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Goya e Caravaggio. Novità ai Musei Capitolini

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I Musei Capitolini, il museo pubblico più antico del mondo, la Pinacoteca, straordinario scrigno di dipinti antichi, due geni della pittura, Goya e Caravaggio. Sono i protagonisti di un progetto espositivo che pone in dialogo due capolavori, ciascuno espressione di epoche pittoriche diverse ma con analogie rintracciabili nello spirito di verità e innovazione con cui sono stati realizzati i dipinti. La Buona Ventura di Caravaggio è in esposizione permanente nella Pinacoteca Capitolina, Il Parasole di Goya ne è ospite per uno scambio culturale con il Museo Nazionale del Prado di Madrid che lo ha concesso in prestito. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra la direttrice della Pinacoteca Capitolina e curatrice del progetto espositivo Federica Papi e il Sovrintendente Capitolino ClaudioParisi Presicce.

Federica Papi

Perché il Parasole di Goya e la Buona Ventura di Caravaggio sono opere che parlano da sole?

Ogni dipinto racconta una pagina di storia dell’arte e a volte non è necessario dover accostare mostre ed esposizioni con tante opere. Ci sono dipinti come questi che nascono per essere visti da soli, per essere stati idee e invenzioni di geni dell’arte che erano geni della comunicazione.

Cosa comunicano?

Sono dipinti che comunicano tanto del loro tempo e dell’epoca in cui ciascuno è stato realizzato, con Caravaggio siamo nel Seicento, con Goya nel 1777. Nelle opere c’è il racconto della società, della storia, della biografia dell’artista, c’è la sua tecnica, il suo stile, l’innovazione e la rivoluzione. Ci sono tante cose che ci vengono trasmesse e da cui dobbiamo apprendere perché raccontano il nostro passato, sono la nostra memoria ma anche ciò che siamo oggi.

Chi sono Goya e Caravaggio?

Sono due geni, due artisti che hanno rivoluzionato la pittura, portato grandi cambiamenti iconografici e aperto nuove strade all’arte. Entrambi hanno portato sulla tela un soggetto qualunque, un soggetto della vita quotidiana, un soggetto vero. Goya e Caravaggio sono i fondatori di quella che sarà poi la pittura successiva ed è proprio grazie a loro  che si è costruito un percorso che giunge fino ai nostri tempi. Senza questi artisti non ci sarebbe stata l’evoluzione dell’arte ed è giusto dar loro merito di tutto quello che hanno realizzato.

Che opera è Il Parasole?

Il Parasole è un cartone preparatorio per uno degli arazzi che verrà realizzato dalla Fabbrica di Santa Barbara per il salone da pranzo del Casino di Caccia del Palazzo del Pardo a Madrid dei Principi delle Asturie. È un dipinto realizzato nel periodo giovanile di Goya, nel suo momento rococò, pieno di vita e di entusiasmo. È per questo che abbiamo voluto accostarlo alla Buona Ventura del Caravaggio, un’opera realizzata con lo stesso spirito.

Verità e ribellione, un sottotitolo per sottendere cosa?

La verità perché è proprio questo che Goya e Caravaggio portano nella loro pittura, la verità della società contemporanea. Caravaggio aprirà la strada alla pittura moderna, Goya darà vita alla prima fase della pittura romantica. Le due opere documentano il momento iniziale nel percorso dei due artisti, in un tempo lontano da quella che sarà la drammaticità della loro esistenza. Caravaggio avrà una vita travagliata, morirà a soli 39 anni, dopo aver molto incupito la sua pittura. Goya vivrà a lungo ma conoscerà nella vita un momento drammatico, diventerà completamente sordo e ciò romperà questo momento di spensieratezza, portandolo a una pittura oscura. Goya e Caravaggio riportano sulla tela la verità del vivere quotidiano, attraverso una ribellione.

Le due opere in cosa sono simili?

Sono due dipinti ricchi di luce, ciascuno ritrae un uomo e una donna colti nella commedia della vita quotidiana ma le due opere hanno anche analogie tecniche. Caravaggio dipinge direttamente con i colori sulla tela, senza passa attraverso i disegni, esattamente come Goya che in questo dipinto lascia anche la preparazione a vista.

Goya può essere stato influenzato dal Caravaggio?

Goya soggiornò a Roma tra il 1770 e il 1771, rimase affascinato dalle antichità, da Raffaello, dal Rinascimento, dai pittori bolognesi, ma anche dal Campidoglio dove frequentò la Scuola del nudo, collocata al pianoterra della Galleria dei quadri dove sicuramente salì per guardare le opere dei grandi maestri del passato e tra questi c’era già la Buona Ventura del Caravaggio. Forse ha voluto anche lui riprendere una scena di un momento qualunque, in Spagna, a Madrid, dove un majo regge l’ombrellino a una bellissima fanciulla che indossa un abitino della festa di foggia francese, con colori sgargianti, in un gioco di colori che è un gioco di seduzione, reso da uno sguardo accattivante che la fanciulla rivolge al giovanotto. È la stessa allegoria della donna egiziana che nella Buona Ventura del Caravaggio, legge la mano al forestiero e mentre gli predice fortuna, gli sfila furtivamente l’anello dal dito. Vanitas e seduzione, momenti di gioventù ed entusiasmo, accomunano i due geni della pittura.

