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Gli Italiani all’estero cosa chiedono all’Italia?

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L’Italia è l’unico Paese che si replica su scala internazionale, 60 milioni di Italiani vivono in Italia, altrettanti abitano il mondo. Il Governo intende rafforzare il rapporto con le comunità italiane all’estero e le relazioni con le associazioni italiane nel mondo, impegnate a valorizzare e tutelare radici identitarie e tradizioni italiane fuori dai confini nazionali. Ma cosa chiedono gli Italiani all’estero, quali sono le istanze più urgenti, chi li ascolta, chi li rappresenta e come sono raccontati? Un tema molto partecipato è quello della cittadinanza italiana, simbolo di appartenenza e identità, riguarda numerosi connazionali residenti all’estero che hanno perso inconsapevolmente la cittadinanza italiana, pur essendo nati in Italia, per una disattenzione legislativa a cui da decenni non si pone rimedio. Una legge del 1992 ha chiuso i termini per l’acquisizione della cittadinanza, una nuova proposta di legge ne chiede ora la riapertura, prevedendo una finestra di cinque anni, fino al 31 dicembre 2027, che se attivata, comporterà significativi e positivi risvolti sociali, politici ed economici, oltre al rafforzamento delle relazioni commerciali con le comunità italiane all’estero.  È la prima iniziativa parlamentare dell’onorevole Andrea Di Giuseppe, il deputato eletto con il maggior numero di preferenze alla Camera nella Circoscrizione Centro e Nord America che torna a Roma, città di cui è originario, con idee chiare e una linea politica precisa per rispondere alle esigenze e urgenze delle comunità italiane all’estero. Osservatorio Roma lo ha incontrato.

On. Di Giuseppe, la sua storia parte da Roma

Si, sono romano, vivo a Miami e torno a Roma con un ruolo di responsabilità che mi onora. Mi sono trasferito negli Stati Uniti 25 anni fa con l’idea di costruire qualcosa che potesse   far conoscere l’Italia agli Americani attraverso l’attività della mia famiglia, impegnata nella produzione di materiali per arredamento, design e mosaici vetrosi. Sarebbe dovuta essere un’esperienza limitata nel tempo, ma le cose sono andate benissimo, il nostro Made in Italy si è fatto conoscere, si è espanso notevolmente e la mia formazione si è arricchita di altre skill e di una visione globalizzata dell’imprenditoria che mi ha convinto a restare a Miami, anche se la mia azienda ha uffici in tutto il mondo.


Chi sono i costruttori del Made in Italy nel mondo?

Sono gli Italiani che con il loro lavoro portano in giro per il mondo il Made in Italy, un tema spesso affrontato in termini astratti, come qualcosa da sponsorizzare o proteggere, senza un focus adeguato sulle persone che fanno conoscere nel mondo cultura e prodotti italiani. Il Made in Italy è un elemento vitale per lo sviluppo della nostra economia.

Le comunità italiane sono ambasciatrici di Made In Italy?

Oggi le comunità italiane sono globalizzate e caratterizzate da eccellenze nei vari ambiti, artigianali, imprenditoriali, scientifici e accademici. È necessario coinvolgerle sempre di più per aiutare il sistema Italia, in Italia, a essere sempre più competitivo nel mondo.  Chi vive all’estero con successo è molto difficile che torni a vivere in Italia, quantomeno nel periodo produttivo ma è talmente patriottico che si spenderebbe  in mille modi per essere utile all’Italia. Gli Italiani all’estero sono molto più patriottici degli Italiani in Italia, sono i migliori ambasciatori di un Paese che è l’unico al mondo ad avere un’altra Italia fuori dall’Italia e questa è una fortuna. 

Il Ministero del Made in Italy istituito dal Governo che ruolo avrà?

Finalmente è stato istituito un Ministero che si occupa di tutto il sistema Italia perché il Made in Italy significa esattamente questo. Il Ministero sarà di supporto alle piccole e medie aziende, l’80% del tessuto produttivo italiano, che fino a oggi non sapevano come approcciare gli altri Paesi, come portare all’estero i prodotti, come ottimizzarli. Tutto era lasciato all’iniziativa e sulle spalle dei singoli imprenditori e delle piccole aziende che non avevano le risorse economiche per potersi internazionalizzare. Oggi finalmente c’è un sostegno strutturato e adeguato che aiuterà a portare i prodotti italiani su una scena globalizzata.

