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Architetture Inabitabili

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Cosa aspettarsi da una mostra con un titolo apparentemente contraddittorio, Architetture inabitabili,  proiettata su un’idea di spazio che seppur nato per non essere abitato, esprime una valenza simbolica, storica e affettiva?

La risposta è un viaggio a tappe, fisico e immaginifico, descritto con immagini e raccontato con parole, che accompagna il visitatore in otto luoghi italiani, rappresentati da otto architetture inabitabili ma inevitabili.

Il Campanile di Curon al Lago di Resia, sradicato dal suo contesto per la costruzione di una diga che ha sommerso il paese, il Parco dei Palmenti a Pietragralla in provincia di Potenza, con le architetture senza architetti sorte per utilità ma senza funzione abitativa, gli Ex Seccatoi del Tabacco a Città di Castello, vicino Perugia, 11 edifici che accolsero il materiale della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dopo l’alluvione del 1966, il Memoriale Brion, un monumento funebre realizzato da Carlo Scarpa e progettato con tremila disegni, a San Vito di Altivole vicino Treviso, il Grande Cretto di Gibellina, in provincia di Trapani, un paese distrutto dal terremoto e consegnato alla storia da Alberto Burri che ne seppellì le macerie sotto una coltre di cemento bianco, il Lingotto di Torino, l’edificio preposto al collaudo delle auto FIAT, la Torre Branca di Milano, nata Littoria, realizzata da Giò Ponti nel 1933, il Gazometro di Roma, l’edificio a forma cilindrica che è oggi uno dei simboli della città.

Il racconto delle architetture inabitabili, realizzato da istituzioni culturali coordinate da Archivio Luce Cinecittà che mentre custodisce la memoria passata, costruisce la memoria futura, è ospitato nella Centrale Montemartini, ex centrale elettrica che sarebbe potuta essere un’architettura inabitabile ma che oggi è sede espositiva dei Musei Capitolini e quindi luogo abitato dalla cultura e dall’arte classica.  Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Lucia Borgonzoni sottosegretario di Stato al Mic, Chiara Sbarigia presidente di Cinecittà e curatrice della mostra, Dario Dalla Lana curatore del progetto espositivo, Francesco Jodice, il fotografo autore degli scatti fotografici della Torre Branca e Federica Pirani, responsabile dell’Archivio Storico per la Sovrintendenza Capitolina.

Lucia Borgonzoni

Senatrice, che narrazione è quella delle Architetture Inabitabili?

È il racconto di architetture che erano inabitabili o lo sono diventate con il tempo. L’esempio di architettura inabitabile più conosciuto al mondo è la Tour Eiffel, inabitabile ma in realtà molto più abitata nei pensieri e nell’immaginario  rispetto a molti luoghi abitati e abitabili. Nel progetto espositivo delle Architetture Inabitabili c’è la narrazione del nostro Paese, con le sue evoluzioni e trasformazioni.

La mostra racconta prospettive diverse?

È una mostra bella e interessante perché ha saputo trovare una chiave di lettura semplice ma non semplificata, comprensibile a tutti i visitatori, pur conservando la complessità di un racconto che dà voce a una emozione architettonica.  La Centrale Montemartini è un luogo visitato da molte scolaresche e la mostra è un modo per raccontare alle nuove generazioni, attraverso la fotografia e alcuni luoghi di lavoro importanti come lo stabilimento del Lingotto, cosa sono stati capaci di realizzare gli imprenditori italiani.

Il MIC ha oggi una nuova attenzione alla fotografia?

La fotografia esprime un linguaggio diretto e forte che piace molto ai giovani. Negli anni passati non  è stato riconosciuto a questa arte lo spazio che merita nelle considerazioni del Ministero della Cultura ma dal mio primo incarico come Sottosegretario al MIC nel 2018, ho chiesto e ottenuto la delega alla fotografia che solo oggi può contare, per la prima volta nella storia, su un fondo dedicato al piano della fotografia di un milione di euro, integrati da altri strumenti che possono essere presi da altre voci di capitolo, per promuovere un racconto dell’Italia attraverso le immagini e per riconoscere  centralità alla fotografia, assicurandole uno spazio sempre maggiore nei nostri musei.

