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Nuova luce da Pompei

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Pompei, l’antica città romana sepolta nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio, dissepolta nel 1599, comincia a raccontare la civiltà romana a partire dal 1748, con l’inizio delle prime serie indagini archeologiche sui reperti restituiti dal passato. Da allora il sito archeologico continua ad aprire finestre sulla storia, contribuendo in maniera decisiva alla ricostruzione della vita quotidiana dell’antica civiltà romana e oggi svela perfino come era la luce artificiale che illuminava le notti dei Romani. Pompei rende possibile immaginare il mondo romano antico non solo nella dimensione diurna di luce naturale ma anche nelle atmosfere serali e notturne illuminate con le lucerne a olio, i candelabri, le torce che rendevano meno oscure le notti di allora. Gli antichi Romani, straordinari nella loro creatività, potevano non fare di necessità virtù e lasciarsi illuminare solo dalle torce? La risposta è nella bellezza delle forme plastiche e nelle superfici elaborate di lucerne e candelabri realizzati in bronzo, portalucerne, supporti per torce e altri meravigliosi reperti che arrivano da Pompei in mostra a Roma, a Villa Caffarelli, sede espositiva dei Musei Capitolini. Il progetto si rivela un’occasione culturale preziosa per scoprire come i Romani sapessero rendere arte anche la luce artificiale. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Claudio Parisi Presicce, Sovrintendente Capitolino e Ruth Bielfeldt, docente di Archeologia Classica all’Università di Monaco, curatrice del progetto espositivo.

Claudio Parisi Presicce

Come era la vita minuta ma significativa di Pompei?

Nel 1748, quando iniziarono i primi scavi a Pompei, è come se la città ci avesse restituito la vita degli antichi in una scala molto più ridotta. Pompei ci permette di entrare realmente nelle loro case e capire quali fossero le scansioni del tempo durante la giornata. Lucerne, candelabri, sculture lampadofore e tutti gli altri oggetti connessi, fecero immaginare la possibilità di andare a toccare con mano la vita quotidiana delle persone.

Cosa rappresentava la luce?

La luce era un elemento fondamentale nelle relazioni sociali e nella relazione con il sacro. La mostra ci permette di avvicinarci il più possibile all’elemento antropologico della vita nel mondo antico e alle modalità con cui si viveva nella domus romana.

Come erano le case pompeiane?

Erano buie perché a parte l’atrio dove si proiettava una luce naturale, tutto il resto era oscuro, con finestre piccole e luoghi organizzati per essere protetti dagli sguardi, dai ladri e dalle bestie.

Cosa ha restituito Pompei?

Pompei ha restituito una quantità enorme di materiale che oggi piano piano esce finalmente dai magazzini. Inizialmente i reperti rinvenuti suscitarono grande interesse, poi sono finiti nei depositi e mai più esplorati. Ciò che Pompei ci restituisce era realmente il modo in cui gli antichi utilizzavano la luce artificiale in ambito domestico e anche in alcuni ambienti sacrali dove la presenza delle lucerne e dell’illuminazione artificiale, aveva un suo fondamento. Oggi sono in mostra 150 oggetti pompeiani sostanzialmente inediti, ai quali abbiamo affiancato 30 oggetti altrettanto inediti e preziosi provenienti dalle Collezioni dell’Antiquarium di Roma, il museo comunale rimasto aperto per un decennio dal 1939 al 1949, poi chiuso per i danni derivati dalla costruzione della metropolitana all’altezza del Monte Celio e da allora rimasto inaccessibile. La mostra Nuova Luce da Pompei a Roma è l’occasione per affiancare al ricco materiale proveniente da Pompei, il materiale delle collezioni romane. Pompei e Roma ci hanno permesso di avvicinarci enormemente al gusto, alla sensibilità e alle modalità di relazione degli antichi Romani.

Pompei continua a far luce sulla storia romana?

Si, apprendiamo di continue scoperte attraverso nuovi scavi archeologici perché di Pompei noi conosciamo circa un terzo della dimensione della città. Ancora più importante è il recupero dei materiali oggi esposti, inizialmente gestiti in maniera curiosa, con l’attenzione che si rivolge a oggetti conosciuti che purtroppo in seguito, data la considerevole quantità, sono stati accumulati nei depositi infiniti del Museo Nazionale di Napoli.

Esporli in mostra cosa significa?

Farli riemergere e raccontarli tema su tema, sulla base di quello che possiamo recuperare attraverso il restauro e lo studio tecnologico, fondamentali per capire come questi oggetti venivano realizzati.  Questa mostra è frutto di una ricerca interdisciplinare, con una nuova attenzione posta su un nucleo di materiali non conosciuto che parte dalla ricerca d’archivio per attribuire l’oggetto al luogo esatto di provenienza all’interno di Pompei.

Ruth Bielfeldt

Perché descrive la mostra come uno sguardo dal passato al futuro?

Aristofane mette in relazione la luce con la vita. Come le lampade illuminavano le vite del passato, oggi gli smartphone sono le nuove lucerne e quindi lo sguardo passa con naturalezza dal passato al futuro.

In mostra è esposto un prototipo di domus pompeiana. L’elemento luce che rilievo aveva?

La luce naturale ne aveva poco, la luce artificiale era invece indispensabile perchè le domus erano buie, la luce entrava solo nel profluvio. Le stanze erano completamente buie e anche  per orientarsi di giorno, era necessario avere sempre in mano una lucerna, inserita in un contenitore e accesa con uno stoppino immerso nell’olio. Sono stati recuperati stoppini antichi che hanno duemila anni, lanterne con quattro fiamme adatte a uscire per strada dove non c’era altra forma di illuminazione pubblica.

Pompei, luce artificiale e relazioni sociali. Cosa emerge dal percorso espositivo?

L’antichità romana racconta che anche la luce era un elemento regolatore della convivenza sociale, perfino della convivialità. Luce e  cibo erano sicuramente in relazione.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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