“La prima volta che ho sentito parlare di Sabaudia erano i primi anni Settanta. Alberto Moravia raccontava di questo posto da sogno. Ripeteva più volte: è come i tropici, mare, dune, cielo”. Parte da una citazione di Mario Schifano, il viaggio culturale a Sabaudia dello scrittore Paolo Massari, raccontato in un libro che sa di storia e sa d’estate. La vacanza degli intellettuali è una sorta di ricognizione tra le presenze che hanno reso Sabaudia un luogo associato a un certo tipo di frequentatori culturali. Sabaudia è nell’ immaginario collettivo per le dune, il mare e la vicinanza a luoghi che evocano il mito. Ma Sabaudia è anche nelle pagine di letteratura, film, nei documentari e nelle opere d’arte.
A cosa si deve l’iconicità e la precisa identità culturale di una città vicina al mare ma non sul mare, costruita in epoca fascista, con un lago, un parco nazionale e tante storie da raccontare? Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Paolo Massari per il racconto di una storia lontana che traccia ancora il presente.
Paolo Massari
Perché ha deciso di scrivere la storia di una stagione irripetibile?
Era una storia che attendeva di essere raccontata. A partire dalla fine degli Anni ’60 e inizi Anni ’70, sono tanti e tante gli intellettuali che hanno scelto Sabaudia come meta per le loro vacanze operose.
In che modo erano vacanze operose?
Moravia, Pasolini, Bertolucci, Maraini e tanti altri intellettuali, andavano lì per riposarsi ma anche per lavorare. Erano vacanze concepite in modo un po’ diverso rispetto allo stacco dall’impegno lavorativo come forse oggi lo intendiamo. È anche vero che forse per chi scrive, chi si occupa di letteratura, cinema o arte come Tornabuoni, Schifano, Greco e tanti altri artisti, non esiste mai una vera pausa.
Sabaudia, Pasolini e la forma della città furono oggetto di un documentario. Cosa racconta la forma di Sabaudia?
La forma della città è molto particolare. Sabaudia fu annunciata nel 1933 da Mussolini e inaugurata nel 1934, dopo un lavoro febbrile concluso in pochi mesi. E’ una città di fondazione che ha poco più di novant’anni, realizzata con un cantiere di proporzioni enormi. Il progetto era nazionale, aperto a urbanisti che dopo aver vinto un bando, hanno disegnato la città.

Che città è Sabaudia?
Sabaudia è una città razionalista, non è sul mare ma ha un lago e un parco nazionale salvato dai forestali. È una città che sfugge alle sue definizioni, doveva essere un borgo agricolo a servizio dei coloni come tante altre città dell’Agro Pontino dopo la storica bonifica.
E invece?
Sabaudia diventa invece qualcos’altro. Pasolini, parlando di Sabaudia nel citato documentario sulla forma della città, racconta l’ottusità della classe intellettuale che per tanti anni era rimasta lontana da Sabaudia. Proprio per quello stigma di città nata sotto il fascismo.
Pasolini cosa diceva?
Pasolini diceva che Sabaudia aveva superato gli intenti che l’avevano fatta nascere, diventando più intelligente dell’ottusità del fascismo.
Il suo interesse per Sabaudia nasce anche da ricordi e affetti personali, il suo prozio ha fondato la Biblioteca della città che custodisce la memoria di Sabaudia…
La Biblioteca custodisce le tracce e il segno tangibile della presenza degli intellettuali nelle estati di Sabaudia. I libri della casa al mare di Moravia, Maraini e Pasolini sono ospitati nella Biblioteca Comunale che il mio prozio Feliciano Iannella aveva fondato nel 1964. Feliciano Iannella aveva ribadito all’amministrazione comunale di Sabaudia l’urgenza di aprire la Biblioteca, un servizio fondamentale per una città che ne era ancora priva.
Una Biblioteca comunale diventata un polo culturale…
Esattamente. Feliciano Iannella aveva introdotto elementi di modernità che attiravano i giovani. Aveva provveduto a installare una camera oscura per sviluppare le fotografie e aveva allestito una stanza con i dischi e le cuffie.