Chiara Sbarigia

Architetture Inabitabili cosa racconta?

È un racconto di architetture presenti in tutto il nostro territorio nazionale e che in modo iconico rappresentano alcuni territori. Il Lingotto a Torino, la Torre Branca a Milano, il Gazometro a Roma, sono architetture molto conosciute ma ce ne sono altre più inconsuete come i Palmenti di Pietragalla e la Tomba Brion ad Altivole, ancora da far conoscere.  

Le Architetture sono definite Inabitabili perché?

La riflessione parte dalle parole di Cesare Pavese niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici. Io da ragazza sono stata felice in un posto, alla foce del Po, dove c’era un silos e in mezzo un albero che cresceva rigoglioso. Il ricordo di questo silos in rovina che proteggeva la vita, mi ha fatto pensare a quanto siano significative le architetture nate per non essere abitate.

La mostra aiuta a costruire nuova memoria di luoghi non ancora adeguatamente conosciuti?

 L’archivio con le fotografie storiche, le foto frutto di nuove commissioni e i testi degli scrittori coinvolti, contribuiscono a creare il racconto di luoghi già conosciuti o da conoscere anche attraverso le architetture inabitabili. Francesco Jodice e Silvia Camporesi hanno raccontato con la fotografia gli ex Seccatoi del Tabacco dove è una parte della Collezione Burri, i Palmenti di Pietragalla, luoghi dove si conservava il vino e la bellissima Torre Branca.

Luoghi molto diversi tra loro?

Sono luoghi diversi tra loro, nati in momenti diversi e con funzioni diverse ma sono tutti diventati importanti perché raccontano la storia del loro territorio. Sono raccontate nuove funzioni, i Seccatoi del tabacco erano un luogo di lavoro e sono diventati un luogo di esposizione artistica, il Grande Cretto di Burri non è nata come opera architettonica ma è percorribile ed è il luogo dove si conserva la memoria di un paese che non c’è più perché distrutto dal terremoto.

I teatri di posa di Cinecittà rappresentano una architettura inabitabile per eccellenza?

Sono un luogo inabitabile che brulica di vita, di lavoro, di tanti personaggi immaginari nati a Cinecittà, dove si conserva la fisicità resistente degli studi ma anche la aleatorietà delle scenografie.  

Architetture inabitabili è una mostra da visitare ma anche un libro da leggere

Sì, è un libro realizzato con parole e immagini, ci sono i testi di grandi scrittori che raccontano, ciascuno dal punto di vista personale, la storia di quel luogo e ci sono le fotografie, tratte dagli archivi ma anche realizzate da grandi artisti contemporanei.

Francesco Jodice

Com’è il progetto espositivo visto da un artista?

Architetture Inabitabili è una mostra favolosa, un progetto interessante che valorizza la memoria culturale custodita dall’Archivio Luce, un grande patrimonio fotografico e audiovisuale del nostro Paese. La mostra, ibridata dalla storia della fotografia documentale con l’arte contemporanea, è un crocevia meraviglioso fra archivi preesistenti e riletture contemporanee.

La sua lettura della Torre Branca a Milano cosa propone?

Ho tentato di restituire una dimensione surreale e metafisica a quella che era chiamata la Torre Littoria, un oggetto strepitoso progettato negli anni Trenta da Giò Ponti, un’architettura spesso dimenticata che ho cercato di restituire in tutto il suo potere immaginifico ed evocativo.

Il suo sguardo sulle Torre Branca costruisce una nuova narrazione?

