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Il Carnevale più antico e più dolce d’Italia

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Il Carnevale è una cosa seria e lo sa bene Fano, bellissima cittadina delle Marche abitata per secoli da pescatori e marinai, custode di un documento ufficiale del 1347 in cui sono descritti con dovizia di particolari, i costi dei primi festeggiamenti del Carnevale di Fano. Una storia secolare ininterrotta racconta divertimento e dolcezza ma anche il mestiere antico dei maestri carrai, le botteghe artigiane, la cartapesta, l’atmosfera che contribuisce a rinnovare ogni anno una festa perfettamente strutturata e organizzata dal 1871 da un comitato che oggi ha cambiato nome ma svolge la stessa funzione, coinvolgendo e appassionando migliaia di persone. Il Carnevale di Fano edizione 2024 è in viaggio con la sua maschera rappresentativa, El Vulòn, fa tappa a Roma per essere presentato nella sede di ENIT come evento e attrazione di riconosciuto interesse turistico e arriva a New York, sui maxischermi di Times Square. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero ne racconta storia e vocazione culturale con la Presidente dell’Ente Carnevalesca Fano Maria Flora Giammarioli, con il Sindaco di Fano Massimo Seri che nella settimana del Carnevale trasferisce idealmente i suoi poteri al Sindaco del Carnevale, il Presidente della Commissione Cultura on. Federico Mollicone e con il deputato marchigiano on. Antonio Baldelli.

Maria Flora Giammarioli

La lunga storia del Carnevale italiano parte da Fano?

Il nostro Carnevale ha una storia antichissima, è nel dna dei Fanesi e dei Marchigiani. Il Carnevale nasce durante la dominazione dei Malatesta a Fano, per sancire la pacificazione tra due antiche famiglie. Cominciarono così i primi festeggiamenti carnevaleschi. Nel nostro Archivio di Stato è conservato un documento datato 1347 che elenca le spese che il Comune fece per festeggiare questa pacificazione e i primi rudimenti del carnevale. Se ne conserva ancora memoria sullo stemma del Carnevale di Fano dove è ancora scritto Ex concordia felicitas, dalla concordia nasce la felicità.

Nel 1871 nacque un comitato incaricato di organizzare l’evento che continua ancora oggi a curare la manifestazione?

Il Comitato nasce con il nome di Società della fortuna e ha il compito di organizzare in maniera sistematica il Carnevale che era ormai diventato un evento. La Società della fortuna,  istituita dai nobili della città, era molto ben vista e ancora oggi presiedere l’Ente che ha cambiato nome ma ne tramanda la tradizione, è considerata fonte di prestigio. Alla fine dell’Ottocento cominciò tutto un altro tipo di Carnevale che si è arricchito dei primi carri e di una storia di arte e artigianato che attraverso varie trasformazioni, arriva ai carri contemporanei che svettano fino a 18 metri di altezza, con innovative movimentazioni tecnologiche, frutto anche della collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana.

Nella costruzione dei carri, prevale la tradizione locale artigianale o c’è un’industria del carro di carnevale?

I grandi carri sono costruiti dai maestri carristi, artisti che partono dall’idea di carnevale proposta dall’Ente, disegnano, preparano un bozzetto tecnico su proporzioni e movimentazioni delle parti che compongono il carro, realizzano una miniatura del carro in scala che poi diventa un grande carro.

Di cosa è fatto un grande carro di Carnevale?

Fino a qualche decennio fa era realizzato solo in cartapesta, oggi si utilizza anche la vetroresina per pupi da riutilizzare, polistirolo ricoperto di cartapesta e altri materiali che lavorati insieme, realizzano l’opera d’arte perché è questo che sono i nostri grandi carri, vere e proprie opere d’arte.

Il Carnevale di Fano da chi è tutelato nella sua storicità?

Fano è capofila di altri nove carnevali per lavorare su un  protocollo di riconoscimento da Unesco come patrimonio immateriale per i carri fatti di cartapesta, nello spirito della tradizione e di un’ arte che hanno usato tutti i grandi artisti. Lo scopo è tutelare la lavorazione artigianale di un materiale semplice che è utilizzato in molteplici espressioni artistiche. Io ho visitato perfino un teatro tutto realizzato in cartapesta.

Chi forma i maestri carrai di Fano? E’ un’arte che attraversa le generazioni e si continua a imparare solo nelle botteghe artigiane?

Si impara nelle botteghe artigiane come si faceva una volta. A Fano c’è anche un importante Liceo Artistico che ha formato famosi artisti in passato, però la bottega resta sicuramente la scuola migliore per imparare a mettere le mani in pasta. È un’ arte applicata a cui si stanno avvicinando alcuni giovani promettenti che lavorano con i nostri maestri carrai adulti per imparare a realizzare sculture tanto particolari, non solo per il Carnevale. I nostri maestri lavorano per il cinema, il teatro, per i parchi divertimento a tema, coltivando un antico mestiere che si apre a tanti ambiti artistici, con ricadute economiche interessanti.

