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Gian Maria Tosatti viaggia nell’arte contemporanea

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Gian Maria Tosatti, un nome importante nell’arte contemporanea non solo italiana, racconta l’esperienza di un artista quarantatreenne che nasce a Roma, si forma a Napoli, vive 10 anni a New York dove realizza suggestive installazioni ambientali site-specific, segno distintivo della sua opera, torna in Italia, è protagonista  assoluto del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2022 con il visionario Storia della Notte e Destino delle Comete, diventa direttore artistico della Quadriennale di Roma con cui organizza Quotidiana, è scrittore e giornalista ma è soprattutto una delle voci più autorevoli dell’arte contemporanea italiana. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero lo ha incontrato a Palazzo Braschi per l’inaugurazione di due nuove mostre nella sezione PAESAGGIO e nella sezione PORTFOLIO di Quotidiana, il programma espositivo sull’arte italiana contemporanea promosso da Quadriennale e Roma Culture.

Direttore Tosatti, come prosegue il viaggio nell’arte contemporanea proposto da Quotidiana con Paesaggio e Portfolio?

Il viaggio procede con un bilancio decisamente positivo. Quadriennale ha iniziato un percorso nuovo, un viaggio all’interno di due mondi complementari per fare il punto su cosa sia stato realmente significativo nell’arte italiana negli ultimi venti anni. Lo abbiamo chiesto a sei curatori, tre italiani e tre internazionali e in via eccezionale a un artista, Michelangelo Pistoletto, curatore della mostra  che inaugura oggi con un’opera di Carlo e Fabio Ingrassia.

Michelangelo Pistoletto che lettura propone?

 Michelangelo Pistoletto si dedica molto ai giovani artisti e  segue da tempo i gemelli Carlo e Fabio Ingrassia. Presenta il lavoro dei due artisti mettendolo in connessione con la radicalità che animava gli artisti della sua generazione, una radicalità della ricerca che c’era ai tempi dell’arte povera e che ritrova in Carlo e Fabio Ingrassia. Questo concetto esprime indubbiamente un elemento nuovo perché l’arte della fine del Novecento e l’inizio del XXI secolo è stata contraddistinta da una sorta di presa di distanza attraverso una demarcazione netta tra noi e loro, senza continuità. L’idea che Pistoletto esprime parlando di connessione e continuità tra la sua generazione e quella rappresentata dai giovani Carlo e Fabio Ingrassia, ci sembra un elemento di novità e di grande interesse.

La mostra nella sezione PAESAGGIO trae spunto dal saggio di Pistoletto L’arte radicale di Carlo e Fabio Ingrassia. Cosa racconta?

 Il testo con cui Michelangelo Pistoletto presenta i due artisti, ci parla di una singolarità, anche se si tratta di un duo, che ha attraversato l’arte di questi ultimi venti anni dimostrando di essere tra i più lucidi interpreti del disegno, un’arte che in questo momento sta facendo emergere molte personalità interessanti. Carlo e Fabio Ingrassia si occupano di disegno, sono tra i più grandi artisti di questo medium molto più antico del digitale ma allo stesso modo egualmente interessante.

Una sola opera esposta

Si, Astrazione Novecentista. È un lavoro realizzato undici anni fa, molto bello e perfettamente funzionale nella creazione della connessione tra i due artisti che partono da presupposti diversi e che poi diventano in qualche modo reciproci.

Il viaggio di Quotidiana come procede?

È un percorso che ci consente di visitare moltissime strade e possibilità che l’arte ha preso negli ultimi venti anni e con le quali ha avuto capacità di imporsi non solo in Italia ma anche all’estero. La mostra precedente era allestita con le opere di Eva e Franco Mattens, due artisti digitali tra i più riconosciuti.  Ma mentre nella sezione Paesaggio stiamo cercando di trarre un bilancio degli ultimi venti anni, nel progetto Portfolio abbiamo compiuto un viaggio ancora più in avanti, cercando di fare un future, una previsione, sui prossimi dieci o addirittura sui prossimi venti anni. È per questo che stiamo analizzando con grande attenzione il lavoro di artisti under 30, cercando di capire quali tra questi sta dimostrando di avere la ricerca più strutturata e più promettente.

Nel progetto Portfolio inaugura Supervision di Irene Fenara

Irene Fenara è un’artista molto interessante. Vive a Milano e lavora sull’occhio delle telecamere di sorveglianza che talvolta si umanizza perché rompe il proprio dovere per andare a distrarsi osservando elementi di bellezza naturale. Vediamo la telecamera di sorveglianza che piano piano diverge il proprio sguardo dal dovere e va a inquadrare un cespuglio di foglie violacee decisamente molto affascinante e questo rappresenta un’indulgenza dell’occhio meccanico nei confronti della bellezza.

Ci può essere connessione tra i due progetti?

Le due mostre sono abbastanza connesse perché l’occhio meccanico che diventa umano di Irene Fenara si specchia nell’occhio umano che diventa quasi meccanico nella fedeltà con cui riproduce il paesaggio a cui si sono dedicati i gemelli Ingrassia.

Quotidiana approda al Museo di Roma e allestisce mostre interessanti con ingressi gratuiti. L’arte vuole essere sempre più inclusiva?

L’accessibilità alla cultura è un tema sempre attuale, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo. La cultura è lo strumento che ci salva anche dai grandi problemi che stiamo affrontando, l’accesso alla cultura è una via di fuga, rappresenta una via di uscita da situazioni complesse e violente, offre possibilità e aperture a chi vive nei quartieri difficili dove la malavita imperversa. L’accessibilità alla cultura è un tema nodale e ha una funzione politica anche se non è sufficiente la sola gratuità dell’accesso ma è necessario creare anche altri strumenti di connessione.

La cultura e l’arte vanno anche raccontate?

Vanno sapute raccontare. Quadriennale si è impegnata con progetti di grande facilità interpretativa, ha costruito progetti di connessione e di avvicinamento anche attraverso una rivista Quaderni di arte italiana che porta al pubblico, quotidianamente online e trimestralmente in cartaceo, un racconto dell’arte italiana che può essere  partecipato e condiviso. Sono convinto che ci si appassiona alle cose che si capiscono, per questo Quadriennale, come istituzione nazionale, cerca prima di tutto di raccontare, perché raccontare introduce con maggiore facilità negli scenari che vogliamo aprire nell’arte.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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