Quali sono le istanze più urgenti e necessarie degli Italiani all’estero?

La riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza è un tema urgente che necessita di soluzione per far giustizia di un’ingiustizia che si protrae da 25 anni. Prima del 1992 chiunque si trasferisse a vivere all’estero poteva scegliere se diventare cittadino di quel Paese o continuare a tenere il passaporto italiano, perchè la legge italiana non  discrasia tra chi è nato prima del 1992 e chi è nato dopo, e oggi ci sono tanti cittadini italiani, nati e cresciuti in Italia che hanno perso inconsapevolmente la cittadinanza italiana e sono considerati cittadini stranieri. La riapertura dei termini permette, per un termine di 5 anni, che esibendo il certificato di nascita italiano, ciascuno possa riacquistare immediatamente il passaporto e la nazionalità italiana, e questo è una cosa di grande importanza per tutte le comunità italiane nel mondo. Una seconda necessità urgente e importante è la riorganizzazione dei consolati, punti di riferimento fondamentali per gli Italiani all’estero. Il Consolato rappresenta e riassume tutti gli uffici pubblici, è una sorta di Comune, ASL, Regione, Provincia, è un riferimento imprescindibile per molti servizi al cittadino. È necessario riorganizzare la rete dei consolati assumendo personale, investendo risorse economiche,  aprendone altri per permettere lo svolgimento di compiti fondamentali. Tra le istanze urgenti di cui sono portatori gli Italiani all’estero c’è poi la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria. Oggi è demandata alle Regioni la decisione di rendere gli Italiani residenti all’estero usufruitori dell’assistenza sanitaria esattamente come gli italiani residenti in Italia. Ciò comporta che la maggior parte dei cittadini residenti all’estero non si iscrivono all’AIRE (n.d.r. l’Anagrafe degli Italiani residenti all’estero) per non perdere questa possibilità, ma ciò comporta una serie di problematiche che vanno risolte con una regolamentazione della materia.

Riacquistare la cittadinanza italiana rafforza i legami identitari all’estero?

L’approccio delle comunità italiane all’estero all’Italia è commovente, in termini di amore e rispetto per la nostra Patria. Avere la cittadinanza italiana significa moltissimo.

Come si sono trasformate le comunità italiane? Oggi cosa rappresentano?

Le comunità italiane all’estero sono molto eterogenee, alcune sono di generazioni precedenti, parlano ancora il dialetto e sono molto legate a tradizioni, altre sono molto giovani o di prima generazione come quella di Miami dove io vivo. Quando sono arrivato 25 anni fa gli iscritti all’AIRE erano solo 10mila, oggi sono oltre 50mila e Miami è il secondo Consolato, dopo New York. Il   numero reale degli Italiani che vivono all’estero va tuttavia considerato moltiplicando per 3 o 4 il numero degli iscritti all’AIRE, per i motivi di cui abbiamo parlato. Ci sono molte differenze tra gli Italiani arrivati molti anni fa e gli Italiani che si sono trasferiti negli ultimi anni e che ancora continuano a farlo, perché gli Stati Uniti continuano a rappresentare, fuori dall’Europa, il Paese di approdo per il più alto numero di partenze dall’Italia. Bisogna ascoltare le comunità e rappresentare tutte le necessità, alcune specifiche, altre comuni, rispettando sia l’approccio identitario delle vecchie generazioni, sia quello più pragmatico delle comunità di prima generazione.

Come si internazionalizza l’Italia?

Promuovendo l’internazionalizzazione per scelta e non per necessità. I giovani oggi partono perché non considerano l’Italia un Paese che permette loro di realizzare progetti e sogni. La sfida sarà vinta quando gli stessi giovani decideranno di partire per migliorare e vivere un’esperienza, non perché in Italia mancano possibilità di lavoro. È allora che l’internazionalizzazione diventerà una scelta e una opportunità.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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