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Veronica De Angelis, la romana che porta a New York murales green e tecnologia sostenibile

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La bella storia italiana di una donna che da Roma esporta a New York l’arte pubblica, promuove il green, l’ecologia e l’ambiente. Come? Con murales che assorbono lo smog, una rivista d’arte e una società che ha obiettivi ambiziosi. Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all’estero incontra Veronica De Angelis, editrice della rivista d’arte IRAE e presidente di YOURBAN 2030.

Veronica De Angelis

Quali sono gli obiettivi di YOURBAN 2030?

YOURBAN 2030 nasce circa sette anni fa, con l’obiettivo di raccontare la sostenibilità attraverso l’arte. L’idea è che l’arte pubblica possa aiutare le persone ad avvicinarsi ad alcune tematiche e approfondirle. L’arte pubblica riveste un ruolo sempre più importante nella rigenerazione di alcuni quartieri.

L’arte pubblica realizzata con tecnologia eco-sostenibile, vernici fotocatalitiche che trasformano gli agenti inquinanti in sali inerti grazie alla luce. È una nuova frontiera?

È una nuova frontiera ancora oggi anche se è una tecnologia sviluppata da circa quindici anni. Cerchiamo di dare visibilità a tecnologie che possono aiutare gli ambienti, esterni e interni, a diventare più salubri. È un’arte che offre una alternativa o a volte integra, le realtà dove non ci sono parchi o alberi. In alcuni ambienti l’utilizzo di queste tecnologie migliora le città e la vita di chi le abita.

Roma è la sua città ma è anche il luogo in cui ci sono molte tracce della sua concezione artistica. I suoi murales costituiscono una vera e propria attrazione nei quartieri in cui li ha realizzati…

A Roma ho sviluppato molti murales nei quartieri Ostiense, San Paolo, Tor Bella Monaca, Pietralata, ovunque ci è stata data la possibilità di collaborare con il pubblico e con il privato. Roma ha accolto molto bene le nostre idee e le tematiche che esprimiamo attraverso l’arte. Roma è la mia città e anche il luogo dove è nata questa idea.

È vero che Hunting Pollution, nel quartiere Ostiense, è il murales ecologico più grande d’Europa?

Si. Hunting Pollution è stata la nostra prima opera. Quando l’abbiamo realizzata, non sapevamo che sarebbe diventato il murale green più grande d’Europa. Hunting Pollution è stato inserito all’interno di molte guide turistiche ed è una cosa che ci ha aiutato nel nostro obiettivo di consapevolezza. È stato molto utile per il nostro percorso di visibilità, sia per la città che oggi offre un percorso di arte contemporanea anche grazie alla street art, sia per la tecnologia green che promuoviamo.

 Come sceglie il quartiere dove sviluppare murales?

Ogni murales ha la sua storia. Il primo murale, Hunting Pollution, l’ho realizzato su un palazzo di mia proprietà. Gli altri murales sono stati realizzati seguendo un criterio di riqualificazione. Dove le aziende decidono di trattare temi green attraverso l’arte di YOURBAN, facciamo un vero e proprio scouting di pareti. Con Maura Crudeli, la vicepresidente di YOURBAN, verifichiamo misure e volumi, prestando grande attenzione su ciò di cui il quartiere necessita. A San Paolo abbiamo realizzato un murale su una scuola, pensando che la scuola potesse essere il luogo più adatto per trattare un tema dedicato al movimento Lgtbq+. Il luogo viene scelto osservando i quartieri, girandoli a piedi o in macchina. Individuiamo la facciata che ha bisogno di rigenerazione e cerchiamo di capire di cosa necessita il quartiere e le persone che lo abitano.

Street art e artiste. A che punto siamo?

Nella street art finalmente donne e uomini sono alla pari per numero e qualità e spero anche per possibilità. Mi piace pensare che in ambito artistico si sia raggiunta la parità di genere. I murales realizzati a San Paolo e a Garbatella sono stati realizzati da due artiste che sono riuscite rapidamente a sviluppare il progetto, con grande forza e vigore. Le donne hanno forza, coraggio e creatività.

Lei porta a New York i murales che assorbono lo smog…

Siamo riuscite a sviluppare tre murales a New York. Il primo in una scuola, alcuni anni fa e due più grandi e pubblici sviluppati lo scorso anno all’aperto. Sono entrambi nel quartiere di Hell’s Kitchen, uno è stato sviluppato da Fabio Petani, l’altro da Tommaso Spazzini Villa che tra poco terrà una mostra a New York. È stata una grande gratificazione, un modo per parlare di una tecnologia che a New York non è assolutamente conosciuta.

Questa è una notizia, una romana che insegna il green a New York?

Io credo in questa tecnologia che potrebbe essere una soluzione per alcuni quartieri e in particolare per alcuni fabbricati. New York ha Central Park e altri grandi spazi verdi, ci sono zone con alberature ma manca un supporto per la pulizia dell’aria. Credo che queste tecnologie green potrebbero svilupparsi bene a New York e in America in generale.

L’8 maggio a New York ha inaugurato la mostra Astral journey into the timeless borders di Alberto Di Fabio. Ci presenta l’artista?

 Alberto Di Fabio è un artista italiano, nato ad Avezzano, rappresentato dalla Gagosian Gallery.   Le sue ultime opere esprimono temi che riguardano la genetica, il Dna, i recettori del cervello. Ci sono anche opere spaziali che sono davvero belle. La mostra ha inaugurato in concomitanza alla presentazione del nostro magazine IRAE e Alberto ci ha onorato di una cover dedicata a un concetto spaziale.

La rivista d’arte IRAE arriva a New York con quali obiettivi?

IRAE è un progetto spin off di YOURBAN 2030. È una rivista che vuole essere uno spazio curatoriale dove mettere insieme il mondo dell’arte e della fotografia, affiancando articoli di carattere scientifico. Nel numero che presentiamo abbiamo 17 foto inedite della Fondazione Avedon. Il tema dell’ultimo numero è I Confini e c’è più arte che fotografia. Il concetto di confine è ampio e non parliamo solo di confine fisico. IRAE è un magazine dove le persone si uniscono, si conoscono e interagiscono. Fotografie e pagine scritte creano una nuova comunità e un nuovo modo di trasmettere informazioni necessarie che spesso mancano della parte prettamente estetica. È l’estetica che parla al mondo curatoriale, quello che si vuole coinvolgere per una riflessione condivisa.

Oggi qual è il ruolo e lo spazio dell’editoria in ambito artistico?

L’editoria è un mondo un po’ a rischio ma è un mondo necessario. Quando si tocca un oggetto, una rivista in questo caso, si sfoglia, si legge, si crea un legame che continua. Si ha la voglia di tornare sull’oggetto, leggerlo, risfogliarlo e avviene tutto il contrario di quello che ormai si è abituati a fare con lo scrolling del telefono. L’editoria permette di soffermarsi sulle cose, dedicarsi alla loro comprensione, riflettere sulle informazioni. Mantenere e promuovere il legame con il libro, con l’oggetto scritto, è molto importante soprattutto per le nuove generazioni che sono ormai tutte spostate sul digitale. IRAE racconta finora quattro numeri e tre anni e mezzo di storia. Una storia che continueremo a scrivere.

Maria Teresa Rossi
Maria Teresa Rossi
Osservo, scrivo, racconto. Per la Fondazione Osservatorio Roma e per Osservatorio Roma il Giornale degli Italiani all'estero..

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