatro di Dioniso. A Roma, intesa come città, il primo teatro stabile è quello di Pompeo e risale a metà del I secolo A.C, ben cento anni dopo Plauto e Terenzio.

Come si arriva alla costruzione dei primi teatri stabili?

Il teatro era anche un mezzo di esaltazione del potere in carica, Pompeo Magno, vincitore, console, con grandissima disponibilità finanziaria, aggira il divieto che vigeva a Roma di costruire teatri stabili, dicendo che un teatro di 27mila posti era soltanto la scalinata d’accesso al tempio di Venere vincitrice. Era naturalmente una bugia detta per motivazioni politiche, perché lui voleva accreditarsi al popolo romano come il pacificatore, restitutore e grande condottiero. Dopo la morte di Pompeo, Cesare comincia a costruire il Teatro di Marcello che non completa perché viene ucciso, lo riprende Augusto e lo intitola al nipote. L’edificio aveva 17mila posti e sorgeva vicino a un tempio, dove passavano i cortei trionfali, le spoglie dei nemici portate in corteo a sfilare davanti al pubblico seduto.

La comprensione della storia di Roma passa anche attraverso la conoscenza del suo teatro?

Sicuramente e la cosa ci ha sorpreso perchè è una materia che ponendosi tra archeologia e filologia, è poco frequentata come teatro del testo. Con l’allestimento di questa mostra, abbiamo provato a dissodare un terreno poco frequentato.

Il catalogo che accompagna la mostra è una sorta di  reference book sul teatro antico?

Il catalogo è un libro che ci auguriamo accompagni da ora in poi, la storia del teatro romano. La sua ricchezza è data dai numerosi contributi di esperti di altissimo livello scientifico, espressi con un linguaggio da reference book. E’ un libro che può accompagnare il novizio colto alla conoscenza della materia.

Francesca Rizzo

Una mostra senza barriere, all’insegna dell’accessibilità e fruibilità. Qual è il ruolo della Rai?

La Rai, nella fattispecie Rai Pubblica Utilità, ha partecipato a questo progetto espositivo perché considera molto importante rendere una mostra il più inclusiva possibile, fruibile anche da persone sorde, cieche e ipovedenti.

Quali strumenti sono stati utilizzati?

Sono stati realizzati venti video e tracce audio specifiche per utenti ciechi. Tra i video realizzati, c’è anche la presenza accessibile di Plauto, Terenzio e della Mima latina Olumnia, con il coinvolgimento di attori LIS. Per le persone cieche la descrizione di alcune tra le opere esposte, è stata integrata con la guida audio all’esplorazione tattile. Tutti potranno toccare gli strumenti e avere una possibilità in più di coinvolgimento nella mostra.

È stato un lavoro complesso da realizzare?

Si, non è la prima esperienza di collaborazione a progetti di questo tipo perchè la Rai ha già partecipato e reso accessibile a tutti la mostra dedicata a Helmuth Newton, ospitata sempre all’Ara Pacis. La mostra dedicata al teatro antico ha visto Rai Pubblica Utilità impegnata per 5 mesi, in un complesso lavoro di accessibilità integrata.

Rai Pubblica Utilità di cosa si occupa?

È una Direzione che si occupa di accessibilità, per rendere la RAI più vicina a tutti. È un servizio pubblico che la RAI svolge per garantire anche ai non udenti e agli ipovedenti, di assistere ai grandi spettacoli televisivi, al Festival di Sanremo  ma anche alla vita culturale pubblica, in occasioni importanti come sono le grandi mostre.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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