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Un anno senza Monica

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Nasce Maria Luisa Ceciarelli, diventa Monica Vitti. Cambia il nome, dà una sterzata alla sua vita e una svegliata al cinema italiano. Sovverte ruoli, supera stereotipi e afferma la propria identità, con una voce sgranata, sfiatata e roca, un naso ingombrante e un fisico filiforme in un Paese di maggiorate.Sono bionda, ho gli occhi verdi, alta 1,73, presbite, miope, astigmatica, ipermetrope e ipersensibile” si descriveva Monica, tanto insicura e timorosa, quanto ridanciana e appassionata. Il libro MONICA Vita di una donna irripetibile, pubblicato per Rai Libri, vincitore del Premio Miglior Libro di Cinema 2022, racconta la storia di una donna straordinaria. Osservatorio Roma il giornale degli Italiani all’estero incontra l’autrice Laura Delli Colli, giornalista, scrittrice e biografa di Monica Vitti.

Due libri dedicati a Monica Vitti. La conosceva bene?

Ho avuto il privilegio della sua confidenza, insieme abbiamo scritto un libro nel 1986, quando io ero una giovane giornalista di Repubblica che si occupava di cinema, lei era già la Vitti. L’avevo intervistata in occasione di un libro di testimonianze che avevo scritto sui mestieri del cinema, in seguito al quale Monica chiese all’editore la mia disponibilità per un libro monografico sulla sua storia cinematografica. Andai a conoscerla, mi chiese perché volessi scrivere un libro sulla sua storia, fingendo, da attrice, che la richiesta non fosse partita da lei. Il libro che abbiamo realizzato insieme raccontava Monica Vitti cinematografica, in maniera ordinata, con tutte le schede dei suoi film. Anche quel primo libro fu premiato, ricevette il Premio Castiglioncello per la miglior biografia di cinema.

Nacque un rapporto personale tra voi?

 Il libro era il frutto di conversazioni quotidiane e incontri che durarono mesi,   in una calda primavera romana in cui ci concedevamo il vezzo di un caffè insieme prima di cominciare e di un gelato al limone di cui Monica era golosa, che compravo in una piccola gelateria siciliana, sulla strada che mi separava dalla redazione di   Repubblica a casa sua,   al Fleming, dove la raggiungevo subito dopo pranzo. Lei mi preparava il caffè, io portavo il gelato. Cominciavamo così una chiacchierata che era diventata anche uno speciale rapporto di confidenza.

MONICA racconta un altro punto di vista di una donna irripetibile?

 In occasione dei suoi 90 anni, mi è sembrato bello raccontarla da un punto di vista non cinematografico, ma di donna, della donna bella che avevo conosciuto e che sono sicura sia rimasta tale anche quando la malattia l’ha allontanata da tutto e da tutti, una donna interessante, generosa, speciale. Ho ritrovato appunti che erano rimasti in un archivio non solo del cuore, ma della memoria e ho scritto questo libro che proprio quando era pronto per uscire, ha incrociato il momento in cui Monica ci ha lasciati. E’ un omaggio a una donna strepitosa, uscita di scena in un febbraio di sole, lasciandoci il ricordo di una persona meravigliosa, una bionda,   un mito. Per sempre Monica.

Cosa l’ha resa tanto straordinaria?

L’essere fuori del suo tempo, avere una immagine straordinariamente moderna per essere una donna nata nel 1931, per aver attraversato gli anni difficili della guerra, per aver studiato teatro all’Accademia, in un tempo in cui le donne erano le maggiorate e si misuravano sia al cinema che sulle passerelle, con quel tipo di requisiti. Monica era esattamente il contrario del modello fisico che rappresentava la bellezza femminile di allora, era   nordica, asciutta, magrissima, con pochissime forme, non aveva un taglio di capelli convenzionale nè un tipo di trucco in linea con la bellezza del tempo. Era differente, anticonformista, disinteressata a seguire le mode, senza stilisti al seguito.   E ha sempre avuto una grande coerenza.

Sono bionda, ho gli occhi verdi, alta 1,73, presbite, miope, astigmatica, ipermetrope, ipersensibile… Monica Vitti si raccontava così?

E’ l’autoritratto di una donna divertente, piena di timori, paure e insicurezze che da bambina non si piaceva, veniva chiamata Brutti Sogni e poi Sette Sottane, perché era sempre troppo coperta. Comincerà a piacersi quando da adulta capirà che aveva gambe bellissime, quelle che il press agent Enrico Lucherini ha definito le più belle gambe del cinema italiano. Eppure era bellissima, aveva una pelle molto chiara ereditata dalla mamma, che le ricordava il corallo rosa, era delicata in tutto, nei colori che amava indossare, il bianco, il giallo, l’azzurro come l’acqua della sua amata Sardegna.

3 novembre, Scorpione. Per parlare di Monica, bisogna partire dal suo compleanno, un giorno speciale che   festeggiava nella sua casa d campagna, mangiando pollo arrosto e torta della mamma, con gli amici di sempre

3 novembre 1931 era il dato biografico che avevo inserito nel nostro primo libro, l’unico appunto che mi fece, dicendo “ma perché dobbiamo mettere questo numero, a chi interessa sapere quando sono nata, mettiamo 3 novembre, Scorpione. La battuta è nata così. Per quanto riguarda gli amici, ricordo che Alberto Sordi era il primo a inviarle i fiori la mattina del compleanno e spesso le faceva anche regali bellissimi.

Nel libro sono descritte la casa del Fleming dove vi incontravate e la casa del centro, dove si è poi trasferita. Erano anche due finestre diverse su Roma?