Il Carnevale di Fano ha segni e simboli inconfondibili, a cominciare dal Getto dei dolciumi…

Il nostro storico Getto dei dolciumi è il lancio di oltre 200 quintali di cioccolato e caramelle dai nostri carri allegorici. Il getto nasce nel Settecento, quando le zitelle, nel giorno di Carnevale, potevano lanciare confetti ai ragazzi a cui erano interessate, un segnale attraverso il quale i ragazzi sapevano che potevano osare avvicinarsi a queste ragazze. Dal lancio del confetto, simbolo di dolcezza, si è passati a lanciare caramelle e cioccolate.

Una vera tempesta di dolcezza?

Si, lo storico scriveva non coriandoli, gesso o nastri filanti, ma dolciumi, cioccolate, chicche, confetti, caramelle, goloserie, gianduie, croccanti, torroni e cremini nel Carnevale di Fano. Il getto è un momento della festa che fa incontrare le generazioni.

In viaggio con il Vulòn è il titolo dell’edizione 2024 che prende spunto dal Vulòn, la maschera ufficiale del Carnevale di Fano. Come si presenta?

Il Vulon è la nostra maschera dal 1951, quando l’artista Rino Fucci lo inventò come simbolo del Carnevale di Fano. È una sorta di menestrello borioso, convinto sempre di saperne più degli altri, vestito metà romano e metà medievale, in omaggio alle vestigia storiche romane e medievali che Fano custodisce. Lo completano le ali perché si pavoneggia come un pavone, un cilindro, un occhio furbetto e lo strumento che suona, un’antica mandola.

Il Carnevale di Fano 2024 ha tre parole chiave, disturbo, musica, futuro. Cosa significano?

Futuro perché il nostro Carnevale è il più antico ma anche il più futuribile, proiettato nel futuro dell’innovazione tecnologica e di movimentazione dei carri, disturbo per ribaltare, almeno a Carnevale, un politicamente corretto esasperante e che forse tanto corretto non è, musica perché abbiamo come madrina il direttore d’orchestra Beatrice Venezi alla quale è dedicato un carro intitolato Chiamatemi Direttore, per ricordare il momento in cui interruppe il Festival di Sanremo proprio per dire che preferiva essere chiamata direttore e non direttrice. Il suo carro aprirà la sfilata e dirigerà gli altri tredici carri.

Il Carnevale di Fano, da sempre attento al sociale, aprirà l’edizione 2024 con una scarpa rossa, simbolo della violenza contro le donne

Il Carnevale è un evento pop, seguito da tutti,  utilizza anche soldi pubblici per svolgere la manifestazione, di conseguenza ha il dovere di lanciare messaggi sociali importanti e raccontare queste tematiche anche attraverso la su leggerezza.

In viaggio col Vulòn fuori dalle righe e dagli spazi…per fare cosa?

Il Vulòn esce simbolicamente dal manifesto disegnato da Andrea Rumaro che crea effetti speciali nel cinema e ha dietro delle note musicali, fuori dalle righe e dagli spazi, cioè dal pentagramma, per andare contro l’ordine costituito.

Come si conclude il Carnevale di Fano?

Con il Rogo del Pupo, ultimo atto del Carnevale nel martedì grasso, si torna all’ordine costituito dopo la pausa  concessa dal Carnevale. In questa edizione riprendiamo la tradizione sacra di questo periodo che introduce alla Quaresima e prima del Rogo del Pupo saremo nel Duomo di Fano, per uno spettacolo sacro, con un coro di attori che reciterà testi di Thomas Elliot per riportarci nell’ordine e traghettarci al mercoledì delle Ceneri.

Martedì grasso tra sacro e profano, torna anche la pizzica?

Pizzica e saltarello marchigiano sono le due danze popolari che animeranno il martedì pomeriggio, in onore della prima scuola marchigiana di pizzica nata proprio a Fano. Avremo un danzatore di pizzica con sindrome di Down, una Banda di Musica Arabita, che in dialetto farese significa arrabbiata, perché 100 anni fa, un gruppo di cittadini, non potendo accedere alla musica colta dei teatri, si sono messi insieme e hanno creato una specie di street band, una banda un po’ sgangherata che invece degli strumenti colti, suonano strumenti in uso nella vita quotidiana, la caffettiera, le tenaglie, fanno un gran baccano su un carro che è una sorta di palcoscenico su ruote. Sono divertenti, colorati e chiudono in allegria la parata dei carri.

Massimo Seri

Tra il blu del mare Adriatico e le verdi colline delle Marche, sorge Fano, città che ha una storia antica

Fano è un’Italia in miniatura con i suoi oltre duemila anni di storia che si attraversano tutti passeggiando nella città. Si respira il periodo romano con l’Arco di Augusto perfettamente conservato e le Mura Romane del IX secolo d.C. che dopo i Fori Imperiali di Roma, rappresentano la maggiore presenza originale in Italia. Passeggiando per Fano ci si immerge nel Medioevo e nel Rinascimento con le vestigia lasciate dalla Signoria dei Malatesta. Il suo nome, Fano Fortunae la rende l’unica città al mondo che trae il nome dalla dea Fortuna, è anche la città di Vitruvio, considerato il più importante teorico dell’architettura di tutti i tempi. È una città interessante, bagnata dal mare Adriatico che si immerge fin quasi nel centro, dove nasce il vecchio porto con la sua darsena borghese, per arrivare poi al porto moderno.