Il suo libro nasce anche per salvare una storia che appare lontana?
Certamente. E’ una storia che oggi ha lasciato pochi segni. Se si cammina per i Portici di Sabaudia, se si va al Lago di Paola, se si va al mare, non sono tanti i segni tangibili di quelle presenze e di quei passaggi. Eppure, mi è bastato camminare con Brunella Schisa e un fotografo per realizzare un reportage pubblicato sul Venerdì di Repubblica qualche settimana fa, dedicato al libro, per capire che ci sono tracce evidenti di quei passaggi. Ci eravamo appena fermati di fronte alla casa di Moravia, Pasolini e Maraini che qualcuno ci ha subito detto “Cosa state facendo lì, quella è la casa di Moravia”. Ci sono le tracce e i segni di presenze che hanno segnato un’epoca.
Pasolini, Moravia, Maraini e una casa dove si sono scritte pagine importanti di cultura italiana…Sabaudia entra nei romanzi, nei film, nei quadri e negli articoli di una generazione di intellettuali attratti da Sabaudia
Gli intellettuali erano attratti da Sabaudia, forse anche perché inizialmente non c’era ancora il ponte che oggi collega la città al mare: è una città vicina al mare ma non sul mare. Tra Sabaudia e il mare c’è un lago e prima che fosse costruito il ponte, al mare ci si arrivava a nuoto o con un barchino condotto da una persona che era soprannominata Caronte. Era un viaggio, quello da Sabaudia al mare, sulla barca di Caronte che solo poche persone potevano permettersi.
Gli intellettuali dove abitavano?
Gli intellettuali abitavano al di là, proprio sul mare, in un luogo un po’ selvaggio che a qualcuno ricordava i tropici. L’idea che il luogo evocasse paesaggi lontani, dava un senso di libertà. Gli intellettuali avevano la sensazione di esserci senza essere in nessun luogo, da nessuna parte, parafrasando il titolo di un bellissimo romanzo di Christa Wolf.
C’era una relazione con chi abitava Sabaudia?
Pasolini e Moravia erano tra i pochi che si facevano vedere in città, nella famosa piazza dove ancora oggi c’è il Bar Italia che era un punto di ritrovo. Frequentavano anche il mercato americano del giovedì dove Moravia acquistava camicie e soprattutto andavano regolarmente in pescheria a comprare il pesce.
A Sabaudia si andava anche per lavorare?
E non solo in estate. Bertolucci in pieno inverno, passò settimane a Sabaudia insieme allo scrittore Ian Mcewan, per scrivere la sceneggiatura di un film tratto da un romanzo di Moravia, intitolato 1934. Fu un lavoro che non andò in porto, il film non fu mai girato perché i due non si trovarono nella scrittura, eppure di quell’esperienza conservarono entrambi un bel ricordo. Sono tante le opere scritte a Sabaudia e i film girati in quel luogo.
Il libro racconta una dimensione che va oltre la vacanza al mare?
Il libro nasce dall’idea di non raccontare le vacanze e il tempo dell’ozio in maniera borghese. Si narra il tempo operoso e di creatività per come avveniva in quei luoghi. Ricordo un’immagine dello scrittore Raffaele La Capria e della moglie Ilaria Occhini che ospiti a casa Moravia, mentre si svegliano la mattina per prendere il caffè e programmare la giornata con i ritmi di una vita lenta, sentono il ticchettio delle macchine da scrivere di Moravia e Maraini che lavorano da ore. Quasi si sentono in colpa…

copyright foto: pagina facebook Sabaudia Amarcord
Sabaudia è sempre stata un set cinematografico per film importanti?
Si, a Sabaudia si è girato fin dalla sua fondazione. Scipione l’Africano è stato girato in parte a Sabaudia, Carlo Verdone ha girato Compagni di scuola, Castellitto alcune scene di Non ti muovere, solo per citarne alcuni. A Sabaudia si voleva anche costruire Cinecittà 2 ma l’idea non è poi stata realizzata.