Le mie foto tentano di restituire alla Torre Branca il potere narrativo che erano nel progetto di Giò Ponti, raccontando quello che era forse nelle intenzioni originarie, non progettare un luogo da vedere ma un luogo dal quale vedere. La Torre Branca è sempre stata per me una lanterna, una grande maglia di acciaio che contiene un ascensore che portava nell’unico punto dal quale tutta Milano era visibile. La torre non è in realtà l’oggetto dove Milano racconta il suo nuovo, grande strapotere ingegneristico, architettonico e del design di cui diventa capitale ma è il luogo dove salire per vedere la nascita di questo nuovo, grande ingegno italiano.

Dario Dalla Lana

Architetture da sempre inabitabili?

Alcune architetture diventano inabitabili, altre nascono inabitabili. Con l’architettura della modernità si affronta sempre un nodo critico a cui noi, con questo progetto espositivo, abbiamo voluto guardare dentro. Le Corbusier, padre dell’architettura contemporanea e che abbiamo il privilegio di ospitare tra le foto in mostra, ha parlato di macchine per abitare e già l’idea di abitare dentro una macchina è inquietante.

Le otto architetture rappresentate sono tutte inabitabili allo stesso modo?

Non è mai scontato come una architettura è inabitabile, tutte quelle rappresentate in mostra hanno una propria peculiarità, ci sono architetture che sono diventate inabitabili, altre nate in questo modo, altre che pur nate come inabitabili, restituiscono l’idea di un luogo dove si sta bene. Penso alla Tomba Brion, un monumento funebre dove è bello passeggiare.

Brion, un nome evocativo di una storia e di una famiglia

Brion suscita nel ricordo il riferimento a Brion Vega, la  famiglia alla quale appartenevano Giuseppe e Onorina Brion. Onorina è stata una delle prime donne a essere insignita dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica Leone. In mostra abbiamo il filmato della cerimonia di consegna, accanto alle foto del memoriale di famiglia. Brionvega rimanda anche ai primi apparecchi televisivi prodotti in Italia.

Qual è la linea narrativa della mostra?

Si crea una sorta di triangolo, di tensione tra l’oggetto architettonico, la sua rappresentazione per immagini, in fermo e in movimento e la scrittura che crea chiavi di lettura. È un racconto realizzato con fotografie, parole ma anche con i video dei cinegiornali della settimana Incom, una importante collezione audiovisiva che racconta la storia del nostro Paese.

Un libro catalogo e una guida completano la mostra

Il catalogo è un vero e proprio libro, un volume ricco di immagini e parole ma abbiamo pensato anche a un libretto per i visitatori che riporta, per ogni architettura, un frammento tratto dai racconti degli scrittori che compongono il libro. La pubblicazione offre ai visitatori una prima chiave di lettura della mostra che potrà essere approfondita con la lettura del libro.

Federica Pirani

La Sovrintendenza Capitolina ospita una mostra che lei definisce bella e complessa. Perché?

Perché ha tante letture diverse, si vedono otto monumenti che sono quasi rovine contemporanee, ma della rovina conservano l’aura e il fascino, una sorta di fantasmagorie raccontate attraverso gli sguardi delle foto storiche dell’Archivio Luce, ma anche attraverso lo sguardo autoriale di alcuni fotografi italiani tra i più significativi come Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Guido Guidi e fotografi della nuova generazione come Francesco Jodice e Silvia Camporesi.

La sede è uno dei gioielli espositivi di Roma

La Centrale Montemartini è forse uno dei musei più belli di Roma e poteva essere anch’essa una delle architetture inabitabili, perché è la prima centrale elettrica costruita a Roma nei primi del Novecento, è stata successivamente dismessa ma conserva ancora la sua architettura con una sala macchina e una sala caldaie, ma dentro le sue sale monumentali di architettura industriale, hanno trovato abitazione alcune sculture provenienti dai Musei Capitolini.

Una architettura abitata oggi dall’arte?

Certamente, la Centrale Montemartini si è trasformata e da architettura potenzialmente inabitabile, è diventata un bellissimo museo e proprio da una delle sue finestre, si ammira una vista bellissima sul Gazometro di Roma, una delle otto architetture inabitabili protagoniste della mostra.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma, Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero e per ICN RADIO NY.

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