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Roma. Distretto del contemporaneo

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Roma stratificata da epoche e culture, città archeologica, storica, monumentale è pronta per scrivere una biografia aggiornata della città, valorizzando luoghi e aree dove si costruisce la sua dimensione contemporanea. Roma Distretto del contemporaneo è un progetto, lungimirante e ambizioso, che nasce con l’obiettivo di trasformare in polo attrattivo il quadrante Nord, l’area che si estende sull’ansa del Tevere e abbraccia la dorsale Flaminia, ricca di importanti edifici istituzionali e culturali attraverso i quali Roma contemporanea si racconta. Il Palazzo della Farnesina, sede  del Ministero degli Esteri, costruito nel 1960 e ancora il secondo edificio più grande in Italia per volume dopo la Reggia di Caserta, è al centro di un’area che ha cominciato a svilupparsi nel Novecento e oggi ha una sua identità e specificità. Il complesso sportivo del Foro Italico, il MAXXI, museo nazionale delle Arti del XXI secolo, il Parco della Musica, l’Auditorium più grande d’Europa, il Museo della Scienza che sta per nascere, il Museo del Calcio di cui si discute e tanti altri luoghi della cultura, rendono necessario aggiornare l’identità di Roma con una nuova mappatura. Una città abituata a raccontarsi attraverso la sua storia millenaria, 2.776 anni di vita, civiltà, costruzioni e distruzioni, deve ripensare la sua narrazione, acquisendo consapevolezza di cosa è oggi, una città metropolitana estesa molto al di fuori delle Mura Aureliane che delineano il centro storico. Il Comitato scientifico del progetto presieduto dall’Ambasciatore Umberto Vattani, composto da prestigiose personalità della cultura, ha scelto un nome per designare l’area su cui è necessario porre uno sguardo nuovo, Distretto del contemporaneo e lo ha portato all’attenzione istituzionale con un convegno organizzato nella Sala della Regina a Montecitorio. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un saluto di incoraggiamento, la Presidenza della Camera, i ministri degli Esteri, Cultura, Turismo, Ambiente, i presidenti delle commissioni parlamentari di riferimento, il presidente della regione Lazio, i rappresentanti delle istituzioni culturali coinvolte nel progetto esprimono soddisfazione e sostengono con convinzione una iniziativa che traghetta Roma nel futuro. Osservatorio Roma il Giornale degli italiani all’estero incontra l’Ambasciatore Umberto Vattani e gli architetti Franco Purini e Andrea Bruschi per approfondire le modalità con cui Roma deve ripensare se stessa per acquisire una identità completa.

Umberto Vattani

Ambasciatore, cosa rappresenta l’imponente edificio della Farnesina per il Distretto del contemporaneo?

L’edificio è stato progettato negli anni ’30, la costruzione è iniziata tra gli anni ’39 e ’43, si è interrotta a causa della guerra ed è stata ripresa e completata soltanto tra il ’56 e il ’59. Dal 1960 è la sede del Ministero degli Esteri e quando vi fu trasferito, nessuno conosceva l’area su cui l’edificio sorge, collocata dall’altra parte del Tevere e molto meno not della Roma antica. Ancora oggi tutti quelli che vengono a Roma pensano alla Roma imperiale o a quella dei Papi ma non sanno che esiste anche una importante Roma contemporanea del Novecento.

Cosa è esattamente il Distretto del contemporaneo?

Il Distretto del contemporaneo è il nome che abbiamo deciso di dare a quest’area per indicarne la vocazione e additarne il futuro. Oggi se la si guarda, si vedono  soltanto frammenti, ma è necessario osservarla nell’insieme, ricucire questi frammenti di città e fare dei margini, quello che fanno di solito gli urbanisti ma chissà per quale motivo questo progetto nel suo insieme, non era mai stato visto come tale.

Qual è l’importanza del quadrante e perchè dare un nome nuovo all’area?

Era importante dare un nome per sottolineare l’importanza di un quadrante strategico per lo sviluppo futuro della città. Distretto perché ci sono tutti gli elementi fondamentali di un polo culturale, di un polo sportivo, di un polo di ricerca, di un laboratorio di restauro, di qualsiasi tipo di manifestazione artistica che viene rappresentata. Proprio in quell’area sta per nascere il Museo della Scienza che attirerà molti giovani e nuove imprese.

