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Roma festeggia il Giro d’Italia

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Il Giro d’Italia in bicicletta arriva a Roma e chiude la sua 106esima edizione domenica 28 maggio ai Fori Imperiali, con il Colosseo sullo sfondo, dove arriva passando nei luoghi storici della città che diventano scena e scenario di una attesissima tappa conclusiva. Roma entra per molte ragioni nella storia del Giro d’Italia, per gli atleti ricevuti negli anni al Quirinale dai presidenti della Repubblica, per gli incontri dei partecipanti con i pontefici, per le 49 volte in cui è stata sede di un arrivo di tappa, per le 5 in cui ha accolto la tappa conclusiva. Nel 1911 il giro si conclude a Roma per sottolineare l’importanza dell’Esposizione Universale, nel 1950 in occasione dell’Anno Giubilare, nel 2009 per commemorare il primo centenario della manifestazione, nel 2018 per la prima edizione partita fuori dai confini europei. Il Giro chiude la stagione 2023 tra la storia, l’arte, la simbologia di Roma Capitale che riconosce anche istituzionalmente, con una delibera capitolina, il pubblico interesse allo svolgimento della tappa finale, promuovendo una serie di iniziative culturali che ne  celebrano la storia. Il Museo di Roma in Trastevere ospita fino al 18 giugno una mostra dedicata al racconto fotografico della Corsa rosa che ha appassionato gli Italiani fin dal suo esordio nel 1909. IL GIRO. Una storia d’Italia è un viaggio sorprendente attraverso un Paese, le sue trasformazioni, le tragedie, i trionfi, le salite e le discese di un rito collettivo che ha molti protagonisti, gli atleti, i costruttori di biciclette, gli organizzatori, gli Italiani che partecipano dai cigli delle strade e i fotografi che con i loro scatti costruiscono la memoria storica del ciclismo e della società italiana. Il Giro è anche la storia dei suoi campioni, alcuni diventati idoli nazionali, Coppi e Bartali, Gimondi, Moser, Saronni, Pantani, Nibali. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, curatori della mostra e custodi dell’Archivio Storico Riccardi, scrigno prezioso di fotografie che raccontano una storia che appartiene a tutti.

Maurizio Riccardi

Cento anni di storia del Giro d’Italia raccontate in cento scatti?

Si, una bellissima  italianastoria raccontata attraverso una selezione tra le migliaia di foto dedicate al Giro che l’Archivio Riccardi custodisce.

Molte foto sono state scattate da Carlo Riccardi

Mio padre era appassionato di ciclismo e amava documentare il Giro che seguiva fin da ragazzo, ma lo era anche di tutte le vicende di cronaca correlate a questo sport nazionale e ai suoi grandi protagonisti. Fotografava Coppi e Bartali ma anche l’arrivo della Dama Bianca all’aeroporto di Ciampino.

Le immagini selezionate cosa raccontano?

Raccontano la passione nazionale per questo sport, la partecipazione popolare, la marea di persone che seguivano il Giro, aspettando intere giornate solo per vedere da vicino e per pochi attimi il ciclista preferito.

Cosa c’è nelle foto oltre al ciclista?

La storia della società italiana, le sue trasformazioni, l’evoluzione tecnologica delle biciclette, da quella utilizzata da Fausto Coppi nel 1945, di ferro e pesantissima, a quelle moderne e fluide di oggi.

E Carlo Riccardi sempre pronto a scattare

Giornate intere passate ad aspettare, con altri fotografi, sperando di cogliere il millesimo di secondo per lo scatto giusto, anche quando c’era la pellicola che limitava il numero degli scatti, perché terminati i 12 o i 24 del rullino, si correva il rischio che la foto da copertina dovesse ancora arrivare. Mio padre diceva che il ciclismo era un’arte, esattamente come la pittura e la pedalata era la pennellata finale della corsa. In occasione di una tappa del Giro a Olevano Romano, il suo paese di origine, regalò due quadri bellissimi, realizzati da lui, che ritraevano biciclette volanti ispirate al Futurismo di Marinetti, a Gimondi e Mertz, due ciclisti che sono nella storia del Giro d’Italia.

La mostra cosa aiuta a comprendere del ciclismo italiano?

Il ciclismo, attraverso il Giro che è la manifestazione più importante, ha cucito l’Italia ancora frammentata, non completamente unita per via delle differenze territoriali ma anche linguistiche dovute ai tanti dialetti regionali parlati,  è stato un collante nazionale e speriamo continui ancora a esserlo  ancora per le generazioni future.

Le foto esposte documentano il Giro sin dall’esordio nel 1909. Carlo Riccardi quando ha cominciato a fotografare il Giro?

Mio padre seguiva il Giro fin da ragazzo, quando le foto erano l’unico mezzo di documentazione visiva. Seguiva un amico e collega, Martini, che è stato per molto tempo il fotografo del Giro, poi sono arrivate le sue foto e il racconto del particolare, della gente che partecipa, la mamma con il bambino in braccio, le famiglie.

Nelle foto ci sono anche papi e presidenti della Repubblica

Si, ci sono gli incontri degli atleti con i papi e i presidenti della Repubblica, ma è un racconto soprattutto popolare, legato ai campioni, molti diventati veri e propri idoli, che con sacrificio si sono affermati pedalando e macinando chilometri per costruire un’Italia solidale, dove l’ultimo è campione come il primo e meriterebbe anche lui un premio.

Giovanni Currado

Cosa rappresenta il Giro per l’Italia?

Il Giro d’Italia rappresenta uno specchio della società italiana che da quando ha esordito nel 1909 ai nostri giorni, ha attraversato territori, piccoli paesi e grandi città, ha scandito il tempo e ha fatto vedere pezzi del Belpaese che hanno contribuito a rappresentare quella che è la storia d’Italia, non solo del Giro.

Come si è costruita questa storia d’Italia?

Attraverso i suoi personaggi e i suoi territori che andavano a comporre piano piano la storia sociale e civile del nostro Paese.

Come sono state selezionate le immagini?

Le foto provengono dall’ immenso Archivio Storico Riccardi e il corpus principale è costituito da foto scattate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta proprio da Carlo Riccardi, il cui Archivio conserva oltre tre milioni di negativi. La selezione è stata realizzata attraverso un lavoro di ricerca di foto che raccontano i personaggi e le persone che lui, il primo paparazzo andava a paparazzare, attraverso immagini a volte scomposte.

Roma compare in molti scatti, scena e scenario del Giro d’Italia

Si, Roma è entrata nel Giro d’Italia in occasioni importanti, ci sono le foto dell’Anno Giubilare 1950 che ritraggono i campioni partire dalla capitale, le foto di inizio al Giro nel 1960, l’anno delle Olimpiadi a Roma e gli scatti sulle 4 tappe conclusive alle quali si aggiunge la chiusura di questa ultima edizione.

Visitare questa mostra cosa aggiunge alla conoscenza emotiva del Giro d’Italia?

È la stessa storia narrata in anni differenti, epoche differenti, con personaggi differenti che ci raccontano la differenza tra noi che viviamo un presente fatto di comunicazione continua, labile, sfuggente ma ripetuta all’infinito e la comunicazione precedente che con le fotografie poneva l’attenzione su attività, socialità e stili di vita.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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