Incontriamo Federica Maria Papi, responsabile della Pinacoteca Capitolina di Roma Capitale, per approfondire il valore culturale dell’esposizione VASARI E ROMA.
Federica Maria Papi
Accogliere in mostra a Palazzo Caffarelli Giorgio Vasari a 450 anni dalla morte è una preziosa occasione culturale…
Gli ambienti di Palazzo Caffarelli sono destinati ormai da diversi anni, a un ciclo di mostre dedicate ai grandi maestri del Rinascimento. L’esposizione è una importante celebrazione per i 450 anni dalla morte di Vasari ma è anche la continuazione di una linea espositiva per sottolineare quanto sia stato importante il rapporto dei pittori forestieri, non nati a Roma, con la città eterna. Negli stessi luoghi sono già state dedicate mostre a Leonardo, Pinturicchio, Luca Signorelli, Filippo e Filippino Lippi, Raffaello.
Cosa ha rappresentato Roma per i pittori forestieri?
Roma è stata la città che ha permesso a questi pittori di ampliare la loro formazione, studiare l’antico e restituire tutto alla città di Roma. Sono maestri che dall’Umanesimo, hanno portato a Roma il grande Rinascimento, la maniera moderna di cui parla Giorgio Vasari.

Vasari e Roma, Vasari in mostra a Palazzo Caffarelli…
Vasari è stato un grande maestro aretino, biografo, filosofo, intellettuale. Si è formato con maestri di grammatica e latino, si è trasferito a Firenze dove si è introdotto nella Corte dei Medici. Troverà un grande maestro in Luca Signorelli, con cui Vasari vanta un rapporto di parentela, uno dei maestri a cui abbiamo dedicato una mostra. Luca Signorelli aprirà a Vasari la strada dell’arte. Roma è il luogo che offre all’artista l’opportunità di studiare l’antichità ma Vasari studia anche le opere dei grandi maestri del primo Cinquecento. Sono gli artisti che gli permettono di stabilire lo sviluppo organico della storia dell’arte su cui è basata tutta la teoria raccontata nelle Vite.
Cosa hanno rappresentato le Vite del Vasari?
Le Vite sono un primo, importante testo di storia dell’arte in cui Vasari espone la sua teorizzazione dei passaggi dalla maniera antica, alla maniera moderna.
In che modo Vasari ha inventato la maniera moderna di realizzare arte?
Vasari non inventa ma teorizza la maniera moderna. E’ inventore di una terminologia con cui può dimostrare, attraverso la ricostruzione biografica degli artisti, come l’arte abbia avuto una vita organica. Per Vasari l’arte è nata, si è evoluta e ha raggiunto l’apice con Michelangelo.
La maniera moderna cosa rappresenta per Vasari?
È la bella maniera a cui i pittori si devono ispirare, è l’apice raggiunto con Michelangelo. Nel XVIII secolo lo stile che si diffonde nella maniera, darà vita alla terminologia del Manierismo, una stagione in cui gli artisti sviluppano lo stile dei grandi maestri, lo personalizzano e lo diffondono in tutta Italia.
La mostra Vasari e Roma si avvale di prestiti?
Si, ci sono prestiti importanti. Dall’Ungheria arriva un bellissimo tondo che un tempo decorava una delle cappelle della Torre Pia, affidate a Giorgio Vasari da Papa Pio V. L’importanza di Vasari è prevalentemente nelle opere di cui dispongono i musei italiani, soprattutto toscani e napoletani. Vasari ha avuto un intenso rapporto con la corte Farnese, in particolare con Alessandro Farnese, cardinale nipote di Papa Paolo III. Per lui ha dipinto la celebre pala Allegoria della Giustizia che oggi si trova a Capodimonte. L’opera è inamovibile, per le sue dimensioni e per comprensibili ragioni di conservazione. Vasari ha lasciato molte opere ad affresco. È autore di cicli pittorici importanti, lasciati a Roma ma che non possono essere esposti in mostra. Nel percorso espositivo a Palazzo Caffarelli, abbiamo fatto molti collegamenti, attraverso la grafica, che ricordano i cicli pittorici realizzati dall’artista.
Roma cosa ha rappresentato per Vasari?
Roma ha stimolato l’artista. Vasari a Roma trova l’antichità che studia e che lo ispira per la bellezza e lo perfeziona nel disegno. Anche l’antico è filtrato attraverso l’opera scultorea e pittorica di Michelangelo che ha raggiunto l’apice e superato l’antico.
Cosa è esposto in mostra?
Sono esposte opere di pittura, disegni, monete, opere di oreficeria come il candelabro appartenuto all’altare di Papa Paolo III Farnese, donato dal Vaticano. Ci sono incisioni, opere scritte, lettere e carteggi, fruibili attraverso monitor in cui sono riprodotte le sue lettere più importanti.
Come si sviluppa il percorso espositivo?
La prima sezione è dedicata al rapporto tra Vasari e la statuaria antica e alla sua ammirazione per le statue che erano nel cortile del Belvedere Vaticano. Ci sono le statue dei fiumi Tevere e Nilo, una immagine sempre riproposta. Una delle opere che arriva da Siena e rappresenta la Resurrezione di Cristo, ha in primo piano la figura di soldato, chiaro riferimento alla statuaria antica, filtrata attraverso l’immagine della figura del corpo umano di Michelangelo. In mostra ci sono anche prestiti di oggetti e manufatti che servono a dimostrare quale era la cultura del tempo e cosa Vasari ne avesse assorbito.
Vasari era un letterato che ha raccontato molto, non solo nelle Vite…
Vasari è stato un grande scrittore e ha lasciato una enorme quantità di materiale documentario. Nella seconda edizione della Vite, aggiunge la sua autobiografia. Era un letterato, scriveva tante lettere e ha lasciato carteggi importanti. Sono tanti i documenti che ci permettono di ricostruire la sua vita, il suo percorso d’artista con tante informazioni sul mondo che lo circonda. In mostra c’è un bellissimo sonetto scritto da Michelangelo, dedicato a Vittoria Colonna, ma inviato a Vasari per uno scambio di opinioni. Sono esposti due bellissimi ritratti di Michelangelo, il bronzo di Daniele da Volterra conservato ai Musei Capitolini e un dipinto meno noto, custodito nella Pinacoteca Capitolina che ritrae Michelangelo in età avanzata.
C’è un catalogo che accompagna la mostra?
Sì ed è curato da Alessandra Baroni. Il catalogo percorre le sezioni della mostra. Racconta una novità relativa alla decorazione che Vasari fa alle logge di Palazzo Altoviti, un bellissimo palazzo sul Tevere, di fronte a Castel Sant’Angelo. Le logge e il soffitto affrescato da Vasari, furono staccate nell’Ottocento, quando il palazzo fu demolito per la costruzione degli argini del Tevere. Oggi si trovano al Museo di Palazzo Venezia e alcune parti sono nella scuola di arti e mestieri della Sovrintendenza capitolina, dove sono state ricostruite. Il catalogo sviluppa questa nuova linea di ricerca.


