L’Eurovision Song Contest è l’evento musicale più seguito al mondo. L’edizione 2026 si svolge a Vienna. L’Italia è rappresentata da Sal Da Vinci con la canzone “Per sempre sì”, vincitrice del Festival di Sanremo 2026.
Osservatorio Roma intervista Claudio Fasulo, il dirigente RAI che da anni coordina la macchina produttiva dei programmi Intrattenimento Prime Time.
Claudio Fasulo
L’Italia si presenta all’Eurovision con Sal Da Vinci, fenomeno nazionalpopolare che si rivolge a una molteplicità di target: è questa la vera ricetta per fare televisione nel 2026 e nel futuro?
In televisione le ricette sono diverse e in costante evoluzione, perché ciascun grande “chef” aggiunge alla ricetta il suo tocco personale. Noi siamo veramente fieri, orgogliosi e anche tifosi di Sal Da Vinci in questo momento, perché Sal racchiude e sintetizza al meglio tutti i valori dell’italianità. Secondo alcuni il suo approccio è un po’ classico, invece io trovo che Sal diventi convincente sul palco perché porta con sé una sincerità di valori. Sal Da Vinci piace e, incrociando le dita, sta riscuotendo anche un grande favore dei pronostici. Piace indiscutibilmente perchè è la rappresentazione concreta di un’italianità positiva.

“Per sempre sì” è la canzone più riprodotta sulle piattaforme streaming dell’Eurovision 2026. È la testimonianza di come Sanremo ’26 abbia funzionato molto bene a livello cross-mediale sul piano nazionale e internazionale?
Assolutamente sì, Sanremo da almeno dieci anni è perennemente in upgrade. Ogni anno aggiungiamo nuovi risultati e la parte social/digitale è un nostro fiore all’occhiello e lo è stato soprattutto nelle ultime edizioni. Offre la possibilità di raggiungere pubblici diversi. A tal proposito, su Sal Da Vinci inizialmente qualcuno ha storto un po’ il naso, perché sembrava una proposta rivolta solo a un target un po’ più maturo, invece la cosa più divertente e appassionata è stata scoprire che Sal in realtà piace ai nostri figli e ai nostri nipoti. Sta convincendo tutti quanti, proprio perché ha carica, energia, positività e una passione davvero straordinaria.
Le esibizioni piacciono alla nonna, così come al nipotino che utilizza TikTok. È una trasversalità inaugurata nel 2017 da Gabbani con Occidentali’s Karma…
Assolutamente. “Accussì!” è un colpo di genio che è diventato virale e ha convinto tutti quanti.
Lei trova qualche analogia con la scimmia di Gabbani?
Questa è una buona domanda, nel senso che sono dei modi completamente diversi tra loro, ma li accomuna la scelta del simbolo. Trovare un simbolo che rafforza a livello comunicativo la tua proposta, è una maniera intelligente di performare. Ed effettivamente la scimmia di Gabbani era un po’ come il balletto “tiktokabile” di Sal Da Vinci: convince e accresce l’impatto. È un arrotondamento del valore della performance.
Eurovision Song Contest è organizzato da EBU e Lei è stato membro del Reference Group. Interloquendo con dirigenti televisivi che provengono da Paesi e culture diverse, cosa l’ha colpita maggiormente?
Sono stati due anni meravigliosi. Dopo essere stato Executive Producer, avevo il diritto di restare nel Reference Group EBU per i due anni successivi. Sono stati anni molto belli, anche perché nel Reference Group c’è una complementarietà dei ruoli. Io, fortunatamente, riuscivo a occuparmi principalmente di questioni editoriali, quelle a cui mi dedico con maggiore entusiasmo. Ho avuto l’occasione di rapportarmi con alcuni manager internazionali di grandissimo livello. Ricordo, su tutti, Martin Österdahl, che purtroppo non è più nel Reference Group. È svedese, è stato per anni l’Executive Supervisor di Eurovision Song Contest. Quei due anni mi hanno fatto bene, mi sono serviti. Un’esperienza del genere ha alimentato la mia curiosità verso questo mestiere e mi ha portato un grande accrescimento personale.
Lei nel 2022 è stato Executive Producer di Eurovision, in una fase delicata in cui il mondo usciva dal tunnel della pandemia ed entrava nel tunnel delle guerre internazionali, da cui purtroppo non è ancora uscito. Quando si trova sotto pressione, come riesce a mantenere lucidità e a prendere la decisione giusta al momento giusto?
La domanda è molto interessante, per rispondere racconto un aneddoto. Nel 2022, quando è successo quello che è successo ed eravamo a Torino, io sono andato incontro a una delle sfortune più grandi che mi potesse capitare: sono diventato positivo al Covid alla vigilia della prima semifinale. Dal lunedì sera, sono rimasto tutta la settimana positivo. Però, vedendo il bicchiere mezzo pieno, questo mi ha consentito di stare un passo indietro.
La RAI è riuscita a organizzarmi, nella mia casetta a Torino, una regia tale per cui io potevo parlare con tutti. L’unica differenza era che i miei colleghi bravissimi erano sul posto e io ero a casa con pantaloni corti e infradito. Stare un passo indietro mi ha aiutato ad avere valutazioni bilanciate e fare scelte sbilanciate. Restare in stanza mi ha dato la possibilità di essere un po’ freddo nelle decisioni. Quindi è stata un’esperienza positiva, pur essendo nata da una sfiga micidiale (sorride, ndr)”.