Quali sono i punti di forza del Distretto?

Goethe si entusiasmò quando visitò quell’area caratterizzata da un bellissimo paesaggio naturalistico, dove esistono monumenti di grande valore della prima e della seconda metà del secolo scorso. Noi oggi dobbiamo fare in modo che ai valori paesaggistici, alle presenze monumentali e di edilizia residenziale, alle numerose attività che si svolgono in quest’area, si riconosca una Roma nuova che possa essere inserita nelle guide e resa nota ai visitatori e ai turisti che per ora non sanno assolutamente nulla di questa parte della città.

L’area comprende numerosi luoghi di cultura e custodisce parte del patrimonio artistico nazionale. La Collezione Farnesina, nata 25 anni fa da una sua pregevole intuizione, è uno scrigno di arte contemporanea esposta a Palazzo Farnesina

Si, la Collezione è distribuita su tutti e 7 i piani del Ministero, 700 opere bellissime compongono un panorama ricchissimo che rivela una gran quantità di maestri che hanno lasciato un’impronta anche sul presente. Attualmente 72 opere della Collezione Farnesina sono in mostra a New York al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite, 72 opere che rappresentano molto bene il panorama artistico italiano del Novecento.  

72 opere selezionate su 700

Si, sono state scelte da Achille Bonito Oliva, il grande critico d’arte, che ha dovuto selezionarne solo 72, perchè oltre questo numero è difficile far viaggiare le opere tutte insieme. La Collezione Farnesina mi ha ispirato questo nuovo progetto perché è confinata nel Palazzo, il Palazzo ha cambiato la sua natura diventando un simbolo dell’Italia contemporanea e pertanto ora occorre sfatare l’immagine di area periferica. Non lo è affatto, pertanto bisogna riportarla al centro della città contemporanea.

Franco Purini

Professore, ci sono aree di Roma non ancora considerate?

A Roma governa la storia dell’antica Roma, del Medioevo, del Rinascimento, del Barocco. Tutto il resto è in un eterno presente che non riesce a comprendersi, ci sono quartieri abbandonati o altri dove si vive ma senza avere la consapevolezza di dove si sta vivendo e di quale dovrebbe essere il senso della comunità di quel luogo. Ci sono momenti in cui il carattere di Roma non viene considerato e vissuto in maniera adeguata da chi la abita.

Roma cosa deve imparare a fare?

Roma deve cominciare a comprendere ciò che non è compreso, a pensarsi oltre i confini della città archeologica, medievale e barocca, dimensione dove spesso si ferma l’interesse non solo dei turisti ma anche dei romani.

Il Distretto del contemporaneo in cosa è innovativo?

È innovativo perché una parte di Roma, dove la modernità e il contemporaneo hanno prodotto opere molto importanti, si sostiene su una storicità straordinaria e su una mitologia altrettanto bella e affascinante. Mescolando mitologia, antichità, modernità e contemporaneità, viene fuori un racconto straordinario che sarebbe da ascoltare anche in altre parti di Roma dove c’è silenzio.

Il Comitato scientifico di cosa si sta occupando?

Stiamo facendo uno studio su questa parte di Roma, cercando di capire quali possono essere gli orientamenti progettuali che nel futuro possano rendere questo luogo sempre più consapevole di sé e soprattutto sempre più comprensibile da parte di chi abita quest’area.

Il progetto ha anche altri obiettivi correlati?

Certamente, far acquisire alla città e a chi la abita, una completa coscienza di sé. È necessario che la città nella quale si abita, entri nella nostra mente, nel nostro cuore, nelle nostre abitudini, in un dialogo tra noi e lei e tra lei e noi, capace di far vivere meglio sia noi che la città. Quando non si attiva questo dialogo, la vita urbana non è piacevole.