Una parte della casa al Fleming bruciò per un cortocircuito in un week end in cui fortunatamente Monica e Roberto non erano in casa. Lei non ci volle più tornare e si trasferirono nella casa del centro, dietro Piazza del Popolo. Monica raccontava che la luce era diversa, perché nella casa al Fleming c’era una luminosità dovuta all’altezza della collina rispetto alla città, la casa del centro aveva invece un posto, vicino a una finestra, che a lei piaceva molto ed era lì che scriveva, vedeva passare gli uccelli, guardava il cielo sopra i tetti di Roma, si sentiva più vicina al Tevere e ai tanti luoghi della città dove aveva girato i suoi film.

“Roma è una città che può anche non stupirti, perché in fondo è pigra ed è talmente sicura di sé che non ha paura di niente. E’ lei che è eterna, mica noi”. Monica Vitti e Roma, un grande amore?

E’ stato un grande amore anche se lei da bambina aveva vissuto a Messina e Napoli perché il padre si spostava per lavoro e di queste due città ricordava il mare che vedeva dalle finestre. Ha sempre amato moltissimo il mare.

“Mi piace vedere la gente felice”, Monica sapeva far ridere ma amava anche ridere?

Ridere la faceva stare benissimo perché lei all’inizio non sapeva di essere una donna e un’attrice capace di far ridere gli altri. Questo modo di giocare con il pubblico la divertiva molto. Aveva cominciato studiando i classici del teatro greco, arrivando poi a Pirandello come esempio di rappresentazione più moderna. Solo con   Sergio Tofano, il suo maestro in Accademia, scoprì che poteva fare commedie più leggere.

Maria Luisa Ceciarelli come diventa Monica Vitti?

Sergio Tofano le chiese di cambiare nome perché il suo non era esattamente un nome da locandina. Monica Vitti lo scelse lei, giocando con le sillabe del cognome della mamma e scegliendo Monica perché era la protagonista di un romanzo che le era molto piaciuto.

E anche grazie a questo nome diventa l’attrice della sophisticated comedy consacrata alla comicità?

Entrare nella commedia per Monica ha significato anche cambiare le regole della commedia, che era allora un mondo di sceneggiatori maschi, una scrittura tutta al maschile perché non c’era una mano che scrivesse ruoli per la comicità femminile. Monica imparò a imporsi, faceva passare sempre una sua linea rispetto ai personaggi che interpretava e questo ha cambiato molto anche il modo di guardare i rapporti di coppia delle sue commedie. Monica ha fatto coppia con attori indimenticabili, in film indimenticabili, girati da grandi autori, come Scola che le ha regalato il personaggio della fioraia Adelaide contesa tra due uomini, Monicelli che le ha fatto interpretare   La ragazza con la pistola, ma anche Salce e altri registi importanti ai quali lei riusciva sempre a dire la sua attraverso interpretazioni moderne. Un tema ricorrente nei suoi film erano le botte che diventavano un pretesto di comicità e un modo di rappresentare le coppie che oggi sarebbe improponibile.  

Monica ha rappresentato oltre 50 donne, fedifraghe e innamorate, tradite e poco amate, ricchissime e poveracce. Perché poche madri?

Il tema della maternità non la sfiorava, era un piccolo tabù. Monica aveva forse il timore di una maternità e di una famiglia perché aveva talmente amore per il suo lavoro, che pensava di non essere capace a tenere insieme i due piani. Ha rappresentato poche madri perché forse la spaventava l’idea di proporre un modello di famiglia troppo tradizionale, come quella che lei aveva avuto, con una visione reazionaria che prevedeva un futuro di studio per i suoi due fratelli e certamente non il teatro per lei, considerato come qualcosa che corrode l’anima. Monica amava molto i suoi genitori ma ha rischiato lo scontro con loro per seguire quella che sentiva essere la sua strada. Giorgio,   il fratello più grande, era suo complice quando lei bambina organizzava spettacolini per intrattenere gli altri bambini nei rifugi e sotto i bombardamenti, rivelando una capacità innata di parlare agli altri attraverso lo spettacolo e il teatro. Aveva solo   quattordici anni e mezzo   quando salì la prima volta sul palco per interpretare il ruolo di una cinquantenne, che a lei sembrava una vecchia. Sentì per la prima volta il brivido del palcoscenico.

Perché parla di una rivoluzione a 360° che Monica ha compiuto su se stessa?

Perchè era una ragazzina timida, un’adolescente insicura che non amava il proprio corpo,   pensava di avere mani e piedi troppo lunghi, un naso ingombrante, un viso che non le sembrava appartenere ai suoi tempi, ma poi è riuscita a fare una grande rivoluzione   su se stessa che ha vinto tutte le paure,   le   piccole e grandi manie che risolveva sempre con allegria. La grande rivoluzione è stata quella del modello femminile che ha portato sullo schermo, perché quando interpreta La ragazza con la pistola   e comincia il film come la   siciliana che doveva vendicare il proprio onore ferito da un uomo che l’aveva sedotta e abbandonata, poi si scopre a Londra, con un modello strepitosamente moderno, di una donna bellissima, una ragazza che cresce in questa sua rivoluzione. Il film esce a cavallo degli anni Settanta e regala alle donne un ritratto che era a quei tempi un modello di piccola rivoluzione, con la rappresentazione di un femminile completamente nuovo.

E’ un’idea di rivoluzione e cambiamento che può essere oggi attuale?

Certo, spero che attraverso questo ritratto che le ho dedicato, Monica riesca a rappresentare un’idea di rivoluzione e cambiamento che sempre si può avere e che può aiutare anche le ragazze di oggi, a scoprire qualcosa di loro che non immaginerebbero di avere dentro.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma, Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero e per ICN RADIO NY.

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