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Pericle Fazzini inedito

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Chiara Barbato e Roberta Serra, curatrici con Alessandro Masi della mostra Pericle Fazzini, lo scultore del vento, raccontano particolari poco noti sull’artista che è annoverato tra le personalità più significative del Novecento italiano.

Chiara Barbato

Cosa racconta di nuovo la mostra su Pericle Fazzini?

La mostra al Museo Carlo Bilotti mette in luce in maniera completa il percorso di Pericle Fazzini, la sua figura e la sua poetica, ricca, varia e sicuramente non limitabile alla sola esperienza della Resurrezione in Vaticano conosciuta da tutti anche se spesso si ha difficoltà ad associare il suo nome con l’opera che rimane nella memoria visiva di milioni di persone.

Fazzini come arriva alla realizzazione della Resurrezione?

La Resurrezione è un capolavoro tardo, a cui arriva dopo aver realizzato moltissime opere nel corso della sua carriera artistica. La mostra, che si articola su due piani, ha inizio con le prime opere realizzate negli Anni ’30, quando comincia a lavorare giovanissimo a Grottammare nelle Marche dove era nato nel 1913. Sono esposte le opere realizzate in legno, preziose e delicate, che manifestano la grande familiarità dell’artista con il legno, un materiale non sempre di facile frequentazione da parte degli scultori del Novecento. È importante aver portato al Museo Bilotti i legni che non sono generalmente di facile collocazione, hanno una dimensione solitamente più privata anche per problemi di manutenzione, al contrario della monumentalistica in bronzo che si può esporre dappertutto, anche all’esterno.

Fazzini arriva a Roma nel 1931, accolto come enfant prodige. Roma e la Scuola Romana quanto sono state determinanti nel suo sviluppo artistico?

Roma è stata assolutamente necessaria perché nelle Marche non c’era possibilità di affermarsi nella carriera, quindi il passaggio nella capitale era fondamentale. A Roma c’era un clima culturale vivacissimo, erano gli anni d’oro della Scuola Romana, gli artisti dotati di grande voglia di esprimersi anche al di fuori del linguaggio e della retorica ufficiale richiesta dal regime, riuscivano comunque a farlo seppur vivendo in condizione di povertà e indigenza.

Quali opere realizza nel primo periodo romano?

 Fazzini produce in questo periodo opere molto private e intime, anche se partecipò a molti concorsi per la realizzazione di monumenti che non furono mai costruiti per problemi accessori. Avrebbe dovuto realizzare una Fontana per Zara quando parte per il servizio militare nel  1941. Nel 1943 va nella Dalmazia italiana e il governatore Giuseppe Bastianini lo coinvolge in una serie di cantieri pubblici curati da un architetto amico di Fazzini. L’Archivio Storico Fazzini custodisce centinaia di lettere che raccontano i sopralluoghi effettuati in questo periodo per opere monumentali mai realizzate.

Il tema della guerra è presente in molte opere

Si, è il Fazzini degli Anni ’40 che realizza opere sul tema della guerra, tra le quali emerge la grandezza de Il Fucilato, presente in mostra.

Cosa rappresenta Il Fucilato?

È un’opera straziante, struggente, definita da De Micheli una delle opere più riuscite sul tema della Resistenza italiana. Fazzini era un pacifista che racconta nei suoi scritti  il rapporto conflittuale con il regime e con le sue opere esprime il rifiuto totale della guerra. Il Fucilato, L’uomo che urla, sono opere che esprimono in maniera molto efficace la sua anima pacifista.

Qual è l’opera simbolo della mostra?

Il ragazzo con i gabbiani, un’opera in legno, delicatissima e affascinante che abbiamo deciso di esporre nonostante la sua fragilità, preferendola alla versione bronzea che pur esiste.

Le opere dove sono solitamente custodite?

Sono nella proprietà della famiglia Fazzini. La figlia Barbara è scomparsa pochi mesi fa ma suo figlio Emanuele Buzzanca presidente della Fondazione Fazzini, custodisce le opere nella villa di famiglia anche se c’è un progetto per la realizzazione di una struttura permanente dedicata all’artista che costituirà un polo per la ricerca sulla scultura contemporanea. Fazzini insegnò all’Accademia di Roma dal 1958 al 1977, formando generazioni di scultori.

Sono esposti i bozzetti della Resurrezione in Vaticano

E’ esposto un bozzetto della testa realizzato a dimensione reale come è esattamente quella della Sala Nervi. La Resurrezione rappresenta la parte terminale dell’esperienza artistica di Fazzini che adottò una particolare procedura di realizzazione perché utilizzò polistirolo, trasferito nel gesso, con una successiva colata di bronzo. Purtroppo le esalazioni tossiche che si sprigionavano dalle chiavi incandescenti utilizzate dall’artista per realizzare La Resurrezione, un lavoro protratto per sei anni, lo fecero ammalare, facendogli vivere in sofferenza l’ultimo tempo della sua vita. Un destino segnato dall’opera che lo ha consegnato alla storia.

Roberta Serra

Pericle Fazzini era conosciuto e apprezzato in America?

Si, era molto conosciuto e amato in America dove aveva esposto più volte, soprattutto nelle Gallerie, a partire dalla seconda metà del Novecento. L’Archivio Storico Fazzini custodisce documenti, presenti in mostra, che raccontano il rapporto speciale dell’artista con l’America. Fu invitato al matrimonio di John e Jacqueline Kennedy, con i quali era in confidenza, in mostra è esposto il biglietto d’invito alle nozze e un altro biglietto di auguri natalizi dai toni molto amichevoli.

Qual è stato il ruolo dell’Archivio Storico Fazzini nella costruzione del progetto espositivo?

L’Archivio Storico Fazzini ha svolto un ruolo importante, non solo nella ricostruzione della storia delle opere esposte ma anche nella valorizzazione di alcune creazioni meno note. La produzione grafica esposta è davvero molto interessante, è presentata con un ensemble che racchiude tutti i pastelli realizzati dall’artista che raccontano come il colore penetri nella sua opera negli ultimi anni di carriera. L’Archivio è una fonte preziosa, custodisce i documenti nella sede romana di Via delle Colonnette, nel Palazzo Canova dove Fazzini aveva il suo studio e dove si continua a fare attività di ricerca.

La Fondazione Pericle Fazzini è custode della memoria dell’artista

La Fondazione Fazzini nasce nel 2005 per iniziativa della famiglia Fazzini e della figlia Barbara Fazzini che si è spesa in maniera encomiabile per la conservazione e la tutela del patrimonio artistico delle Collezioni Eredi Fazzini e per il Fondo dell’Archivio Storico, riordinato dallo stesso artista negli ultimi anni di vita e successivamente affidato alla cura della famiglia.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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