Fano, abitata per secoli da pescatori e marinai, oggi che città è?

È una città accogliente che offre molto e in tutte le stagioni dell’anno. Organizza eventi, rievocazioni storiche come quella che si svolge per una intera settimana nel mese di luglio, quando Fano torna indietro nel tempo e si trasforma in una autentica città romana, con le aurighe e la gara delle bighe che passano sotto l’Arco di Augusto. Ha un’offerta enogastronomica, sia di mare che di terra, molto interessante che si accompagna alla possibilità di vivere un turismo esperenziale ricco di proposte. Fano è anche città delle bambine e dei bambini, un progetto culturale che da oltre trent’anni è conosciuto in tutto il mondo.

E poi c’è il Carnevale che a Fano è una cosa seria…

Il Carnevale da noi è una cosa seria perché è fortemente radicato nella città che lo vive con passione e sentimento, come una festa autenticamente popolare che ha dentro anche la cultura alta. La tradizione di Fano è legata ai carri allegorici e alla complicata arte della lavorazione della cartapesta che i nostri maestri carristi si tramandano di generazione in generazione. Il clou è costituito da tre sfilate, ogni sfilata ha un giro di presentazione dei carri, un secondo giro con il getto di dolciumi e cioccolate e un terzo giro al calare della sera, quando i carri sfilano tra suggestioni luminose. Il Carnevale di Fano è il più antico d’Italia, lo attesta un documento che rendiconta le spese per un carnevale del 1347, ma potrebbe essere anche il più antico al mondo perché il carnevale racconta una tradizione molto legata al nostro Paese.  

Federico Mollicone

Qual è l’importanza del Carnevale nella storia identitaria italiana?

I carnevali italiani sono un’eccellenza, un importante patrimonio immateriale che ci auguriamo possa ottenere il riconoscimento UNESCO. La maggioranza di Governo, grazie a un mio emendamento alla prima Legge di Bilancio, ha raddoppiato i fondi per i carnevali storici e il Carnevale di Fano si è attestato alla seconda posizione in Italia per i finanziamenti, dimostrando grande capacità di promozione e di organizzazione.

Ci sono iniziative già avviate per il riconoscimento Unesco?

La città di Fano, il cui Carnevale storico ha oltre 600 anni di storia, ha riunito altri nove carnevali storici italiani, per avviare la richiesta. È un iter che sosterremo perché il Carnevale di Fano è meraviglioso, molto partecipato, con un impatto importante per destagionalizzare il turismo in una città di mare e in altre città d’arte italiane. Grazie a sinergie e valorizzazioni territoriali, a ENIT e Ferrovie dello Stato, sarà un’occasione per visitare Fano e Le Marche.

Ci saranno novità anche per il Carnevale storico di Roma, tradizione incomprensibilmente interrotta?

Il Carnevale storico romano è stato citato per centinaia di anni, ha una storia lunga e gloriosa e mezzo millennio di tradizione importante. Fino al 2013 è stato una grande manifestazione a livello europeo, con la tradizionale sfilata dei cavalli in via del Corso, con l’arte equestre protagonista, con feste che duravano per undici giorni, ma tutto ciò era legato a una precisa visione della città, espressa dal centrodestra, che credeva nel proprio immaginario.

Antonio Baldelli

Il Carnevale di Fano è al centro dell’interesse turistico nazionale e internazionale, un’occasione per conoscere tutta la regione

Il Carnevale di Fano è il più antico d’Italia, i primi documenti ne parlano già dal 1347, ma anche il più dolce per la quantità di dolciumi che verranno gettati come da tradizione, ma anche il più verde d’Italia per la collaborazione con Trenitalia che consentirà un ingresso agevolato a tutti coloro che utilizzeranno il treno per partecipare alla manifestazione. Ci onora molto da marchigiani, la presenza del nostro carnevale sullo schermo iconico di Times Square. Le Marche sono pronte ad accogliere visitatori provenienti dall’Italia e dall’estero.

Fano città del Carnevale e dell’accoglienza?

Fano è una città di mare, da sempre vocata all’accoglienza, Le Marche sono l’unica regione d’Italia che si declina al plurale, uno scrigno di bellezze naturali e perle paesaggistiche che meritano di essere conosciute e apprezzate. Fano, la sua spiaggia, il suo Carnevale, il Monte Conero, sono tante le bellezze da scoprire.

A Fano il Carnevale dura tutto l’anno?

Si, dura tutto l’anno e spalanca le porte a turisti e visitatori anche in inverno, per destagionalizzare un turismo che non è solo quello balneare ma offre una città e una regione da vivere 365 giorni l’anno.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma, Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero e per ICN RADIO NY.

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