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Sculture che attraversano il tempo, la Mano Artigiana di Dante Mortet

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Un nome italiano per eccellenza, un cognome francese, una bottega storica romana che rende unica una storia, personale e famigliare, conosciuta in tutto il mondo. Il protagonista è Dante Mortet, scultore, cesellatore, inventore del Progetto Mano Artigiana che consegna alla storia le sculture delle mani di personaggi famosi, Ennio Morricone e Pelè solo per citarne alcuni. Osservatorio Roma lo incontra per gli Italiani all’estero.

Che storia racconta la famiglia Mortet?

La storia di una famiglia francese che si sposta a Firenze a metà Ottocento e alla fine dello stesso secolo arriva a Roma, continuando a fare lo stesso mestiere dello scultore cesellatore con cui ha realizzato arte sacra, medaglie, premi, sculture e monumenti.

A Roma dove siete?

Lavoriamo nella nostra bottega in Via dei Portoghesi, dietro Piazza Navona, da oltre cento anni. Siamo nel cortile storico di Palazzo della Scimmia, un edificio costruito mille anni fa e nell’antica bottega realizziamo opere della nostra tradizione.

Raccontiamola questa tradizione

Facciamo i cesellatori, realizziamo sculture di bronzo, metalli, argento, oro, gioielli, abbracciando tanti ambiti, dall’oreficeria all’argenteria. Portiamo avanti con dedizione, rigore e piacere un mestiere antico che ci identifica e porta l’arte italiana nel mondo. Il nostro è un artigianato artistico che esporta la tradizione dei nostri nonni e bisnonni, mio padre ha novanta anni e ancora assiste con affetto ed esperienza me e mio fratello.

Dante Mortet, oltre a essere continuatore della tradizione di famiglia, è anche la Mano artigiana conosciuta in tutto il mondo

Mano Artigiana è un progetto che rappresenta la manualità italiana, di cui si è sempre parlato nel mondo. Ma quali sono le mani italiane, a chi appartengono? Ho riflettuto sul fatto che potevano essere realizzate sculture di mani di personaggi importanti per consegnarle alla storia. Partendo dal calco originale della mano del personaggio, si poteva trasformarlo in scultura. In realtà non sono calchi veri e propri, ma prodotti artistici perché sono calchi trasformati in sculture di bronzo che si realizzano per personaggi famosi e persone meno note, per raccontare la storia che ciascuno esprime.

Perché è un progetto artistico particolarmente apprezzato in America?

Perché racconta la manualità degli italoamericani, troppo spesso correlati solo a pizza, spaghetti e mafia. In realtà gli italoamericani sono le loro mani, esprimono una manualità che ha portato in America capacità artistica e artigianato, un seme generoso che ha sviluppato economie concrete e sostenibili. Gli Italiani in America hanno riscattato con le mani e la manualità, la dignità di tante famiglie emigrate.

Cos’è il Leonardo Da Vinci Award?

È un premio, una statuina di Leonardo che ho creato e realizzo ogni anno per NIAF, National Italian AmericanFoundation, una fondazione che rappresenta oltre venti milioni di italoamericani, dedicato a Leonardo da Vinci, il genio italiano più rappresentativo e conosciuto al mondo, il nostro super eroe. NIAF organizza ogni anno a ottobre, nel mese della cultura italiana, un gala a Washington e attribuisce il premio alle personalità che rappresentano gli italoamericani. Il Leonardo da Vinci Award mi lega fortemente alle comunità italoamericane ricche di storie e personaggi che ci rendono orgogliosi nel mondo.

Quante mani di italoamericani famosi ha consegnato alla storia trasformandole in sculture?

 Martin Scorsese, Robert De Niro, Quentin Tarantino, Frankie Valli, Angelica Houston e molti altri, considerando che “anche la mano del fornaio è importante” come mi ricorda sempre Robert De Niro perché sono mani sapienti che raccontano storie di lavoro, di chi prende la materia e la trasforma in economia. Gli italoamericani sono stati questo e per rendere loro omaggio, sto lavorando a una grande scultura, una grande mano che indicherà con l’indice l’Italia. Si chiamerà We come from there e sarà una mano in bronzo che indicherà esattamente, in un punto dello spazio, dove è collocata geograficamente l’Italia.

Che dimensioni avrà e dove sarà collocata?

Sarà lunga 3 metri e sarà collocata a New York, piuttosto che a Philadelphia o San Diego. Sarà il simbolo della manualità artigiana italiana, riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo ma è anche il simbolo di una cultura inclusiva, perché noi Italiani siamo capaci di dare la mano e prendere per mano altri popoli, luoghi e territori diversi.

La prima Mano Artigiana realizzata è stata quella del Maestro Ennio Morricone. Come ricorda quel momento?