L’esposizione de Il Parasole a Roma, in una sede tanto prestigiosa, cosa aggiunge alla conoscenza dell’artista spagnolo?

La Sala Santa Petronilla, la seconda sala costruita della Galleria dei quadri del Campidoglio, il primo museo pubblico di pittura fondato da papa Benedetto XIV, inaugurato nel 1750, custodisce una collezione di quadri strepitosa. L’obiettivo di queste esposizioni è quello di arricchire la collezione, movimentandola con opere nate in altri contesti per offrire nuovi spunti di riflessione anche attraverso un’opera, il Parasole, realizzata nel 1777 ma che pur non essendo antica, è di un artista che darà vita al Romanticismo.

Qual è il messaggio che si trasmette?

L’idea è far capire al visitatore che la pittura continua oltre quello che si vede nella Pinacoteca Capitolina, con le evoluzioni che partono proprio dagli artisti di cui possediamo le opere e che ci piace offrire al pubblico. Il Parasole è un’opera che viene inserita nel percorso di visita,  inglobata nel contesto e il visitatore, senza pagare alcun sovrapprezzo, può ammirare un dipinto che altrimenti potrebbe vedere solo al Prado ma che invece è a Roma per raccontare la storia dell’arte che è universale.

La politica dei prestiti e scambi culturali è premiante?

Certamente, è una politica di prestiti e controprestiti che noi coltiviamo come occasione di crescita che riguarda tutti, istituzioni e visitatori.

Claudio Parisi Presicce

La straordinaria offerta dei Musei Capitolini è capace di rinnovarsi sempre?

Quando si fanno prestiti a istituzioni importanti, ci sembra l’occasione di avviare uno scambio di opere che possano integrarsi con la nostra collezione e offrire uno sguardo nuovo. Abbiamo un dipinto di Goya, un genio della pittura, per la prima volta ospite dei Musei Capitolini e lo abbiamo voluto accostare a Caravaggio non tanto per similitudini di stile, carattere o soggetto ma per il fatto che entrambi, all’inizio della loro carriera, scelgono un tema di vita quotidiana che ha un aspetto morale a fondamento, il tema della seduzione da un lato e il tema dell’inganno dall’altro, che sono un modo per far riflettere gli osservatori del dipinto, sulla caducità della vita. È questo il senso che abbiamo voluto dare all’accostamento dei due dipinti tra i quali c’è una distanza cronologica di 180 anni ma entrambi hanno elementi che annunciano una nuova epoca.

Quali sono gli elementi che aprono all’innovazione?

Il dipinto di Caravaggio introduce una novità assoluta, la pittura di genere, con la rappresentazione di un soggetto tratto dalla vita quotidiana contemporanea e non più dai riferimenti sacri e religiosi. Il dipinto di Goya propone una scena di genere in cui si rivela una seduzione femminile nei confronti di chi osserva il dipinto, così come Caravaggio aveva proposto, attraverso lo sguardo ammiccante della zingara, una scena di inganno.

In entrambi i dipinti ci sono due donne protagoniste della scena

Sono due scene di genere che hanno un risvolto morale, l’inganno e la seduzione, dove protagoniste sono due donne. Ma ci sono altre analogie, l’interesse nei confronti della luce, l’uso del colore, lo sfondo della scena, è comparabile nei due dipinti e questo forse si deve anche al fatto che Goya fosse rimasto suggestionato dalla Buona Ventura del Caravaggio.

Le opere esposte ai Musei Capitolini per scambi culturali con altre istituzioni museali, quanto impattano sulla divulgazione e la conoscenza dell’arte?

In queste occasioni approfittiamo per dotare i dipinti di un apparato didattico che aiuta i visitatori a comprendere cosa hanno davanti agli occhi, sia la lettura del significato connesso con l’autore, sia dei dettagli come l’osservare le foglie che cadono dall’arbusto nel dipinto di Goya, piuttosto che il gesto rapido della zingara che sfila l’anello. Sono gesti che potrebbero sfuggire a una sommaria osservazione ma in queste occasioni l’apparato didattico predisposto, focalizza lo sguardo del visitatore proprio su quei dettagli che fanno comprendere esattamente il senso di questi dipinti.

Sono previsti progetti per le scuole?

Noi abbiamo sempre progetti con le scuole, sia per le nostre collezioni permanenti, sia in occasione di esposizioni particolari come questa. Sicuramente promuoveremo la visita da parte di scolaresche per conoscere e approfondire Francisco Goya e Caravaggio, due geni della pittura.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma, Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero e per ICN RADIO NY.

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