A Sabaudia sono state raccolte confessioni e ricostruite biografie?
Vita di Moravia di Alain Elkan, una bellissima biografia dialogata che nasce da una lunga intervista confessione di Moravia ad Alain Elkan che gli pone moltissime, brevi domande, è stata scritta nelle parti finali, a casa Moravia a Sabaudia. Moravia racconta la morte di Pasolini, una pagina dolorosa della sua vita e per farlo suda moltissimo, in una camicia che poi si trasformerà in un dono a Elkan. Era l’estate 1990, l’ultima di Moravia a Sabaudia.
Sabaudia può ancora funzionare come set oggi?
Sta ancora funzionando come set. Serie tv recenti, tratti dai romanzi della giovane scrittrice Alice Urciuolo, sono state girate a Sabaudia anche nel vecchio Palazzo delle Poste che è un esempio di architettura razionalista futurista dove è oggi ospitata la Biblioteca di Sabaudia. Sabaudia funziona ancora come set anche se in maniera trasformata rispetto ad allora.
A cosa si deve l’iconicità di Sabaudia che supera nettamente la dimensione della vacanza e del tempo estivo?
L’architettura fa sembrare Sabaudia una città metafisica, Moravia la definiva una città Stendhaliana. Il Circeo troneggia a poca distanza con la sua aurea mitica. San Felice Circeo, bellissimo borgo medievale, è vicino, come anche il Lago di Paola e il Parco Nazionale del Circeo, salvato dai forestali che all’epoca non vollero deforestarlo per destinarlo ai coloni. Sono tanti gli elementi che concorrono a rendere iconica Sabaudia. C’è una natura selvaggia che ancora sopravvive, in mezzo c’è un’architettura razionalista che porta con sé un’aurea di mistero e naturalmente c’è il ricordo della sua fondazione. Mussolini in veste di trebbiatore, appare anche nel mosaico sulla facciata della chiesa principale di Sabaudia.
Enzo Siciliano ha costruito un racconto di Sabaudia che tutti dovrebbero leggere…
Si, è un articolo pubblicato su Repubblica nel mese di agosto 1994 che è un pezzo di letteratura. Siciliano fa non solo una conta di presenti e assenti a Sabaudia ma anche il racconto di quelle estati. Siciliano cerca di capire le ragioni che avevano portato gli intellettuali a frequentare Sabaudia in estati che scorrevano lente tra amicizie, litigate e polemiche.
La scuola platonica e il circolo di Sabaudia che il libro racconta, nasce a casa Moravia, Maraini, Pasolini?
Il circolo di Sabaudia nasce indubbiamente a casa Moravia ma poco più avanti abitava il regista Bertolucci che apriva la sua casa al mondo del cinema. Si vedevano attori, sceneggiatori, tecnici e montatori che passavano intere serate a casa Bertolucci e senza gerarchie, cucinavano, apparecchiavano, sistemavano. Erano tante le case in cui le persone, anche molto diverse tra loro, si confrontavano, ragionavano, lavoravano. La casa di Laura Betti, una figura che è stata fondamentale per Pasolini, era una di queste. A lei è stato dedicato un romanzo da Enzo Paris che si intitola Madame Betti. La mappa delle abitazioni e delle presenze è molto ampia.
Ci sono intellettuali che scelgono ancora Sabaudia?
Credo ce ne siano ancora, sicuramente anche oggi sono abbastanza nascosti. Qualcuno ha scelto di risiedere a Sabaudia come la figlia di Altiero Spinelli che dopo una vita in America, ha deciso di vivere tutto l’anno a Sabaudia. Ci sono una serie di presenza del cinema, Ozpeteck, Tilde Corsi. C’è il mondo dell’informazione, Roberto D’Agostino, Maria Latella. I personaggi che ho incontrato, mi hanno raccontato come queste case si sono trasformate, hanno perso l’originaria semplicità e sono diventate più opulente. Oggi ci sono ville più che case al mare ma Sabaudia è un luogo che continua a sedurre.