Con un brivido di emozione, perché ho conosciuto e frequentato il Maestro Morricone che ha creduto nel mio progetto di rendere eterna la sua mano trasformandola in scultura di bronzo. È stato un personaggio immenso, il suo talento, la sua cultura musicale, la semplicità, l’umiltà, è il Beethoven del Novecento e io pranzando con lui e la meravigliosa signora Maria, sua moglie, mi sento come se avessi pranzato con Beethoven. Realizzare la mano di Ennio Morricone mi ha aperto le porte di Hollywood, perché proprio mentre eravamo al lavoro, il Maestro vinceva l’Oscar. Per il film The Hateful Eight di Quentin Tarantino ho fatto la scultura ufficiale del film, con le mani di tutti i personaggi del film in una pellicola.

La bottega storica artigiana Mortet è un luogo iconico a Roma, visitato da molte star americane

Si, molti attori americani che ho conosciuto passano a trovarci e visitano la nostra bottega che non è un museo, ma un vero luogo di lavoro che rappresenta e premia il Made in Italy.

La scultura di una mano famosa che è ancora nella bottega?

La mano di Andrea Bocelli che è in partenza perché aggiudicata da una coppia di americani in una charity night organizzata dalla Fondazione Andrea Bocelli. I proventi serviranno a finanziare i bellissimi progetti della Fondazione.

Mano e piedi, quelli di Pelè, resi immortali con le sue sculture. Che incontro è stato quello con il N.10 assoluto del calcio mondiale?

È stato un incontro bellissimo, avvenuto nel 2018, per la realizzazione della scultura del suo piede che ha portato in seguito alla realizzazione anche della scultura delle sue mani e alla nascita di una bella amicizia. Pelè è stato il campione dei campioni, il calciatore che ha trasformato il N. 10 in un simbolo di eccellenza e di talento assoluto. Mi ha onorato della sua stima, considerazione e amicizia, mentre seguiva con grande curiosità il processo creativo delle sculture alle quali si era appassionato, perché aveva capito che il suo piede e le sue mani in bronzo avrebbero continuato a raccontare per sempre la sua storia.

Come definirebbe le sculture del piede e delle mani di Pelè?

Sculture destinate ad attraversare il tempo.

Come ha rappresentato le mani di Pelè?

Con il numero 10, quel numero che Pelè ha indossato rendendolo iconico nel mondo del calcio come simbolo di eccellenza e di valore assoluto. La scultura delle sue mani, che nasce da una mia idea originale, forma il numero dieci, con il dito di una mano fa 1 e con l’altra fa zero. Si tratta sicuramente della mia opera più pop, perché il calcio è stato lo sport più popolare del Novecento e Pelè è stato sicuramente il calciatore più pop.

Chi desidera la scultura della propria mano deve necessariamente venire a Roma?

No, come avveniva nel Cinquecento, Seicento e Settecento quando l’artista si recava dal committente, oggi sono io che vado a casa della persona interessata, realizzo il calco e nel giro di un paio di mesi la scultura è pronta e spedita. Kirk Douglas mi chiedeva addirittura i video per seguire il processo di realizzazione e io l’ho accontentato.

Chi è Dante Mortet?

Un artigiano che ha voglia e volontà di raccontare ed emozionare attraverso le proprie opere. Se qualcuno dirà che questa è arte perché ho suscitato un’emozione, sarò felice perché avrò raggiunto il mio scopo.

A proposito di Made in Italy, lei è appena stato nominato Ambasciatore ufficiale nel mondo delle Fettuccine Alfredo alla Scrofa

È una nomina e un impegno a cui tengo molto perché le Fettuccine Alfredo sono un piatto fortemente identitario e portano l’eccellenza della cucina italiana nel mondo. La storia che raccontano è meravigliosa e comincia nel 1814 a Roma, in una trattoria dove il proprietario cercava un modo per far mangiare la giovane moglie inappetente che aveva partorito da poco e che non riusciva ad allattare il figlio per via delle nausee. Inventa una fettuccina leggerissima, aggiunge il burro e il parmigiano Il piatto conquista la puerpera che comincia a mangiare con appetito e di conseguenza ad allattare. È un gesto e una storia d’amore che si riproducono ancora oggi, ogni volta che le Fettuccine Alfredo vengono mantecate, con movimenti simili a un valzer. Negli anni Venti due importanti attori del cinema muto americano vengono a Roma, ascoltano la storia e regalano posate d’oro alla famiglia che in quel momento gestisce Alfredo alla Scrofa, la trattoria diventata già storica. Da quel momento il ristorante si riempie di incredibili personaggi del cinema americano, perfino Walt Disney, oltre che di personaggi dello spettacolo e della cultura italiana. Durante la Seconda Guerra Mondiale le famose posate d’oro di Alfredo furono requisite, ma dopo pochi anni mio padre, fine cesellatore con bottega poco distante, fu incaricato di rifarle. Le posate d’oro che oggi sono nel ristorante da Alfredo alla Scrofa di Mario Mozzetti, sono state realizzate da mio padre e mio zio ed è per questo che le Fettuccine di Alfredo entrano a pieno titolo nella storia della mia famiglia, oltre che nella storia della cucina italiana famosa in tutto il mondo.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma, Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero e per ICN RADIO NY.

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