Il Tevere è da sempre nella storia di Roma

Roma è qui perché qui era possibile attraversare il Tevere, in altri punti questa possibilità non c’era. Roma nasce attorno all’Isola Tiberina che permetteva con due rami più corti di avere un ponte da una parte e dall’altra, quindi di attivare il dialogo tra Est e Ovest. Se non ci fosse stata l’isola Tiberina, probabilmente il Tevere non ci avrebbe mai permesso di edificare una città.

L’ansa Flaminia del Tevere che storia racconta?

L’ansa Flaminia è in un paesaggio straordinario, da una parte c’è Monte Mario, dall’altra ci sono i colli dove sorgevano i primi villaggi che poi si federarono per fondare Roma ma soprattutto c’è un clima, una natura paesaggistica straordinaria animata dal Tevere che la attraversa.

Il Tevere che volto mostra in quell’area?

Il Tevere lì è veramente magnifico, diventa un fiume con due sponde, con foreste straordinarie e animali che si nutrono di pesci. Osservare questa natura straordinaria è come vedere com’era il mondo primitivo. È necessario collegare la bellezza delle architetture con la bellezza di eventi avvenuti nel corso del tempo.

L’ansa Flaminia è anche un luogo storicamente significativo

Bisogna ricordare che nell’ansa Flaminia si è svolta la battaglia tra Costantino e Massenzio, in conseguenza della quale cambiò il mondo di allora. Inoltre la Flaminia segna l’arrivo della Via Francigena a Roma e sempre in quest’area c’è il Foro Italico che è stata una bellissima avventura dell’architettura italiana degli anni Trenta. Queste cose devono risuonare nella mente, nella memoria, nella volontà di rivivere quelle avventure straordinarie anche con la nostra immaginazione.

L’area Flaminia può essere una risorsa importante per completare l’identità di Roma?

È certamente una delle risorse più grandi per far sì che la città abbia una identità completa. Ci sono diversi strati funzionali e culturali che convergono in quell’area, sport, musica, pittura, scultura, la cultura del corpo si somma con la cultura della mente, con l’arte, la storia. La complessità di queste presenze è tale da costruire una storia infinita, ci sono anche antichissimi altari dove migliaia di anni fa si consumavano riti orgiastici. Abbiamo una serie di possibilità, anche diverse tra loro, che ci consentono di pensare quell’area e questo aumenta la loro essenza multiforme, dove troviamo tutta una serie di aspetti del vivere.

Roma è una narrazione infinita?

Roma è sempre una narrazione infinita ma alcuni luoghi non vengono narrati, rimangono sepolti in una specie di silenzio o di assenza. Il Distretto del contemporaneo potrebbe aiutare anche altre parti di Roma a rivelarsi e a conoscersi.

Andrea Bruschi

Professore, il Distretto del contemporaneo dovrebbe accogliere anche il Museo del Calcio. Roma è pronta a istituirlo?

Penso che Roma sia pronta da molto tempo a ospitare un Museo del Calcio, perché il calcio è in Italia lo sport più importante. L’iniziativa, decisamente auspicabile, potrebbe coagulare enormi energie e aprire non solo a Roma ma all’Italia, una importante prospettiva di turismo sportivo, realtà che all’estero già esiste ma da noi ancora manca. Se si realizzasse il Museo del Calcio, che personalmente auspico da molto tempo, si aprirebbero prospettive e possibilità di attrazione per un’altra forma di turismo, anche non di massa.

Il Museo del Calcio potrebbe nasce nel Distretto del contemporaneo?

L’ingresso al Foro Italico, dalla parte di via Guido Reni e dal Ponte della Musica, la grande struttura innovativa che negli ultimi anni ha reso possibile il collegamento tra il Foro Italico e il Flaminio, è sempre stato un punto difficile e critico di traffico complesso ma che in adiacenza contiene aree ancora in stato di abbandono. Ripensare l’ingresso al Foro Italico introducendo il tema del Museo del Calcio in quella posizione, sarebbe un modo per valorizzare il grande complesso sportivo e per dare a Roma la possibilità di entrarci con una modalità migliore rispetto all’attuale.

Nascerà il Museo del Calcio?

Lo auspico da tempo e credo nella possibilità che veda la luce proprio in quel luogo dove ora abbiamo solo un’area degradata.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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